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New York, troppe spese e troppe tasse, ad un passo dal crac. Sembra di leggere l’Italia (e la Sicilia) degli ultimi decenni

La correlazione “troppespese+troppetasse=dissesto” non risparmia neanche New York, tanto che la Grande Mela sarebbe a rischio fallimento.

A lanciare l’allarme sono gli analisti finanziari. Con la fuga delle aziende e cittadini allarmati da tasse troppo elevate, sommata alla spesa pubblica fuori controllo, gli economisti avvertono che i conti stanno peggiorando e New York è pericolosamente vicina al fallimento.

Il debito a lungo termine – scrive il New York Post – pesa ora per oltre 81.100 dollari su ogni famiglia, e il sindaco Bill de Blasio, politico statunitense del Partito Democratico (i corrispondente centrosinistra italiano) sindaco di New York dal 1º gennaio 2014, sta aumentando le spese, fino a tre miliardi in più, nella nuova legge di bilancio, rispetto agli attuali 89,2 miliardi di dollari “La città è in deficit finanziario e potrebbe trovarsi in una situazione davvero difficile in caso di recessione o di nuova emorragia di abitanti a causa della riforma fiscale” – spiega Milton Ezrati, capo economista di Vested – “New York è già in una situazione finanziaria difficile, ma in caso si verificasse una qualche battuta d’arresto diventerebbe impossibile”.

Si aggiungono anche le previsioni del presidente della New York Federal Reserve Bank, John Williams, secondo cui l’economia statunitense rischia di rallentare “considerevolmente” nel 2019. Williams afferma che seppure l’anno scorso la forte crescita globale e gli stimoli fiscali hanno contribuito a rilanciare l’economia Usa “Questi aspetti positivi si sono calmati e in alcuni casi invertiti sicché mi aspetto che la crescita rallenti considerevolmente rispetto all’anno scorso, a circa il 2%”. A questa visione contribuiscono a suo parere il “rallentamento della crescita globale, maggiore incertezza geopolitica e gli effetti di condizioni finanziarie più rigide”.

Da qui in poi sembra di leggere la situazione italiana (e siciliana) degli ultimi decenni.

Spiegano ancora gli analisti, che se l’economia della metropoli sarà colpita da shock finanziari, inclusa la recessione che alcuni paventano all’orizzonte, potrebbe determinarsi una condizione economica difficile. Soprattutto, sottolinea il Post, lo stato e la città di New York sono classificati al primo posto a livello nazionale per il carico fiscale statale e locale. E a oggi, l’1% più ricco contribuisce a circa il 50% delle entrate fiscali della Big Apple. Le tasse sulla proprietà, che rappresentano quasi la metà delle entrate della City, stanno aumentando più velocemente di qualsiasi altra fonte di reddito, ma questo spinge le imprese e i proprietari di case, già colpiti dalle modifiche federali sulla detrazione delle imposte sulla proprietà, a trasferirsi in stati con una tassazione inferiore.

Peter C. Earle, economista presso l’American Institute for Economic Research, afferma che la Grande Mela “potrebbe assolutamente finire in bancarotta”. Uno scenario nel quale, nonostante la protezione temporanea prevista per legge che la manterrebbe in vita, “sarebbe molto difficile per la città indebitarsi di nuovo per finanziare le proprie attività”.

Adduso

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