Economia

MPS. Un esercito di piccoli azionisti deciderà le sorti dell’Istituto di credito

 

 

 

 

(di Virginia Murru)

Non c’è molto tempo da spendere in dilemmi, MPS deve dimostrare che l’aumento di capitale da 5 miliardi, è possibile entro il 31 dicembre. E’ l’ultimatum che ha imposto alla banca la BCE. Ora i tempi sono stretti per convincere la grande legione di piccoli obbligazionisti a convertire il bond subordinato emesso nel 2008, in azioni (scadenza 2018). Altrimenti scattano le condizioni per l’intervento dello Stato.

E potrebbe essere una strada piena di chiodi per i risparmiatori. Lo Stato potrebbe infatti imporre la conversione forzosa dei bond in azioni, ma non si conosce il valore di questo ‘passaggio’, pertanto le condizioni potrebbero anche essere peggiori rispetto a quelle offerte da MPS oggi con la conversione volontaria.

Vediamo cosa sono in realtà i bond subordinati.

Sono prima di tutto strumenti di debito complessi, non si devono ritenere ‘tradizionali’. In breve non sono altro che una categoria speciale di obbligazioni, le quali sono soggette, nel caso sussistano problemi di carattere finanziario, ad un rimborso successivo rispetto a quello dei creditori ordinari, e per questo hanno un certo margine di rischio. I bond subordinati, per loro natura, come si diceva, non sono strumenti tradizionali, ma si possono avvicinare di più al capitale proprio.
Possono essere emessI dalle aziende, perché hanno costi di collocamento meno incisivi rispetto alle azioni. Le obbligazioni subordinate sono chiamate anche ‘junior’ per distinguerle da quelle ‘senior’, che invece non sono subordinate. Le prime hanno un indice di rischio maggiore delle seconde, infatti i portatori, in caso di default della banca, vengono soddisfatti dopo i creditori ‘senior’.
Le emergenze di MPS, come del resto accade sempre quando un Istituto di credito è in difficoltà, mettono in evidenza le caratteristiche di questi strumenti.

Proprio oggi ‘Il Sole 24 ore’, ha pubblicato il Codice Identificativo del bond, o codice Isin: IT0004352586.

E’ stata la Consob ad autorizzare la conversione dei bond in azioni, tramite l’offerta pubblica di acquisto volontario, e si dovrà procedere entro le 14 del 21 dicembre. I piccoli risparmiatori, che sono 40 mila, un autentico battaglione, hanno una forza finanziaria pari a 2 miliardi di euro; valore delle obbligazioni che detengono in portafoglio.
A differenza del primo round di conversione, che si è concluso il 2 dicembre scorso, l’Istituto potrà intervenire con solleciti verso il retail, non è più previsto che tenga una linea di ‘discrezione’, ma un intervento diretto di raccomandazione verso l’adesione all’offerta. Dunque i risparmiatori propensi ad accettare l’offerta di MPS, avranno poi l’obbligo di reinvestire l’equivalente in azioni ordinarie di nuova emissione.

Di fronte ad un profilo di rischio del cliente, MPS non potrà opporsi, qualora il risparmiatore chiedesse di procedere in ogni caso, dettaglio che non era possibile applicare nel corso della prima offerta.
Saranno i 40 mila obbligazionisti che decideranno le sorti dell’aumento di capitale esatto dalla BCE, loro potranno convertire o meno in nuove azioni (emesse da Mps) il bond che hanno in portafogli. Qualora sia convertito totalmente in azioni, entro il 31 dicembre, ci sarebbe già una buona parte di capitale al sicuro.
Si parla di ‘conversione volontaria’, la quale, a livello formale, sarebbe da ritenere facoltativa; la Consob, tuttavia, come accennato, ha imposto termini precisi e inderogabili, ossia entro il 21 dicembre alle ore 14.

In realtà di fronte ad un intervento dello Stato, del quale non si conoscono per il momento le condizioni, i piccoli obbligazionisti, dovrebbero propendere per la prima soluzione, quindi per l’offerta di Mps, che almeno è chiara in chiave di risultati.
L’obbligazionista che volesse aderire all’offerta della banca, ma non possiede un profilo adeguato all’acquisto di titoli di rischio, quali sono appunto le azioni, deve firmare un’attestazione, prevista peraltro dalla MiFID (che è una legge autorizzata per operare nello Spazio economico europeo, SEE.

E’ infatti una legge dell’Unione Europea, che permette la regolamentazione dei servizi di investimento nei 30 stati membri dello Spazio economico europeo). Il modulo che il risparmiatore deve firmare in banca, attesta che: “ha aderito all’Offerta di propria iniziativa, senza sollecitazioni da parte di un intermediario, di essere altresì informato della non adeguatezza dell’operazione,  ma “di approvare e dare corso comunque all’adesione”.
E’ un passaggio importante, in quanto si stima che circa il 90% dei piccoli obbligazionisti di Mps, non hanno un profilo di rischio adeguato per investire in azioni. La Consob, la prima volta, aveva ritenuto non idoneo il piano di conversione e lo aveva bloccato, ora lo approva ma con l’auto-certificazione del rischio.

Il piano dell’Offerta in corso è più allettante rispetto a quello ancora incerto dell’intervento dello Stato, il rimborso delle obbligazioni corrisponde al valore nominale di 100. Se si pensa che questo bond aveva un valore di mercato esattamente della metà, si capisce che l’incentivo del 50% per gli obbligazionisti che decideranno di convertire i bond in nuove azioni Mps, risulta conveniente. Risorse che non potranno in ogni caso però essere disponibili, in quanto è un valore che confluirà nelle nuove azioni dell’Istituto, e dunque di Monte dei Paschi. Non è stato ancora dichiarato il valore nominale delle nuove azioni, poché  è legato all’aumento di capitale ancora in corso.
Di certo, il risparmiatore, da piccolo obbligazionista della banca, diventerà un nuovo azionista, e le sorti delle azioni dipenderanno dalle contrattazioni in Borsa, dopo la verifica dell’aumento di capitale. E’ evidente che se le azioni andranno sotto il nuovo prezzo, subirà una perdita, anche se bisogna considerare che i bond gli sono stati rimborsati con un 50% in più, esiste pertanto questo ‘ammortizzatore’ di rischio.

Per ora si ragiona sulle ipotesi, comunque si parla di processi in corso, e la conclusione delle operazioni è prevista prima della fine del 2016. Non resta che augurare il meglio a Monte dei Paschi, considerato che è comunque una colonna del comparto bancario italiano.

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