Economia

La sfida di Intesa Sanpaolo

Carlo Messina, Intesa San Paolo

Intesa Sanpaolo lancia la sfida ai banchieri transalpini. «Cresceremo ancora», afferma l’ad dell’istituto di credito Carlo Messina alla festa del decennale. E aggiunge: «Fa ridere chi difende l’italianità parlando francese». Il gruppo: abbiamo alternative a Generali.

Intesa lancia la sfida a Generali: “Noi difendiamo l’italianità”

L’Ad Messina attacca: “Mi fanno ridere quei banchieri che parlano in francese”. Il presidente Gros Pietro: “La nostra forza nasce dalle aggregazioni e dal consenso”

TORINO – «Noi siamo un’azienda che parla italiano e difende l’italianità… Mi fa ridere chi difende l’italianità e lo fa in francese». Nell’affollato auditorium del grattacielo di Intesa Sanpaolo a Torino, Carlo Messina getta finalmente la maschera. L’amministratore delegato della prima banca del Paese si candida pubblicamente non solo a banchiere di sistema e paladino dell’italianità.

Ma anche come il possibile artefice di una operazione straordinaria: un’«aggregazione consensuale» con le assicurazioni Generali.

 

Lo fa con qualche allusione maligna ai francesi e ai banchieri che parlano la lingua di Molière e il riferimento che in sala non passa inosservato è che l’ad di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, e quello di Generali, Philippe Donnet, sono francesi. O usando toni muscolari: «Siamo la prima banca del Paese (con il 16% del mercato), abbiamo il dovere di analizzare possibilità di crescita. E noi possiamo farlo perché siamo in una condizione di forza e vogliamo restare leader nei prossimi dieci anni». Per dare l’idea di quanto sia una banca sempre più internazionale l’ad di Intesa parla anche dell’accordo con il colosso russo Rosneft e dell’incontro di mercoledì con Vladimir Putin.

E così nell’Auditorium del grattacielo non si festeggiano solo i 10 anni della nascita di Intesa Sanpaolo, ma si guarda già avanti. Intesa è pronta a celebrare un’aggregazione con Generali? Il presidente Gian Maria Gros Pietro usa prudenza: «Le feste le centelliniamo una per volta. Vedremo».

 

Ma intanto Messina che, per il piano di crescita parla di private banking, asset management e soprattutto di assicurazioni, sfruttando la gigantesca rete distributiva della banca, si spinge avanti. Sembra quasi voler fissare dei paletti a questa operazione straordinaria: «Non accetteremo mai di diluire la nostra forza patrimoniale, piuttosto rinunceremmo. Un’altra condizione: mantenere un forte flusso di dividendi». Terzo: perché l’operazione sia sostenibile Intesa deve valutare anche i prezzi delle azioni di Generali. E il titolo del Leone è gia salito di oltre il 15% da quando «La Stampa» ha pubblicato la notizia dell’interesse di Intesa per Generali.

Ma accanto ai muscoli e ai toni da gladiatore, Messina cerca anche di lanciare qualche messaggio un po’ più rassicurante alle Generali, a Mediobanca e al mercato. «Noi siamo trasparenti, non agiamo da corsari». Messina lascia intendere che una delle condizioni più importanti è che l’aggregazione sia consensuale. Una condizione che si ripete come un mantra e in varie sfumature riappare nell’arco della serata sulla bocca di tutti i protagonisti della serata.

Il presidente Gros Pietro ricorda che la stessa Intesa è nata per aggregazione consensuale e che la forza del gruppo è nata dalle aggregazioni, dal consenso, ma anche dal sostegno dei suoi soci storici». E forse non è un caso che Messina ringrazi «per la fiducia accordata al management di Intesa» le fondazioni azioniste e soprattutto Francesco Profumo, presidente della Compagnia, primo socio di Ca’ de Sass.

Della forza della banca parla anche Gros Pietro: «Intesa è tra le 20 imprese più sostenibili al mondo, l’unico gruppo bancario italiano in graduatoria». E quando dice che Intesa è in prima linea nella tutela del risparmio degli italiani, gestendo 850 miliardi, la metà del Pil del Paese, l’allusione immediata è di nuovo alle Generali e alle possibili sinergie che potrebbero nascere dalla creazione di un maxi-polo del risparmio.

Che Generali sia un importante crocevia di affari e simbolo di capitalismo di relazione da anni per Intesa lo fa capire anche il presidente emerito Giovanni Bazoli quando ricorda che si parlò per la prima volta di una fusione tra Banca Intesa e il Sanpaolo dopo un incontro in Generali con l’allora presidente e ad Alfonso Desiata, che caldeggiò l’operazione.

Allora andò bene, ma come finirà la partita Intesa-Generali al momento è imprevedibile. Ai suoi collaboratori più stretti Messina ha confidato: «Credo di aver realizzato più di quanto sperassi». Una frase enigmatica che qualcuno interpreta come se il primo obiettivo fosse stato già raggiunto: lo stop all’avanzata dei francesi di Axa. O come se qualcosa di quell’aggregazione consensuale si stesse già muovendo.

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lastampa/Intesa lancia la sfida a Generali: “Noi difendiamo l’italianità” LUCA FORNOVO

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