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Attualità Economia

Fine del Qe della BCE. E ora ?

La Bce che aveva avviato il Qe nel marzo 2015, ha annunciato che lo ridurrà a 15 miliardi a partire dal mese di ottobre 2018, per poi azzerarlo dal gennaio 2019.

Il Quantitative Easing, sinteticamente indicato Qe, detto in modo semplicistico è un mezzo particolare di espansione monetaria avviato dalla BCE (Banca Centrale Europea) per spingere la crescita economica al fine di migliorare l’offerta di credito, quindi prestiti, mutui e similari, nonché stimolare le Borse.

Insomma, un sistema per immettere liquidità sul mercato e nella società. Tramite l’acquisto di titoli di Stato (il debito pubblico) a tasso zero, la BCE ha cercato di fare fronte agli effetti di lunga durata della nota crisi finanziaria globale del 2008, così da far ripartire l’economia europea e quindi i mercati interni delle singole nazioni, pungolando l’inflazione verso il 2%, tetto ritenuto utile per favorire la circolazione di denaro tra i cittadini.

Ci sono stati diverse fasi di questo QE. Inizialmente la BCE ha acquistato dal 2015 titoli di Stato per 60 miliardi di euro al mese. Nel 2016 è passata a 80 miliardi al mese. I tassi di rifinanziamento per le banche sono stati mantenuti a zero. Di conseguenza anche i tassi all’utenza finale da parte degli Istituti di credito sono stati molto bassi rispetto al passato. Nel 2017 la BCE ha riabbassato i suoi acquisti a 60 miliardi, per poi a fine di quell’anno dimezzare l’importo a 30 miliardi, quindi in questo 2018 annunciare che da ottobre 2018 scenderà a 15 miliardi per cessare da gennaio 2019.

Non si è però annunciato in atto alcun disinvestimento da parte della BCE dei titoli già acquistati. E i tassi rimarrebbero invariati per almeno un altro anno. È queste sono comunque notizie che intanto rassicurano, poiché solo di titoli di Stato italiani la Bce ne ha in carico circa 340 miliardi. Cioè più di un quarto del bilancio nazionale che è di circa 880 miliardi.

Certa propaganda politica del Governo in carica di questi ultimi anni non era vera. Affermava (e tutt’oggi ancora le rispettive aree politiche) di essere riuscito a garantire tassi bassi ai cittadini rispetto alle precedenti nomenclature. Ha fatto tutto la BCE.

Anzi in questi ultimi tre anni tutto il traversale sistema pubblico-politico non ha colto il momento favorevole di tassi bassi e ha palesemente guardato solo a se stesso, ingrassandosi e sperperando in clientelismo e bacini elettorali.

Questa già nota diminuzione e successiva cessazione del QE da parte della BCE, è stata chiaramente anche alla base della recente risalita dello Spread (il divario tra rendimenti o quotazioni di più titoli o di uno stesso titolo nell’arco di una giornata, pertanto tra tassi d’interesse).

Dunque non ne sarebbe stata, eventualmente, la sola causa l’altrettanta attuale formazione del neoGoverno 5stelle-lega. Bensì, dovendo piazzare l’Italia sui liberi mercati finanziari, sia nazionali che esteri, i propri titoli di Stato per avere la necessaria liquidità così da potere “avviare il proprio motore ogni mattina”, si è vista costretta a garantire ulteriori rendimenti, perciò interessi maggiori, ai compratori i quali, a causa pure del debito pubblico italiano in continuo aumento come anche della parallela staticità dell’economia italiana, percepiscono un rischio maggiore di solvibilità finanziaria della Penisola tanto più in coincidenza della riduzione del Quantitative Easing.

E siamo arrivati alla domanda su cosa potrebbe accadere alla definitiva cessazione del QE da gennaio 2019. Ma non è stato semplice neppure trovare risposte univoche in siti specializzati di questo settore. Di certo si avverte molta incertezza.

Gli scenari potrebbero vedere un declassamento dell’Italia da parte delle società internazionali di rating (valutazione della solvibilità e quindi dell’affidabilità finanziaria ed economica). La prospettiva peggiore sarebbe una retrocessione o un susseguirsi di arretramenti con aumento esponenziale del debito pubblico, quindi l’innesco di ulteriori interessi da dovere pagare per la vendita dei titoli di Stato e pertanto a sua volta un incremento dei tassi bancari con ulteriori aggravi per i cittadini sia in termini di tributi per compensare la spesa pubblica, nonché in presenza di prestiti, mutui, ecc. e pertanto per compensare ulteriori imposte da pagare per chi ha i beni alla luce del sole e dichiara il proprio reddito. Gli evasori e finti nullatenenti non hanno invece di che preoccuparsi. Seppure come abbiano fatto e come continuano a fare è un mistero o almeno il dubbio che ci siano “coloro” nel sistema pubblico-politico che tramite amicizie o mazzette lo consentono.

Potrebbe tuttavia anche ristabilirsi la fiducia verso l’Italia e dentro l’Italia. Il neoGoverno italiano potrebbe nel frattempo prevedere una riduzione della spesa, anzi di sperpero e ingozzamento pubblico-politico, modificando annose leggi votate solo per favorire caste, corporazioni, categorie, clientelismo, voto di scambio, persino delinquenza, ecc.

Potrebbe questo neoGoverno: imporre forzosamente, con severissime sanzioni per chi non ottempera, un’assoluta e inderogabile trasparenza e chiarezza amministrativa e contabile a tutto il sistema pubblico-politico (nessuno escluso) e senza ingegnerie dotte e ragionieristiche, obbligando ogni istituzione (nessuna esente) e chiunque indirettamente collegato anche tramite finanziamenti o contributi oppure concessionario, a dichiarare pubblicamente (nel proprio sito) la reale e materiale situazione finanziaria, nonché reddito di ogni appartenente, ma in modo comprensibile anche per chi ha la licenza media inferiore, specificando soprattutto dove e come si stanno prendendo soldi e dove e come si stanno spendendo; ristabilire la certezza del Diritto (per tutti); almeno raddoppiare le conseguenze giudiziarie per chi opera nel sistema pubblico-politico (nessuno esente); riabilitare la sicurezza della pena (per tutti); l’obbligo di deontologia, correttezza e operosità, specialmente nello Stato (tutte le istituzioni, nessuna esclusa), Regioni, Enti e Comuni; ridare la vivibilità civile a tutti, perseguendo senza benignità: corruzione, violenza e criminalità, indipendentemente dall’estrazione, classe, colore e concezione; iniziare una riduzione veritiera delle tasse; rimodernare la scuola per studiare diritti e doveri, scienza moderna, l’essere umano nella sua totalità mentale e corporea, il mondo e le sue genti; lanciare una martellante promozione mediatica di civiltà, educazione e rispetto degli altri; rivedere certo proibizionismo come quello della prostituzione così togliendone la gestione alla criminalità e garantendo anche più liceità, sanità e fiscalità; e tanto altro.

Insomma questo NeoGoverno potrebbe dare quei segnali di evoluzione egualitaria, aperta ma anche rigorosa, di trasparenza e legalità, nonché di modernità civile e formativa, che darebbero di certo fiducia anche agli investimenti dall’estero e nel mercato interno. Ma non c’è molto tempo. Appena sei mesi, forse un anno. Poi il 2019 potrebbe iniziare a dettare le sue regole.

Adduso Sebastiano

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