Economia

Fallisce il rimbalzo delle Borse, Piazza Affari scende sotto 17mila punti. RAFFAELE RICCIARDI*

Illusoria risalita in avvio di settimana, i listini Ue in preda alla debolezza. Ftse Mib ai livelli del giugno 2013. Il greggio Wti recupera quota 31 dollari, Tokyo chiude in rialzo anche grazie alla debolezza dello yen. Chiusi gli altri listini asiatici per il Capodanno. Wall Street ha perso 2mila miliardi da inizio anno e ora gli investitori tornano a credere in una politica più rigida da parte della Fed

MILANO – Ore 10:40. I listini europei falliscono il rimbalzo e tornano preda della debolezza, dopo un’ennesima settimana di passione. A poco serve il leggero recupero dei prezzi petroliferi, che pure inizialmente aveva dato l’abbrivio agli acquisti: il Wti torna sopra la soglia di 31 dollari al barile, mentre il Brent europeo si porta sopra 34 dollari in scia al colloquio tra i ministri di Arabia Saudita e Venezuela, che apre spiragli per una possibile intesa all’interno dell’Opec sulla stabilizzazione dei prezzi. Un percorso comunque lungo e faticoso, se si considera che per i maggiori trader indipendenti del mercato energetico, quelli di Vitol Group sentiti da Bloomberg, per la prossima decina d’anni ci aspettano prezzi bassi del petrolio, con una banda d’oscillazione che porterà la media intorno ai 50 dollari al barile.

Milano illude gli investitori con una partenza in rialzo, ma ben presto di indebolisce con gli altri listini Ue. Piazza Affari gira in rosso e peggiora rapidamente a -1,7%. Le banche – inizialmente trainanti – diventano volatili; il Ftse Mib si trova ormai sotto 17mila punti, ai livelli del giugno 2013. Tra i singoli titoli si mette in luce Engineering, sulla quale scatta l’Opa da parte dei fondi Nb Renaissance e Apax 8 a 66 euro per azione. Girano in negativo anche le altre Borse Ue: Londra cede l’1%, Francoforte l’1,8% come Parigi.

Con i mercati cinesi chiusi per le festività del Capodanno, i mercati si interrogano ancora sui dati del mercato del lavoro Usa, quanto mai contrastanti. E’ vero che i nuovi posti creati hanno deluso le attese, fermandosi a 151mila unità a gennaio, ma la disoccupazione è scesa sotto il 5% e i salari hanno mostrato una crescita sensibile nel raffronto annuo: gli operatori sono tornati a dar credito a un rialzo dei tassi da parte della Fed, messo in dubbio vista la debolezza del quadro economico e finanziario globale. Ora i future sui Fed Funds mostrano il 45% di chance di aumento del costo del denaro a dicembre, dal 38% precedente. “Senza le indicazioni della Cina, non ci sono fattori in base ai quali muoversi”, spiega lo strategist di Nomura, Masaaki Yamaguchi, all’agenzia Usa.

L’euro tratta in leggera flessione a 1,1141 dollari sulla scia dei dati sul mercato del lavoro Usa di venerdì scorso, che hanno frenato l’indebolimento del biglietto verde. Lo yen arretra a quota 117,39 sul dollaro e 130,77 sull’euro. Andamento in calo anche per lo spread fra Btp e Bund, che venerdì aveva chiuso a 126 punti, sui livelli massimi da agosto 2015. Il differenziale segna 123 punti con un rendimento dell’1,53%.

L’agenda macroeconomica di giornata si concentra sulla produzione industriale in Germania. In Spagna, il dato indica una discesa dello 0,2% a dicembre sul mese precedente e una risalita del 3,7% su anno. Per l’intero 2015 il dato è stato di una crescita del 3,2%. Da monitorare anche l’andamento della fiducia degli investitori nell’Eurozona, mentre negli Usa si guarda all’indice della Fed sul mercato del lavoro (gli appuntamenti della settimana). In mattinata, dal Giappone è arrivato un boom del surplus delle partite correnti del 2015, generato dal calo dei prezzi energetici: si tratta del primo aumento del surplus in 5 anni, per un valore pari a 16.641 miliardi di yen (126 miliardi di euro), in seguito alla flessione delle importazioni del 10,3%, e l’incremento dell’export, per un valore di 75.100 miliardi di yen (570 miliardi di euro). Il bilancio del Sol Levante si è legato ai prezzi petroliferi dal disastro di Fukushima, nel marzo 2011, con il conseguente stop alle centrali nucleari. Grazie alla repentina flessione dei prezzi del barile, quasi dimezzati nel corso del 2015, i costi per le importazioni di greggio hanno segnato un calo del 41%. A favorire il anche il deprezzamento dello yen nel comparto turismo, che ha spinto il numero di turisti a quota 19,7 milioni, un incremento di quasi il 50% rispetto all’anno precedente.

 La Borsa di Tokyo ha chiuso in netto rialzo: il Nikkei ha registrato un incremento dell’ 1.10%, pari a 184,71 punti, ed è finito a quota 17,004.30. La maggior parte degli altri listini asiatici è rimasta chiusa per il nuovo anno lunare, ma nel fine settimana è emerso che le riserve in valuta estera della Cina si sono ancora assottigliate ai minimi dal 2012, per far fronte alle instabilità del cambio e dei mercati finanziari.

Wall Street è reduce da una seduta pesante, complici le forti vendite sul comparto tecnologico. Il Dow Jones ha perso l’1,29%, l’S&P500 l’1,85% e il Nasdaq il 3,25%. Per il listino tecnologico, la settimana passata è andata in archivio con un ribasso di oltre cinque punti percentuali. Nel complesso, il benchmark S&P500 ha perso 2 mila miliardi di dollari in valore dall’inizio dell’anno: è il peggior avvio dal 2008. I mercati guardano ora all’audizione del presidente della Fed, Janet Yellen, mercoledì al Congresso Usa dopo gli ultimi dati sul lavoro. Torna intanto in calo il prezzo dell’oro: il metallo con consegna immediata cede lo 0,8% a 1164 dollari l’oncia dopo aver toccato 1174,6 dollari venerdì.

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