Economia

Banca Etruria, nuove rivelazioni: lo stop a Bper-Etruria

Banca Etruria, nuove rivelazioni

Nel 2014 furono i consiglieri prodiani della Banca Popolare dell’Emilia Romagna a bloccare l’acquisizione di Banca Etruria. A svelare cosa avvenne allora è Gianluca Paolucci, descrivendo la spaccatura che si venne a creare nel consiglio di amministrazione.

Così in cda fu stoppata Bper-Etruria

Due consiglieri vicini a Prodi della Popolare dell’Emilia Romagna si opposero alla fusione. Renzi: «De Bortoli ha fatto una bellissima operazione di marketing per lanciare il suo libro»

Furono due consiglieri della Popolare dell’Emilia Romagna vicini all’ex premier Romano Prodi ad opporsi alla fusione tra Bper e Etruria. Una ricostruzione che dimostra come Etruria fosse diventata un terreno di scontro ben prima della sua risoluzione. Scontro politico, istituzionale e finanziario. Esacerbato dalla presenza in consiglio di Pierluigi Boschi e da quella al governo della figlia Maria Elena. Questo era la piccola Banca Etruria, i cui attivi valevano circa lo 0,4% del sistema bancario nazionale, fin dalle convulse settimane che precedettero il suo commissariamento a febbraio del 2015. Uno scontro ancora sottotraccia, che deflagrerà poi dopo la risoluzione delle quattro banche. Ma che già allora, nelle settimane a cavallo tra il 2014 e il 2015, coinvolgeva vari attori di primo piano, uno contro l’altro. Uno scenario sul quale dovrà fare chiarezza la commissione d’inchiesta sul sistema bancario, come auspicato ieri dal segretario del Pd Matteo Renzi.

A riferire l’episodio è un testimone diretto delle vicende. Siamo alla fine del 2014 e Ettore Caselli, allora presidente di Bper, capeggiava il fronte che nel suo istituto avrebbe visto con favore un’integrazione con Etruria. Deve fronteggiare la freddezza delle strutture e lo scetticismo di una parte del consiglio. Ma soprattutto la ferma opposizione di due consiglieri: Angelo Tantazzi e Giuseppe Lusignani. Entrambi vicini a Romano Prodi e influenti, per competenza e storia personale, nel consiglio della Popolare dell’Emilia. Caselli contatta allora i suoi interlocutori nel consiglio di Etruria e chiede di attivare “il Boschi”, allora vicepresidente dell’istituto, per far muovere il governo e trovare per questa via una mediazione con i prodiani.

La fonte de La Stampa, uno dei consiglieri che agì da messaggero tra Caselli e Boschi, non è in grado di dire se la sollecitazione ebbe un qualche effetto, né se lo stesso Boschi ne abbia effettivamente informato la figlia allora ministro del governo Renzi.

Qualche settimana dopo, a inizio anno, sarà l’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, a chiamare lo stesso Caselli per chiedere informazioni sullo stato di avanzamento della prospettata fusione. Ma a quel punto è troppo tardi: Caselli stesso informa Delrio che l’operazione non è praticabile. Di lì a poco Etruria sarà commissariata dal ministero dell’Economia su proposta di Banca d’Italia.

Fatti lontani, tornati alla ribalta dopo le rivelazioni di Ferruccio de Bortoli sull’interessamento di Maria Elena Boschi per sollecitare il dossier Etruria presso Unicredit. Ieri l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni, rompendo un tenace silenzio che durava da giorni, ha detto al Corsera che ritiene «normale parlarsi tra politici e banchieri», per poi tornare al «no comment» che ha marcato nei giorni scorsi la sua posizione.

Ma le polemiche sorte dalle rivelazioni di de Bortoli continuano a tenere banco. «De Bortoli ha fatto una bellissima operazione di marketing per lanciare il suo libro», ha detto ieri i Renzi ieri tornando sul caso all’Arena di Massimo Giletti. Secondo Renzi, «Boschi come tutti i membri del governo hanno dimostrato che non c’è nessun favoritismo». «Facciamo la commissione d’inchiesta – ha aggiunto Renzi – così non fondiamo la Repubblica su pettegolezzo e sentito dire: andiamo a vedere le carte”.

Di tutt’altro tenore le repliche delle opposizioni. «Aspettiamo la querela della Boschi a De Bortoli: no querela no party. Se non arriva si deve dimettere», ha detto Beppe Grillo intervistato dal Corriere della Sera.

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