Cronaca

Virginia Raggi dice no ‘alle Olimpiadi del mattone’

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La conferenza stampa sulle Olimpiadi “Roma 2024”: nella foto Virginia Raggi e il vicesindaco Daniele Frongia

Virginia Raggi, sindaca della capitale, spegne le luci sulla kermesse a cinque cerchi e lo fa disertando in maniera plateale l’incontro con Giovanni Malagò, numero uno del Coni. Ma lui rilancia la sfida: “Chiederemo i danni a chi voterà contro”. E prepara un piano B: un commissario straordinario del governo per fare comunque i Giochi nel 2024. La battaglia romana fa gioire le altre città candidate: a cominciare da Parigi e Los Angeles. L’editorialista de LA STAMPA, Marcello Sorgi, spiega la decisione di Raggi con la volontà di far prevalere gli interessi dei grillini su quelli di Roma. E Grillo esulta: “Raggi, bravissima”.

La Raggi: fare le Olimpiadi sarebbe da irresponsabili

La sindaca diserta l’incontro col Coni: diciamo no alle colate di cemento

ROMA – Ore 15.07, Giovanni Malagò guarda per l’ultima volta l’orologio. Poi si volta verso il portavoce di Virginia Raggi, Teodoro Fulgione, inviato per prendere tempo e visibilmente imbarazzato per quello che sta per accadere: «Ora basta, noi ce ne andiamo – sbotta Malagò – Questa è mancanza di rispetto». Il presidente del Coni lascia il Campidoglio assieme al presidente del Comitato paralimpico Luca Pancalli e alla coordinatrice del comitato promotore Diana Bianchedi, tre quarti d’ora dopo essere arrivato. L’appuntamento era fissato alle 14.30 e già non era nato nel migliore dei modi.

In realtà, Raggi già martedì aveva deciso di farlo saltare. Il “no” alle Olimpiadi era ormai certo. L’indomani lo avrebbe ufficializzato. «Che senso ha incontrare Malagò a questo punto?» si chiede. Nel pomeriggio di martedì il suo vice, Daniele Frongia, conferma: non lo vedrà. Qualcuno dello staff si accorge però che oltre allo sgarbo istituzionale, la sindaca sarebbe caduta in una contraddizione evidente con quanto aveva detto per più di un mese. «Parlerò dopo l’incontro con Malagò, abbiamo un accordo. Alla fine della Paralimpiadi ci vedremo». Lo afferma per la prima volta in pubblico alla festa del Fatto a Roma, il 28 agosto. Quel giorno Raggi non poteva sapere quali settimane infernali si stavano aprendo davanti a lei e al M5S. Dimissioni di assessori, indagini nascoste, guerra fratricida, Beppe Grillo costretto a difenderla , ma con un ultimatum: «Voglio il no ai Giochi prima di Italia a 5 Stelle, basta tentennamenti». I sospetti su Raggi non spariscono: i grillini pensano che non le dispiacerebbero i miliardi che arriverebbero con i Giochi.

E invece. Nella settimana che si concluderà con la kermesse a Palermo, Raggi non poteva più aspettare. Ha un patto con Grillo. Martedì si annuncia la conferenza stampa per l’indomani. Ore 15.30. Gli eventi precipitano. Il Coni è spiazzato. Lo staff convince Raggi a incontrare comunque Malagò. In extremis l’appuntamento viene fissato un’ora prima della conferenza. Già questo basta a Malagò per sentirsi beffato. Il presidente va lo stesso, chiede lo streaming, ma gli viene opposto un rifiuto, proprio da chi più chiunque lo ha idealizzato come totem di trasparenza. Malagò è puntuale. Raggi, invece, no. «Non ho potuto incontrarlo- dirà la sindaca – Mi spiace che abbia deciso di andare via proprio mentre entravo. Ho avuto un contrattempo, qualche minuto di ritardo, non quaranta». Trentacinque minuti. Malagò li conta mentre va via furibondo «Troppi, abbiamo stravolto le nostre agende per essere puntuali». Raggi invece non cambia la sua giornata. In tarda mattinata firma il protocollo d’intesa sul Grande raccordo anulare delle bici assieme al ministro dei Trasporti Graziano Delrio. Alle 14 pubblica la foto sul Twitter. Poi va al pranzo con l’assessora alla Mobilità Linda Meleo per parlare di Atac. La sindaca, incurante di Malagò che l’aspetta, si ferma qualche minuto in più: minuti che saranno fatali.

Alle 16,08, e quindi con un ulteriore ritardo, si presenta davanti ai giornalisti. Con lei c’è Frongia. Le prime due file di sedie vuote sono riservate ai consiglieri pentastellati e agli assessori, chiamati ad applaudire a ogni frase a effetto. Ci sono pure due parlamentari, Simone Valente e Paolo Bernini, a segnare la saldatura con il M5S nazionale. Non c’è invece Paolo Berdini, l’assessore all’Urbanistica che si era detto favorevole ai Giochi. «Sarebbe da irresponsabili dire di sì». La frase appare in apertura delle slide proiettate sullo sfondo degli impianti sportivi disastrati di Roma, tra i quali si intravedono le Vele di Calatrava. «Stiamo ancora pagando i debiti per Roma 1960. Diciamo no alle Olimpiadi del Mattone. I Mondiali di Nuoto ci hanno lasciato scheletri e gusci vuoti». Poi cita lo studio dell’università di Oxford che elenca gli sforamenti di spesa delle città ospitanti di tutte le passate edizioni olimpiche. Ricorda il no di Mario Monti e le frasi degli esponenti del Pd che allora si dissero d’accordo. Cita le altre città, da Boston a Madrid, che hanno ritirato la candidatura, ma non risponde sui soldi che serviranno a salvare quegli impianti che i miliardi delle Olimpiadi, secondo il Coni, avrebbero risanato. Lascia la parola a Frongia che si prende la scena: «Abbatteremo gli sprechi e troveremo risorse aggiuntive» dice in modo generico. Applausi, comunque. Poche le risposte nei dettagli. Sul referendum che Raggi aveva promesso prima del secondo turno contro Roberto Giachetti, risponde: «Il referendum è stato il ballottaggio». Nessuna replica a chi le fa presente che ha votato molto meno della metà dell’intera popolazione.

Finiti gli annunci, si passa ai fatti. La mozione con cui la giunta propone al consiglio di dire di “no” è «già pronta», assicura Frongia. Il primo a esultare per lo strappo di Raggi, è Alessandro di Battista. La sindaca però assicura di non aver cambiato idea per le pressioni del M5S. Poco dopo Grillo le telefona: «Brava Virginia, ti ho seguito in conferenza stampa, avanti così».

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