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Naguib Sawiris, l’egiziano che investe in Basilicata per evitare guerre tra poveri

Naguib Sawiris, l’egiziano che investe in Basilicata per evitare guerre tra poveri

Naguib Sawiris è uno degli uomini più ricchi d’Egitto e da mesi lavora a un progetto per aiutare i migranti. Sfumata la possibilità di acquistare un’isola greca per accoglierli, ora sta studiando con la Basilicata un piano di sviluppo e occupazione che interessa anche i residenti. Nell’intervista con Francesca Paci spiega che non vuole essere uno che “guarda le catastrofi in tv e non fa nulla”.

Il magnate egiziano: «Ecco il mio piano per la Basilicata: lavoro per evitare guerre tra poveri»

Parla Sawiris che vuole dare vita ad un nuovo modello di integrazione sociale. E sul caso Regeni: «Mi scuso a nome del mio popolo»

ROMA – In Egitto Naguib Sawiris è noto per non parlare a vanvera. Imprenditore con un giro d’affari di 3 miliardi di dollari, tycoon delle telecomunicazioni nonché presidente della Orascom Telecom Holding, il 61enne copto Sawiris, amato e odiato dai connazionali, è uno degli uomini più ricchi del paese ma anche dei più ostinati. Quando si schierò con la rivoluzione del 2011 fondò poi il partito liberale al Masriyin al Ahrar perché i sogni di Tharir non svanissero nel velleitarismo. Quando appoggiò la rivolta contro l’ex presidente Morsi si prese la responsabilità di avallare il ritorno dell’esercito con tutte le sue conseguenze, comprese le pressioni per cui mesi fa ha venduto l’emittente ONTV. Quando ha promesso di comprare un’isola per i rifugiati e la Grecia gliela ha negata si è rivolto alla Basilicata, l’unica regione italiana, come ha rivelato La Stampa, disposta ad accogliere più immigrati di quanti le spetterebbero.

Come ha scoperto la Basilicata?  

«Sono andato in Basilicata perché ne apprezzo la politica di accoglienza e ho trascorso una giornata con il sindaco a pianificare un progetto che coinvolga cultura, turismo, agricoltura, industria. L’obiettivo è creare posti di lavoro per i migranti e per gli italiani, perché solo se crei occupazione per tutti eviti le guerre tra poveri. La condizione, a cui tengo molto, è che, collaborando con la sicurezza, sia escluso chi ha ideologie radicali».

Quanto è disposto a stanziare?

«Non abbiamo ancora parlato di budget, siamo all’inizio. Ma io ci tengo. La mia idea originaria di comprare un’isola e destinarla ai rifugiati è naufragata sul rifiuto del governo greco. Avevo trovato 22 isole tutte private ma alla fine, sebbene avessi precedentemente incontrato il premier, sono mancati i permessi per ultimare l’acquisto».

La Basilicata sarà quell’isola?  

«No, ma può essere una soluzione da riprodurre altrove».

Perché s’interessa ai migranti?  

«Perché non voglio essere uno che guarda le catastrofi in tv e, potendo far qualcosa, non fa nulla. E perché il successo imprenditoriale non mi basta: non vorrei essere solo un businessman famoso ma un nome associato a qualcosa di umanitario».

Perché sono sempre di più i migranti che fuggono dall’Egitto?  

«Perché la situazione economica è pesante: il tasso di cambio incerto che spaventa gli investitori, il collasso del turismo, la burocrazia. Però attenti, in Egitto non mancano i posti lavoro: la gente scappa perché vuole salari migliori di quelli egiziani, sogna 2000 euro al mese, 10 volte quanto prende in patria. Otto anni fa, dopo un terribile naufragio, offrii 10 mila posti di lavoro affinché la gente non rischiasse più la vita. Si presentarono solo in 28, il salario era egiziano».

Difficile biasimare chi sogna…  

«Partono in modo illegale, rischioso. L’UE dovrebbe creare zone sicure per i migranti, corridoi legali, quote. Se accetta tutti indiscriminatamente finirà per incoraggiare flussi indiscriminati e infiltrazioni dell’Isis o dei Fratelli Musulmani».

L’Egitto controlla bene le coste?

«La sicurezza è buona. Ma i flussi sono cresciuti. E noi egiziani non siamo propriamente famosi per l’accuratezza».

E’ possibile che il suo governo usi i migranti per far leva sull’Europa come faceva Gheddafi?  

«L’Egitto non lo farebbe mai, è uno Stato vero, organizzato».

Sui rapporti tra Roma e il Cairo grava assai il caso Regeni.

«A nome del popolo egiziano voglio scusarmi con la famiglia e l’Italia per quanto accaduto a Regeni. Sebbene non sappiamo ancora chi l’abbia ucciso, per solo il fatto che sia accaduto in Egitto ne siamo responsabili».

Come va per i cristiani in Egitto?  

«Molto bene. Per i copti questo è il miglior regime di sempre».

L’Egitto si è infatuato di Putin?  

«Tutta colpa dalla pessima performance di Obama che, insieme alla Clinton, è reo della crescita dell’Isis. L’hanno visto nascere in Iraq, dove l’America aveva creato il caos, avrebbero dovuto occuparsene. L’arrivo di Putin, positivo o negativo, ha imposto un cambio di passo. Muoiono innocenti in Siria? Si. L’intervento russo è buono? No. Ma è meglio che stare fermi a guardare».

Ha puntato l’indice anche contro la Clinton. Meglio Trump?  

«No. Ma l’America ha davanti la peggiore delle scelte possibili».

Riad sta mollando l’Egitto?  

«Il principale obiettivo dei sauditi è combattere l’Iran, per farlo si solo alleati coi Fratelli Musulmani e hanno aiutato estremisti sunniti tipo al Nusra e l’Isis. Per noi la priorità non è l’Iran ma il terrorismo. Di certo non ci venderemo per soldi».

Secondo gli attivisti e le ong internazionali la violazione dei diritti umani in Egitto è oggi peggio che sotto Mubarak.È così?  

«Non è peggio ma neppure meglio. Gli arresti, le sparizioni, tutto questo è molto negativo e stupido. Non puoi incarcerare la gente per le sue opinioni».

Per questo ha venduto ONYV?  

«Sono un uomo libero. Se interferisci con la mia tv non mi piace. Alla fine ONTV mi dava solo mal di testa, erano tutti scontenti, mi criticavano i governativi, gli attivisti, i pro Mubarak, dicevano che agivo contro il mio paese mentre io amo l’Egitto. Così l’ho venduta, Meglio fare qualcosa per i migranti».

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