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Cronaca Opinioni

Imprenditrice di colore nel settore dell’allevamento insultata e aggredita

Ma se qualcuno o alcuni sono dei disturbati mentali persino dal colore della pelle, non significa che gli italiani siamo razzisti.

La donna, definita anche la “Regina delle capre felici”, ha denunciato di essere stata oggetto di pesanti minacce e aggressioni da parte di un vicino. “Brutta negra, te ne devi andare”, sono le frasi che Agitu Ideo Gudeta si è sentita rivolgere. Le stesse minacce sono arrivate anche al suo collaboratore, un ragazzo nero che lavora con lei nel caseificio che ha ricavato nella vecchia scuola di Frassilongo, in val dei Mocheni. La donna ha poi riferito di essere stata spinta a terra, bloccata con il bastone da pastore, insultata e minacciata di morte, insultata per il colore della pelle. “

Trasferitasi da qualche tempo con le sue 150 capre in Val dei Mocheni (una vallata in provincia di Trento percorsa dal torrente Fersina, dalla sua sorgente fino alla cittadina di Pergine Valsugana) da circa un anno si è ritrovata un vicino, non moncheno, ossessivo, razzista, violento. ”Dispetti a non finire –  racconta – gomme della macchina e del carretto bucate nella notte, danni ai macchinari e ogni volta che passiamo davanti alla sua proprietà insulti a non finire, parolacce, minacce. Ma negli ultimi mesi le cose sono degenerate. Il suo razzismo è esploso. Da giugno la situazione si è fatta insostenibile”.

Ora Agitu vive nella paura, per se e per chi lavora con lei. «Temo che prima o poi possa accadere qualcosa di brutto. Vorrei poter lavorare con serenità e girare a testa alta in mezzo ai boschi con le mie capre come facevo una volta. Voglio sentirmi sicura, nessuno può permettersi di venire a casa mia per aggredirmi» ha raccontato ai media locali. Seppur spaventata, Agitu e sopratutto arrabbiata, e non permetterà a quest’uomo di riscrivere la sua storia: «Ma io, noi non molliamo. Ho combattuto per la libertà della mia gente e non mi faccio intimidire da un imbecille».

La prima sensazione che viene in mente è quella di esprimere solidarietà a questa imprenditrice, ma non solo in quanto di colore, bensì perché è innanzitutto una persona, poi donna, cittadina e quindi imprenditrice e contribuente.

La seconda viene spontanea, ovverosia che si applichino le leggi nei confronti di ogni incivile e violento e ciò indipendentemente dalle ideologie, visioni, credenze e colore della pelle.

Ma qui subentra la generale depenalizzazione che ha operato il precedente Governo (della quale ci si era occupati con un precedente articolo “Non è reato penale se la reclusione prevista è di cinque anni”) per cui anche se qualcuno ci entra in casa non è reato penale salvo non ci accoltelli.

Quando infatti la propaganda afferma che i reati in Italia sono diminuiti, omette di dire che semplicemente non sono più tali, poiché depenalizzati.

Il neoGoverno 5stelle-lega riveda urgentemente tutte le norme, soprattutto ripristinando il sano timore delle pene e delle sanzioni, ma per tutti, nessuno indenne (a cominciare dagli scranni più alti dello Stato e fino all’ultimo sgabello della società).

Il neoGoverno modernizzi anche “l’asilo per bambini cresciuti” ovverosia da decenni la scuola italiana, introducendo tra le materie fondamentali la conoscenza dei “Diritti e doveri” (ma insegnata da laureati in legge) affinché si abbiano nuove generazioni con una consapevolezza normativa del vivere civile che, chissà, potrebbero così influenzare in meglio noi adulti.

Dispiace per quell’imprenditrice. Gli italiani nella stragrande maggioranza non siamo razzisti e lo dice un siciliano che definisce concittadino anche un “imbecille” del Nord-Italia doppiamente intollerante il quale apostrofa la Sicilia come “siciliafrica”. La maggioranza degli italiani siamo invece gente benevola, festosa, accogliente.

E semmai gli italiani sembriamo negli ultimi anni insofferenti e chiusi, è perché da tempo siamo indispettiti, irritati se non anche disperati, per l’avvilimento, l’impotenza e la frustrazione, di avere da decenni uno Stato italiano, Regioni e Comuni, gestiti trasversalmente e in modo unisex, nell’ipocrisia, propaganda, misantropia, sprezzo, ingordigia, falsità, estorsione fiscale, vessazione giuridica, spreco, sperpero, assenteismo, corruzione (molta legalizzata), clientelismo, nepotismo, incontrollabilità generale, sociopatia culturale, informazione manierata e tanta omertà e mercimonio.

L’immagine è tratta da YouTube.

Adduso Sebastiano.

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