Cronaca

Centro Italia in ginocchio per la terra che trema e la neve (VIDEO)

Terremoto 18 gennaio 2017

La terra trema, l’Italia trema come mai prima d’ora. La neve cade copiosa e blocca migliaia di persone in casa, rallenta i soccorsi e le vie di fuga. È un incubo che si ripete per le popolazioni già colpite dai sismi del 2016. Quattro scosse raggiungono magnitudo 5 in meno di 24 ore. «Non si era mai vista una serie di terremoti succedersi con queste modalità», spiegano dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Per Mario Tozzi le maxi-scosse in rapida successione sono state provocate dal fenomeno del «contagio laterale».

“Aiutateci, non riusciamo neppure a scappare”

Dopo il sisma, nei paesi dell’Abruzzo centinaia di persone imprigionate dal gelo. Sul Gran Sasso slavina investe un hotel: notte d’ansia per venti ospiti

MONTEREALE (AQ) – Laura ha ancora i pantaloni del pigiama e sopra il giaccone che la ripara dal freddo ma non dalla paura. «Stavo facendo colazione insieme agli altri ragazzi che abitano con me e a un certo punto tutto ha tremato», racconta questa studentessa che ha scelto di laurearsi qui, medicina, nonostante la città dell’Aquila sia ancora ferita. E sono tanti i giovani che facendo questa scelta hanno portato nuova vita e speranza tra le macerie del terremoto del 2009. Anche Sofia Nicolini, studentessa in psicologia, è scesa in pigiama. L’unico pensiero di tutti adesso è andarsene, scappare dall’incubo, dai fantasmi del passato. Il monumento agli studenti morti nel crollo della casa dello studente, in via XX Settembre, è coperto dalla neve, come le voragini che svelano fondamenta di palazzi che aspettano ancora di essere ricostruiti. E adesso di nuovo la terra che trema e che fa sobbalzare la città, il centro storico dell’Aquila che faticosamente sta tornando alla vita. Al bar «Nuova Vida» Antonio ha deciso di non chiudere per «dare conforto a chi non se la sente di stare a casa e non sa dove andare».

L’epicentro del sisma è a una trentina di chilometri da qui, a Montereale, a cui si arriva inerpicandosi sulla statale Picente avvolta da una bufera di neve. Una zona sepolta da più di un metro di neve, un manto bianco che il terremoto ha trasformato in una prigione. Difficile uscire di casa, allontanarsi, mettersi al sicuro. A pochi chilometri, a Campotosto, un uomo è stato travolto da una valanga. Il fratello guida i soccorsi nelle ricerche, ma le condizioni atmosferiche le rendono impossibili.

La neve rallenta le comunicazioni velando la giornata di un mesto e falso ottimismo sulla conta delle vittime. Ma in serata la speranza cede. Il cadavere di un uomo anziano viene recuperato dalle macerie di un edificio crollato a Castel Castagna (Teramo). Mentre a Farindola (Pescara) una valanga avrebbe investito l’hotel Rigopiano, alle falde del Gran Sasso. Secondo quanto si apprende sarebbero una ventina i clienti registrati all’hotel. A questi si aggiungono i dipendenti. Impossibile comunicare, tutti i telefoni risultano muti. E i lavori dei soccorritori sono rallentati dalla bufera.

La Protezione civile parla di «condizioni estreme» e invia più uomini e mezzi così come la Difesa. Predisposti i servizi anti-sciacalli. «Diverse zone non sono state raggiunte, abbiamo contatti ma molte zone sono isolate. Il tutto è reso più difficile dalla viabilità», ha detto il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, che ha anche invitato a evitare spostamenti.

A Montereale e nei comuni vicini ci si rifugia al campo sportivo allestito per gli sfollati. In pochi sfideranno la «faglia maledetta», come la chiamano qui, che da agosto gioca con la loro vita. «La popolazione è allarmata. Abbiamo aperto la struttura comunale e le persone stanno confluendo lì: il 90% delle persone non dormirà a casa stanotte», conferma Maurizio Pelosi, sindaco di Capitignano.

«Siamo per strada, sommersi dalla neve e non riusciamo nemmeno a scappare». Sono tante le telefonate che arrivano alle forze di polizia. Serena, che vive a Marucci, una frazione di Pizzoli, è disperata, cerca la mamma che si trova in una casa di riposo di Montereale. «Siamo in una situazione apocalittica», urlava ieri mattina il sindaco di Montereale, Massimiliano Giorgi, intrappolato anche lui dalla neve, invocando l’arrivo della Forestale. «Siamo prigionieri in casa». Le forze dell’ordine hanno requisito i trattori dei privati per liberare le strade e permettere di raggiungere frazioni e paesi isolati dalla neve nell’area dell’epicentro.

Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha disposto l’apertura del Centro Operativo Comunale e ha messo a disposizione edifici comunali per l’accoglienza delle persone. Anche se sono in tanti in città a non volere abbandonare le case. «Conviviamo dal 2009 con il terremoto e ormai non abbiamo neanche più paura», dice Mauro, piccolo imprenditore edile. «Qui abbiamo le nostre vite, i nostri ricordi, i nostri morti e dobbiamo venire a patti con questa terra».


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