Cronaca

Capo dell’Isis a Sirte, superlatitante in Italia

Uomini delle milizie di Misurata all’interno di Sirte
Uomini delle milizie di Misurata all’interno di Sirte

A guidare la resistenza di Sirte, la roccaforte dell’Is in Libia, c’è un gruppo di tunisini. Il loro capo si chiama Moez Fezzani, primula nera jihadista e superlatitante ricercato dai servizi italiani, l’uomo che avrebbe dovuto tenere insieme la resistenza a Sirte e i piani per portare il terrore in Italia. Si combatte anche in mare: il contrammiraglio Alberto Maffeis, capo dell’operazione Mare Sicuro, racconta a Mariano Alberto Vignali: “Abbiamo arrestato 900 scafisti e sventato tre tentati sequestri”.

Sirte, un gruppo di tunisini guida l’ultima resistenza dell’Isis

Sono i leader dello Stato islamico in Libia. Trovata una lista con i nomi di 7 miliziani. Avevano il compito di mandare terroristi in Europa. Tre di loro noti alle procure italiane
SIRTE –  C’è un filo conduttore che lega la cabina di regia del sedicente Stato islamico in Libia, i piani per la conquista di Roma da parte dei terroristi al servizio di Abu Bakr al Baghdadi e l’ultimo irriducibile serraglio di resistenza delle bandiere nere a Sirte. Un filo conduttore che passa a più riprese per l’Italia e di cui si è trovato traccia in una lista di sette nomi rinvenuta dalle forze combattenti libiche durante l’offensiva per la liberazione di Sirte dallo stato islamico. Una lista che descrive la famigerata «cupola tunisina», padri fondatori e dirigenti del califfato libico, il cui compito era progettare e attuare l’invio di jiahdisti al di là del Mediterraneo. E tra i cui iscritti spunterebbe Moez Fezzani, la primula nera jihadista col nome di battaglia di Abu Nassim, il superlatitante ricercato dall’Italia, che si accompagnerebbe ad almeno altre due vecchie conoscenza delle procure, Essid Sami Ben Khemais e Bouchoucha Moktar.

A ritrovare la lista è stato Sousyan Abdallah combattente della Brigata «Martiri di Sirte»: «È una lista di sette combattenti dell’Isis con passaporti e generalità – spiega – A loro era stato attribuito il compito di organizzare l’invio di jihadisti in Italia. Erano tutti tunisini». «Abbiamo una squadra di tecnici che lavora su questo genere di documenti – spiega Ismail Shukri capo dell’Intelligence della Libia centrale – Carteggi, video, foto sono tutti sotto la nostra lente di ingrandimento per capire se ci sono informazioni utili». E per adesso i riscontri non lasciano molto spazio a dubbi: «Abbiamo trovato prove che jihadisti francesi minacciavano nuovi attacchi dopo Nizza menzionandola come esempio», dice il capo degli 007. E l’Italia sarebbe un altro bersaglio: «Combattiamo in Libia con lo sguardo su Roma», è scritto su un muro di Sirte. Si va oltre la propaganda secondo Shukri: «Cellulari, video, documenti riconducono all’Italia ma soprattutto abbiamo intercettato telefonate tra Isis a Sirte e interlocutori in Europa, stiamo verificando che si tratti di famiglie, amici o affiliati». Se ci fossero informazioni utili a qualsiasi Paese «saremo felici di condividerle», dice il capo degli 007.

È proprio sulla base delle intercettazioni, spiegano fonti italiane, che sono stati rintracciati altri due esponenti di spicco della cupola tunisina, Essid Sami Khemais e Moktar, vecchie conoscenze dell’Italia, amici stretti di Fezzani, spiegano fonti informate. Potrebbero essere i loro alcuni dei nomi contenuti nella lista dei sette. Del resto la loro storia è legata a doppio filo a quella di Moez Ben Abdulgader Ben Ahmed Al Fezzani, ricercato dalle procure italiane per una condanna a sei anni. Reclutatore di Al-Qaeda passato ad Ansar Al-Sharia per convergere nell’Isis, «Abu Nassim» era scomparso dai radar delle autorità per poi riapparire in Libia, con la colonna di Sabratha di Noureddine Chouchane, responsabile del rapimento dei quattro connazionali lavoratori della Bonatti. Dopo i bombardamenti americani di febbraio si trasferisce a Sirte e prosegue la carriera di reclutatore di jihadisti, forse diretti proprio in Lombardia dove lui ha vissuto a lungo. «I tunisini sono sempre stati la classe dirigente del califfato – conferma il comandante Salem dei «Martiri di Sirte» – Reclutano, finanziano e decidono quanto sangue deve scorrere, a sporcarsi le mani sono altri». E non è escluso che ai tre potrebbe aggiungersi anche Chouchane che gli americani spacciavano per ucciso nei raid di Sabrataha ma che secondo le Brigate locali sarebbe riuscito a scappare prima.

Due settimane fa i media libici ne annunciavano l’arresto, mentre da Sirte fuggiva verso la Tunisia, forse venduto da qualche ex fiancheggiatore di Sabrata ai combattenti zintaniani filo Haftar. Mentre sulle prime linee la resistenza, soprattutto sudanesi, egiziani e nigeriani di Boko Haram, erano costretti a perdite e ripiegamenti. Invece no, i tunisini non erano affatto scappati. «Non abbiamo nessuna conferma della fuga e della cattura – avverte Shukri -, quello che sappiamo è che c’è un Fezzani a Sirte, un importante comandante operativo, e crediamo si tratti di quel Fezzani». Abu Nassim quindi non solo è vivo e libero ma con i suoi vecchi compagni della jihad, Khemais e Moktar, guida l’ultima resistenza della «cupola».

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