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Attualità

Slealtà e opportunismo: valori trionfanti in politica e nella Chiesa

Il Papa nel Concistoro elogia la grazia di un cuore compassionevole e denuncia: tanti uomini di chiesa sleali perché senza compassione; e crea 13 Cardinali

Slealtà e opportunismo: valori trionfanti in politica e nella Chiesa

Nella sua omelia, che ha preceduto l’imposizione dello zucchetto e dell’anello ai nuovi cardinali, Francesco – prendendo spunto dalla lettura evangelica proclamata (Mc 6,30-37a) – ha sottolineato che la compassione “è scritta nel cuore di Cristo, è scritta da sempre nel cuore di Dio… non è un atteggiamento occasionale, sporadico, ma è costante, anzi, sembra essere l’atteggiamento del suo cuore”, tanto da potersi definire “Redentore nella compassione”.

Queste le sue parole:

“Tanti comportamenti sleali di uomini di Chiesa dipendono dalla mancanza di questo senso della compassione ricevuta, e dall’abitudine di guardare da un’altra parte, dall’abitudine dell’indifferenza. Chiediamo oggi, per intercessione dell’Apostolo Pietro, la grazia di un cuore compassionevole, per essere testimoni di Colui che ci ha guardato con misericordia, ci ha eletti, ci ha consacrati e ci ha inviati a portare a tutti il suo Vangelo di salvezza”.

Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia durante il Concistoro nella basilica di San Pietro, per la creazione di 13 nuovi Cardinali.

“Questa compassione non è spuntata a un certo punto della storia della salvezza, no, è sempre stata in Dio, impressa nel suo cuore di Padre… L’amore di Dio per il suo popolo è tutto impregnato di compassione, al punto che, in questa relazione di alleanza, ciò che è divino è compassionevole, mentre purtroppo sembra che ciò che è umano ne sia tanto privo, tanto lontano.

I discepoli, invece, oppure il sacerdote o il levita della parabola del Buon samaritano, “dimostrano spesso di essere senza compassione”. Da qui derivano il vivere la Chiesa come “funzionari” e la costruzione di “strutture di non-compassione”.

Siamo coscienti, noi per primi – ha domandato il papa – di essere stati oggetto della compassione di Dio? Mi rivolgo in particolare a voi, fratelli Cardinali e in procinto di diventarlo: è viva in voi questa consapevolezza? Di essere stati e di essere sempre preceduti e accompagnati dalla sua misericordia?… Non si tratta di una cosa facoltativa, e nemmeno, direi, di un ‘consiglio evangelico’. No. Si tratta di un requisito essenziale. Se io non mi sento oggetto della compassione di Dio, non comprendo il suo amore. Non è una realtà che si possa spiegare. O la sento o non la sento. E se non la sento, come posso comunicarla, testimoniarla, donarla? Concretamente: ho compassione per quel fratello, per quel vescovo, quel prete?… Oppure sempre distruggo con il mio atteggiamento di condanna, di indifferenza? In realtà per lavarmene le mani?”.

Da questa consapevolezza viva – ha concluso – dipende anche la capacità di essere leale nel proprio ministero. Anche per voi fratelli Cardinali. La disponibilità di un Porporato a dare il proprio sangue – significata dal colore rosso dell’abito – è sicura quando è radicata in questa coscienza di aver ricevuto compassione e nella capacità di avere compassione. Diversamente, non si può essere leali. Tanti comportamenti sleali di uomini di Chiesa dipendono dalla mancanza di questo senso della compassione ricevuta, e dall’abitudine di guardare da un’altra parte, dall’abitudine dell’indifferenza.

Chiediamo oggi, per intercessione dell’Apostolo Pietro, la grazia di un cuore compassionevole, per essere testimoni di Colui che ci ha amato e ci ama, che ci ha guardato con misericordia, ci ha eletti, ci ha consacrati e ci ha inviati a portare a tutti il suo Vangelo di salvezza”.

Fra i 13 nuovi cardinali di oggi vi è un asiatico:

  • mons. Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, arcivescovo di Jakarta (Indonesia).

Gli altri sono:

  • mons. Miguel Angel Ayuso Guixot, mccj, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso;
  • mons. José Tolentino Medonça, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa;
  • mons. Juan de la Caridad García Rodríguez, arcivescovo de San Cristóbal de la Habana (Cuba);
  • mons. Fridolin Ambongo Besungu, o.f.m. cap, arcivescovo di Kinshasa (Congo);
  • mons. Jean-Claude Höllerich, sj, arcivescovo di Lussemburgo; mons. Alvaro L. Ramazzini Imeri, vescovo di Huehuetenamgo (Guatemala);
  • mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna (Italia); mons. Cristóbal López Romero, sdb, arcivescovo di Rabat (Marocco) e p. Michael Czerny, sj, sottosegretario della Sezione migranti – Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, che ieri è stato ordinato vescovo.

Vi sono anche tre ultraottantenni:

  • mons. Michael Louis Fitzgerald, arcivescovo emerito di Nepte, grande esperto dell’islam;
  • mons. Sigitas Tamkevicius, sj, arcivescovo emerito di Kaunas (Lituania)
  • mons. Eugenio Dal Corso, psdp, vescovo emerito di Benguela (Angola).

Nel dare l’annuncio della creazione dei nuovi cardinali, lo scorso primo settembre, il Papa aveva detto che “la loro provenienza esprime la vocazione missionaria della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della terra”.

Su un totale di 225 cardinali, solo 128 hanno meno di 80 anni e possono partecipare a un conclave per l’elezione del futuro pontefice. Fra di essi,

  • il 52% è stato scelto da Francesco;
  • un terzo da Benedetto XVI;
  • il 14% da san Giovanni Paolo II.

Su 128 cardinali elettori,

  • 16 provengono dall’Asia;
  • 18 dall’Africa;
  • 4 dall’Oceania;
  • 16 dall’America del Nord;
  • 7 dall’America Centrale;
  • 13 dall’America del Sud;
  • 54 dall’Europa.

(info dal web e da AsiaNews)

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