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Elezioni 2018, Matteo Renzi e Marco Minniti
Attualità Politica

Sempre più caos nel PD: Minniti ritira la sua candidatura alla segreteria

Caos nel PD verso il congresso e le primarie con Minniti che in un’intervista a Repubblica annuncia il ritiro della candidatura a segretario nata, dice, per “unire il più possibile il nostro partito e rafforzarlo per costruire un’alternativa al governo nazionalpopulista”.

L’ex ministro spiega di voler salvare il partito e di aspettarsi che dalle primarie esca una leadership forte:

“Resto convinto in modo irrinunciabile che il congresso ci debba consegnare una leadership forte e legittimata dalle primarie. Ho però constatato che tutto questo con così tanti candidati potrebbe non accadere. Il mio è un gesto d’amore verso il partito”, afferma.

Dopo settimane durante le quali tutti hanno segnalavato la sicura frammentazione della votazione anche alle primarie, ora sembra che anche qualcuno, nel PD, lo ravvisa per cui ecco Minniti a dire:

“si è semplicemente appalesato il rischio che nessuno dei candidati raggiunga il 51 per cento. E allora arrivare così al congresso dopo uno anno dalla sconfitta del 4 marzo, dopo alcune probabili elezioni regionali e poco prima delle europee, sarebbe un disastro”.

La ragione, secondo Minniti, è che:

“se noi accettassimo l’idea di eleggere un segretario non ‘eletto’ dalle primarie allora accetteremmo anche l’idea di un partito che sia solo una confederazione di correnti. Sarebbe la prima volta che un segretario del Pd viene eletto senza la maggioranza. Questo è un gigantesco problema politico”.

Rispondendo sulle voci di una scissione guidata dall’ex segretario Matteo Renzi che non ha mai speso una parola in questi giorni, Minniti afferma:

“Le scissioni sono sempre un assillo. Sappiamo perfettamente che il Pd ha pagato un prezzo durissimo. Ha pagato un prezzo altissimo a congressi cominciati e mai finiti. Spero che non ci sia alcuna scissione, sarebbe un regalo ai nazionalpopulisti”.

E ancora:

“Spero davvero che nessuno pensi a una scelta del genere. Si assumerebbe una responsabilita’ storica nei confronti della democrazia italiana”.

Con Renzi, precisa l’ex ministro, “non ci siamo sentiti”.

(Intervista integrale su Repubblica)

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