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Salvini rinuncerà all'immunità per il caso Diciotti, anzi no, anzi forse!
Attualità Editoriali

Salvini rinuncerà all’immunità per il caso Diciotti, anzi no, anzi forse!

Capitan fracassa, il Salvini cuor di leone dice di sentirsi tranquillo e di non aver bisogno dell’immuntà parlamentare, anzi, di voler andare presto a processo visto che, secondo lui, ha “applicato la legge da ministro”. Affermando però subito dopo : “Ritengo  di aver difeso la patria, decidono però gli altri” ha reso evidente di aver, di fatto, sollevato il solito polverone con parole ed azioni contradittorie visto che, dichiarando di volersi rimettere al giudizio dell’Aula, rende palese una delle tanti contradizioni che lo distinguono quando cambia parole e concetti a secondo del pubblico a cui si rivolge in quel momento, ne più ne meno come cambia le varie divise che ormai indossa in modo perenne.

La Contradizione, in questo caso, si palesa nel fatto che se rinunciasse all’immunità, come lascia intendere, NON si arriverebbe più al “giudizio dell’Aula” in quanto le due possibilità sono in antitesi: l’una esclude l’altra insomma, e quindi è: o l’una o l’altra. Mantenere in piedi le due strade è solo fuffa e mangime per i suoi armenti.

Propaganda, insomma: e questa è una.

Proseguendo poi nell’anilisi e nel distinguo tra il dire ed il fare nel salvinian operare, non si può non annotare che anche in via Bellerio portano avanti, a secondo dei destinatari del pensiero, il discorso biforcuto del volere, da un lato ‘sfidare’ l’atto del Tribunale dei ministri di Catania che accusa il titolare del Viminale di sequestro aggravato dei migranti della Diciotti facendosi processare; dall’altro invece, per voce di un personaggio di primo piano del partito, si portano avanti sull’iter antitetico facendo sapere che la Lega in Giunta naturalmente voterà no e non solo dilungandosi poi a lanciare anche moniti e ricatti agli alleati e all’opposizione affermando:

“Non so quanto convenga mettersi di traverso. Arriverebbe una chiara risposta elettorale”.

“I giudici  vogliono scardinare il governo, ma così hanno commesso un autogol”.

Messaggi volutamente contradditori e ambigui quindi:

da una parte Salvini dice di voler rinunciare a qualsiasi protezione, dall’altra anticipa che lascerà decidere al Senato (ripetiamo: una ipotesi esclude l’altra per cui???) e, come se non bastasse, con i suoi si spertica a ricattare gli alleati ai quali spiega e fa sapere che:

“Si assumerebbero una responsabilità politica di mettere a repentaglio il governo, ma valutino loro” sapendo che, in caso di “incidenti” in parlamento causati dai 5stelle, il governo “cadrebbe un minuto dopo” e questo “Non lo capirebbero neanche i loro elettori…”.

Proseguendo ora nell’analisi, non si può non notare, e annotare, anche che i tempi dell’iter della richiesta dell’autorizzazione a procedere combaciano perfettamente con quelli della campagna per le Europee per cui è un comodo cavallo che Salvini non rinuncerà a cavalcare, anzi, al di là delle chiacchiere della rinuncia all’immunità (cosa che accelerebbe i tempi), ha invece tutto l’interesse a portare avanti il tutto dato che, centellinando e calibrando bene i tempi, si ha che il caso arriverebbe in Aula probabilmente a fine marzo.

A quel punto Salvini dovrebbe essere audito in Giunta e presentare una memoria per ribadire le sue posizioni. E questo sarebbe il primo atto della commedia nella quale lui avrebbe la possibilità di restare sotto i riflettori nelle vesti della vittima, del perseguitato, e di imbastire così una campagna elettorale al grido del: vogliono processarmi perché ho mantenuto le promesse elettorali.

E questo è nelle cose e nei fatti al di là quindi di chiacchiere e polveroni sollevati ad hoc!

Intanto, martedì prossimo, ci sarà una riunione del Pd al Senato ed anche qui un certo polverone non manca visto che si sono subito palesati i soliti distinguo tra i quattro esponenti dem in Giunta: tre renziani e una senatrice (Rossomando) vicina alle posizioni dell’ex Guardasigilli Orlando, tra i quali prevarrebbe una linea ‘garantista’. Ad esempio, ritroviamo Giuseppe Cucca a spiegare di voler leggere le carte, di non volersi ancora pronunciare nel merito mentre il candidato alla segreteria del Partito democratico, Maurizio Martina, ha sottolineato: “La legge è uguale per tutti e Salvini se ne deve fare una ragione”. In ogni caso sembra che non sia stata presa alcuna decisione ufficiale

In tutto questo can can, l’unica certezza (forse) è che la Giunta per le Immunità del Senato si riunirà mercoledì prossimo con la relazione del presidente Maurizio Gasparri. Poi si vedrà.

Nell’attesa, come promemoria e tanto per non perdere memoria del quanto – nella realtà – viene contestato a Salvini per la Diciotti, ricordiamo che, come si legge negli atti visibili sul sito del Senato, il tribunale dei ministri chiede di procedere per il reato di sequestro di persona aggravato nei confronti di Salvini:

“per avere, nella sua qualità di ministro dell’Interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità giunti al porto di Catania a bordo dell’unità navale di soccorso ‘U. Diciotti’ della Guardia costiera italiana alle ore 23.49 del 20 agosto 2018.

In particolare, il sen. Matteo Salvini, nella sua qualità di ministro, violando le convenzioni internazionali (convenzione Sar, risoluzione Msc 167-78, direttiva Sop 008/15), non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le libertà civili e per l’immigrazione – costituente articolazione del ministero dell’Interno – di esitare tempestivamente la richiesta di Pos (place of safety) presentata formalmente da Imrcc (Italian Maritime Rescue Coordination Center) alle ore 22.30 del 17 agosto 2018, bloccava la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nava ‘U.Diciotti’ ormeggiata nel porto di Catania dalle ore 23.49 del 20 agosto e fino alla tarda serata del 25 agosto, momento in cui veniva autorizzato lo sbarco.

Fatto aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso di poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età.

Fatto commesso in Catania, dal 20 al 25 agosto 2018”.

Salvini & Co, come su ricordato, affermano che quello del Comandante è stato un atto politico ma, anche a questo, il tribunale ribatte annotando che:

“L’atto del ministro Salvini costituisce un atto amministrativo che, perseguendo finalità politiche estranee rispetto a quelle prescritte dalla normativa di riferimento, ha determinato plurime violazioni di norme internazionali e nazionali, che hanno comportato l’intrinseca illegittimità dell’atto amministrativo censurata da questo tribunale”.

La “conferma del fatto che non ci si trovi dinanzi ad un ‘atto politico’ discende dalla circostanza che la decisione del ministro dell’Interno ha avuto immediata refluenza sulla sfera giuridica soggettiva ed individuale dei migranti, lesi nel diritto inviolabile della libertà personale, dovendosi altrimenti ritenere che non possa esservi tutela giurisdizionale a fronte della lesione di un diritto qualificato come inviolabile dalla Carte Costituzionale italiana, nonchè dalla Convenzione Europea sui diritti dell’uomo”

“Va dunque sgomberato il campo da un possibile equivoco e ribadito come questo tribunale intenda censurare non già un ‘atto politicio’ dell’Esecutivo, bensì lo strumentale ed illegittimo utilizzo di una potestà amministrativa di cui era titolare il dipartimento delle libertà civili e per l’immigrazione, che costituisce articolazione del ministero dell’Interno presieduto dal senatore Salvini, essendo stata l’intera vicenda caratterizzata da un’evidente presa di posizione di quest’ultimo, che ha bloccato ed influenzato l’iter della procedura amministrativa”.

E questo è!

INTANTO, a margine, ricordo che, con la Sea Watch 3 alla fonda al largo di Siracusa, è in atto una situazione gemella di Nave Diciotti con Salvini che continua a lanciare il suo verbo e a sfidare i giudici ad accusarlo anche di questo e di prepararsi a farlo tante altre volte: tutte le volte che un barchino, una nave ….. si dovesse presentare nelle acque itaiane in cerca di un porto.

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