In campo un cyber scudo contro gli attacchi digitali
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Rischio di cyber attacchi. “Dall’estero interferiranno: Mala Tempora currunt”

I Servizi di intelligence lanciano un nuovo allarme in vista delle elezioni. “Dall’estero interferiranno” per destabilizzare le operazioni di voto e per questo sarà predisposto un cyber scudo contro gli attacchi digitali.

In campo un cyber scudo contro gli attacchi digitali per controllare il voto all’estero

La relazione dei servizi segreti italiani: dal web i pericoli peggiori

ROMA – Un panorama di minacce, rischi, aggressioni. Non potrebbe essere altrimenti per una Relazione come quella dei servizi segreti. È insito nel mestiere dello 007 vedere il pericolo laddove altri non lo percepiscono. Avverte dunque Paolo Gentiloni: «Nel 2018 il contesto è quello dell’imprevedibilità geopolitica, su cui l’intelligence si cimenterà».

Prima cruciale scadenza, il voto del 4 marzo. Si temono interferenze dall’estero, specie attraverso i siti Internet, i social, le false notizie. «Gli strumenti cyber – avverte il direttore generale dei servizi segreti, Alessandro Pansa – possono svolgere un ruolo nel periodo elettorale ed è per questo che i servizi di intelligence sono particolarmente attenti. È a disposizione la nostra capacità e la nostra organizzazione per evitare che le attività di propaganda e di votazione subiscano conseguenze negative».

Naturalmente non si può sottovalutare il rischio del terrorismo internazionale. «L’Isis – dice il prefetto Pansa – ha subìto pesanti sconfitte sul piano militare e si è ridotto ulteriormente nella sua dimensione territoriale e finanziaria, ma potrebbe essere ancora in grado di colpire l’Europa. Anche con cellule ben addestrate». È stato notato che la propaganda del Califfato, in forme più criptate che in passato, sminuisce la rilevanza delle sconfitte sul terreno, esaltando per contro la retorica del martirio. «In coerenza, l’organizzazione ha progressivamente enfatizzato la rilevanza della jihad individuale non mancando di fornire indicazioni per azioni terroristiche da realizzare con il ricorso a strumenti di uso comune: armi da taglio e da fuoco, veicoli, esplosivi di fabbricazione artigianale, sostanze nocive di facile reperibilità utili a contaminare cibi, bevande e riserve idriche». Nè è il caso di sottovalutare il pericolo di un ritorno del terrorismo interno.

L’allarme più marcato viene però dalla rinnovata conflittualità tra Stati. Gentiloni sottolinea che nel Mediterraneo «è percettibile il ritorno a posture nazionalistiche che possono generare tensioni e degenerare in escalation». L’Italia rifiuta nazionalismi e protezionismi. Però c’è un però. «Siamo lontani mille miglia da chi interpreta la difesa dei propri interessi in modo ostile ai vicini (un riferimento alla Turchia che blocca la nave dell’Eni? nda). Ma non vuol dire che siamo anime belle che ignorano la tutela dei propri interessi nazionali».

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Anche il voto del 4 marzo potrebbe essere turbato da un’attività indebita attraverso il cyberspazio. Perciò sono all’opera le agenzie di intelligence e soprattutto il Nucleo per la Sicurezza Cibernetica. «Gli strumenti di telecomunicazione e cyber possono svolgere in un periodo elettorale un ruolo e noi siamo particolarmente attenti», avverte il direttore del Dis, Alessandro Pansa.

Parlare di cyberspazio non è più un capriccio di futurologi, insomma. Attraverso Internet passano molte delle nuove minacce. «Difendere lo spazio informatico è difendere il proprio spazio nazionale», scandisce perciò il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nel presentare la Relazione annuale del servizi segreti al Parlamento. Gli fa eco Pansa: «L’universo cyber continua a essere un mondo con il quale ci dobbiamo confrontare sempre di più, perché sarà onnicomprensivo».

Interferenze straniere

Il pericolo di interferenze straniere, via Internet, è un tema all’attenzione del governo. Già nel corso del 2017 si sono evidenziati a livello nazionale e internazionale episodi inquietanti. Le chiamano «campagne di influenza» e spesso prendono avvio con la diffusione online di informazioni trafugate mediante attacchi cyber, ma mirano a condizionare l’orientamento delle opinioni pubbliche «specie quando queste ultime sono state chiamate alle urne».

Tali campagne di influenza, che un tempo erano portate avanti attraverso piccoli giornali sovvenzionati allo scopo, con l’irrompere di Internet hanno fatto un gigantesco salto di qualità. «Hanno dimostrato di saper sfruttare, con l’impiego di tecniche sofisticate e di ingenti risorse finanziarie, sia gli attributi fondanti delle democrazie liberali, sia le divisioni politiche, economiche e sociali dei contesti d’interesse».

L’obiettivo di questi attacchi che portano il marchio di fabbrica degli Stati, secondo gli 007 è il medesimo di sempre: «Introdurre elementi di destabilizzazione e minare la coesione». Ma ora questi attacchi hanno una forza e invasività inimmaginabili. Di qui, l’allarme: «Lo strumento cibernetico è destinato a divenire sempre di più un agevolatore di attività di influenza, realizzate attraverso la manipolazione e la diffusione mirata di informazioni preventivamente acquisite attraverso manovre intrusive nel cyber-spazio, così da orientare le opinioni pubbliche, fomentare le tensioni socio-economiche, accrescere l’instabilità politica dei Paesi dell’area occidentale, all’atto dell’adozione di decisioni strategiche, ritenute dall’attore ostile sfavorevoli ai propri interessi».

Blitz e virus

Alle campagne di influenza fa da pendant il cyber-spionaggio. «Le azioni di spionaggio digitale registrate nel 2017 – si legge nella Relazione – sono state finalizzate, più che all’acquisizione di know-how pregiato e piani industriali delle eccellenze imprenditoriali nazionali, a guadagnare posizioni di forza in sede di negoziazione di accordi di natura politico-strategica». È una nuova frontiera che preoccupa molto il direttore dei servizi segreti. «Il cyber-spazio è divenuto terreno di confronto, se non addirittura di scontro geo-politico tra gli Stati».

Nel vasto mondo cyber c’è poi da fronteggiare l’aggressività dei cosiddetti «gruppi hacktivisti» (vedi le operazioni «OpSafePharma» contro gruppi farmaceutici e «OpGreenRights» contro imprese energetiche, comprese realtà impegnate nel fotovoltaico e altre forme di energia pulita), dei cyber-criminali (quelli che usano software malevoli che si impadroniscono del computer e chiedono un riscatto per sbloccarlo, vedi il virus «WannaCry»), o di gruppi islamisti. Interessante il tentativo del Califfato, il 30 giugno scorso, quando ha inondato un noto servizio di messaggistica istantanea per avvisare i sostenitori che la notizia della fine del Califfato, annunciata dalle autorità irachene dopo la riconquista di Mosul, era da ritenersi falsa. Purtroppo per loro la realtà era più forte della propaganda.

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lastampa/In campo un cyber scudo contro gli attacchi digitali per controllare il voto all’estero FRANCESCO GRIGNETTI

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