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Se puoi pensarlo puoi farlo, ecco come il piccolo Lorenzo ha realizzato il suo sogno con OpenDot

Se puoi pensarlo puoi farlo, ecco come il piccolo Lorenzo ha realizzato il suo sogno con OpenDot

Lorenzo è un bambino di sette anni, soffre di una patologia neurologica complessa e per questo non riesce a svolgere in autonomia gran parte delle attività quotidiane: dalle più semplici, come lavarsi i denti, a quelle più articolate, come andare in bicicletta.

Lorenzo è un bambino vivace, curioso e soprattutto testardo. Un giorno, prima di compiere quattro anni, cominciò ad appuntare sul suo quaderno alcuni simboli. Per il padre e la madre l’interpretazione non fu immediata, ma dopo un po’ riuscirono a capire. Lorenzo aveva abbozzato una bicicletta.

“Lory domani non sappiamo se abbiamo tempo per andare in bici, hai la tosse e fa ancora freschetto”, gli dissero. Avevano compreso l’oggetto, ma non ciò che il bimbo voleva comunicare. Così Lorenzo continuò ad indicare il foglio, poi si puntò il dito sul petto. Foglio petto, foglio petto e l’intuizione giunse anche ai genitori. Lorenzo non voleva essere portato in bici, Lorenzo voleva guidare una bici!

Risolto l’enigma i genitori si impegnarono per realizzare il desidero del figlio. Dopo tante ricerche trovarono una bici che poteva fare al caso loro. Il prezzo però era esorbitante, quasi quanto quello di un’automobile. Non potendo sostenere una spesa del genere, a malincuore rinunciarono e proseguirono nella ricerca.

Spronati da una forte motivazione, scoprirono che la Fondazione Tog (organizzazione Onlus per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse) aveva iniziato a lavorare con OpenDot. Un laboratorio che agli occhi della famiglia di Lorenzo apparve come il genio della lampada: lì era possibile trasformare le idee in oggetti. Loro l’idea ce l’avevano, una bicicletta adatta al loro bambino, e quindi si recarono alla sede a Milano con il figlio.

I tecnici di OpenDot, i terapisti di Tog, i genitori e soprattutto Lorenzo incominciarono a lavorare insieme per realizzare la bicicletta. Una volta analizzata la postura che il bimbo avrebbe adottato per guidarla, prese le sue misure, ascoltate le sue esigenze, bisognava solo rendere tutte le annotazioni concrete, insomma mettere alla luce una bicicletta mai esistita.

Tempo al tempo e come per magia eccola lì: la bici di Lorenzo. Su misura, adattabile per quando con la crescita il suo corpo cambierà, il tutto al prezzo di una normale bici da corsa. Inutile dire l’emozione del bambino quando montò in sella per la prima volta, superfluo raccontare la gioia dei genitori e di tutto il team lì presente. Lorenzo da allora sfreccia sulla sua bici, non la lascerebbe nemmeno per dormire o per mangiare.

Innovazione sociale digitale, il mondo di OpenDot

La domanda sorge spontanea: ma chi sono quelli di OpenDot, sono davvero magici? No anzi, sono molto pratici e concreti! Per la precisione OpenDot è un FabLab, ovvero un’officina al cui interno ci sono macchinari di alto livello tecnologico, dalla stampante 3D, alla fresa, al taglio laser, ecc. Questi macchinari sono a disposizione di tutti, tutti possono provare a dar vita alla propria creatività, pensare un oggetto e realizzarlo. Lo si può fare da soli o con l’aiuto degli esperti del laboratorio.

Ad esempio per realizzare la bici di Lorenzo rigorosamente a tre ruote, la fresa è stata utile per costruire il telaio, lo sterzo è stato ricavato dal mozzo di una ruota, e il modello 3D è servito per progettare il prototipo su misura del bambino.

Ambiente dinamico, giovane, innovativo e allo stesso tempo molto semplice. La moca gigante con cui gli artigiani digitali si preparano il caffè all’interno della cucina del laboratorio rivela bene la loro mentalità. Non la cialda singola per chi desidera il caffè, ma una grande moca da condividere con gli altri. Condivisione di idee e conoscenza, dialogo in rotta verso l’innovazione. Questo è il FabLab OpenDot.

Scelti sia da Versace per dimostrare ai progettisti della casa di moda i benefici dell’utilizzo della tecnologia, sia da Ikea per adattare i loro prodotti a bambini disabili (vasini per andare in bagno, giochi sensoriali, ecc), il team di Opendot porta avanti la sua mission, ovvero che questo modo di lavorare diventi un grosso vagone per l’economia italiana.

“Siamo convinti che il nostro modo di fare agile, semplice, interconnesso, digitale, su richiesta, su misura sia un enorme potenziale. Le grandi aziende devono ancora capire bene il valore aggiunto che possiamo dare. Prima o poi lo capiranno”, dice il coordinatore di OpenDot Enrico Bassi in una delle sue lezioni tenute all’Università degli Studi di Parma.

Innovazione sociale digitale, tre parole che riassumono bene il senso di tutto il loro operato. “Aperto e accessibile a tutti” si legge sul loro sito! Quindi se qualche creativo, se qualcuno con qualche esigenza particolare, o se un semplice curioso vuole provare o conoscere meglio questa realtà può contattare OpenDot e usufruire dei loro strumenti, della loro conoscenza, contribuendo a sua volta all’innovazione.

A cura di Luisa Di Capua

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In merito all'autore

Luisa Di Capua

Nata il 7 febbraio a Castellammare di Stabia.
Laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, con specializzazione magistrale in Giornalismo e Cultura editoriale all’Università degli Studi di Parma.

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