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Regia Ue per il rimpatrio dei migranti

Dopo il vertice di Ventotene, Roma, Parigi e Berlino lavorano a un piano per il rimpatrio dei migranti: si fa strada l’ipotesi di una cabina di regia europea. Ma resta ancora da sciogliere il nodo su chi deciderà e guiderà le operazioni.

Migranti, il piano: cabina di regia Ue per i rimpatri e accordi sul modello-Turchia FRANCESCO GRIGNETTI
Ipotesi Frontex per gestire il ritorno a casa di chi non ha diritto all’asilo. Ma resta il nodo su chi deciderà. E riparte la macchina della redistribuzione
ROMA – La partita politica e diplomatica è cominciata, ma è indubbio che il vertice di Ventotene potrebbe segnare un momento di svolta nelle politiche dell’immigrazione. Con Francia e Germania, l’Italia condivide l’opinione che l’Europa potrebbe e dovrebbe fare molto di più sul versante dei rimpatri. Il ritorno a casa di chi viene espulso perché non ha diritto all’asilo umanitario, ad esempio, e che a tutt’oggi una responsabilità delle singole nazioni, domani potrebbe essere affidato interamente all’agenzia europea Frontex. Renzi a cena ha introdotto il tema. Merkel e Hollande erano pure d’accordo ma non si è trovato affatto una linea comune per stabilire se sia il caso davvero di affidare i rimpatri a Frontex e, soprattutto, su chi debba comandare: la Commissione oppure il Consiglio, cioè gli Stati nazionali? Si parla in alternativa di una cabina di regia per organizzare e pagare i voli di rimpatrio verso i paesi africani.

I RIMPATRI EUROPEI  

Fonti dell’unione confermano che esiste già l’idea di una cabina di regia europea in cui avrebbero un ruolo forte i Paesi di destinazione più importanti sulla rotta Mediterranea e quelli con i legami più consolidati nei Paesi di origine vedi Italia, Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Belgio. La Germania, e la cancelliera Merkel ha fatto cenno nella conferenza stampa sulla portaerei all’esperienza dei partenariati portati avanti dagli europei con questi paesi africani, ha chiesto di avere un ruolo di guida su Niger e Mali e la Commissione «non si è mai opposta – spiegano le stesse fonti – purché vi fosse un mandato negoziale condiviso». Il passaggio delle politiche sull’immigrazione da una dimensione nazionale a una comunitaria, a questo punto ha dunque l’appoggio esplicito della Germania. La prospettiva italo-tedesca è di estendere all’Africa il modello-Turchia, che ha accettato di ospitare i profughi siriani in cambio di molti soldi della Ue, ma anche di una certa percentuale di persone che l’Europa dovrà accogliere.

MODELLO TURCHIA

E magari qualcuno, sentendo parlare della Turchia di Erdogan, storcerà il naso. Però è quello il modello giusto, secondo la Merkel, che al riguardo è stata esplicita: «Da soli, senza la Turchia, non possiamo battere gli scafisti». Ovviamente, come con la Turchia, dovrebbe essere l’Europa a pagare le spese per chi in Africa accoglierà decine se non centinaia di migliaia di persone in fuga, ma così si potrà anche organizzare in loco lo screening tra chi è un migrante per ragioni economiche e chi è un profugo che fugge da guerre e persecuzioni. Non è un caso, dunque, se ieri, il giorno dopo Ventotene, la Commissione europea ha fatto sapere di avere accolto con favore l’iniziativa del vertice. I temi di cui il capo del governo italiano ha discusso con il presidente francese e la cancelliera tedesca «sono da tempo in cima all’agenda della Commissione – ha ricordato un portavoce dell’esecutivo comunitario -. Il presidente Juncker ha puntato molto sulla crescita. Sull’immigrazione, le quote non sono altro che il tentativo di tradurre in atto il principio di solidarietà».

AL VIA LA RIPARTIZIONE  

Immigrazione significa anche ricollocazione tra ai Ventisei degli immigrati giunti finora in Italia e Grecia. C’era un bel piano che prevedeva la redistribuzione di 160 mila profughi tra quelli che si trovano in Grecia e Italia. Dovevano partire in 6 mila al mese, ma è stato un clamoroso flop. È molto incoraggiante, allora, l’annuncio del ministro tedesco dell’Interno Thomas de Maiziere, che ha annunciato l’accoglimento di «alcune centinaia di profughi ogni mese dall’Italia». Un segno di buona volontà che serve a mettere in mora chi assolutamente rifiuta il principio delle quote e che fa sperare il nostro Angelino Alfano: «Se parte bene con la Germania – dice – noi riteniamo che finirà bene anche con gli altri Paesi Ue. Nel 2015 la Germania si è fatta carico di un milione di profughi. Quindi, se oltre a quelli già presi, la Germania si prende anche una parte dei nostri, vuol dire che anche gli altri Paesi europei lo potranno fare». I francesi sono a loro volta convinti che l’Europa debba andare al di là del Mediterraneo con seri progetti per lo sviluppo. «Desideriamo che nei confronti dell’Africa – ha detto il presidente Hollande nella conferenza stampa di lunedì – l’Ue sia più presente. I nostri Paesi devono dare l’esempio attraverso meccanismi di finanziamento, soprattutto nei confronti del Paesi del Sahel che sono maggiormente toccati dall’emigrazione».

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