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Politica

Brexit, i paletti dell’Europa per gli inglesi

Brexit: l’ambasciatore britannico presso l’Ue, Tim Barrow, consegna la lettera di Theresa May al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk

Il Regno Unito vuole mantenere con l’Unione europea «una partnership profonda». Theresa May lo ha scritto sette volte nella lettera che ha dato il via ufficiale alla Brexit. Ma la strada per i negoziati è in salita: non c’è intesa sui tempi, i commerci e la difesa comune. Il capo del Desk Esteri de La Stampa, Alberto Simoni, nel suo reportage racconta le reazioni degli inglesi al divorzio.
Secondo Charles A. Kupchan «l’Occidente sembra giunto a un punto critico. Il populismo potrebbe continuare a guadagnare forza. E qualunque sia l’esito, la Brexit è un minaccioso segnale di avvertimento».

Accordi con l’Ue e sicurezza. La Brexit parte già in salita

Consegnata a Bruxelles la lettera che dà il via ufficiale al divorzio di Londra. Ma non c’è intesa sui tempi dei negoziati, i commerci e la difesa comune

BRUXELLES – Il Regno Unito vuole mantenere con l’Unione europea «una partnership profonda e speciale». Theresa May lo ha scritto ben sette volte nella lettera che ha dato il via ufficiale alla Brexit. Non sarà facile, visto che la strada per i negoziati si preannuncia in salita. Sia sulla forma (Londra vuole affrontare parallelamente il divorzio e gli accordi futuri, mentre Bruxelles vuole prima definire tutti i dettagli dell’uscita), sia sui contenuti (il conto da pagare e i legami da conservare, soprattutto su commercio e sicurezza).

La lettera è stata consegnata a mano, nella sua versione originale, alle 13,20 di ieri dall’ambasciatore britannico Tim Barrow, che l’ha recapitata al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Sei pagine, che si aprono con un «Dear President Tusk» e si concludono con un «Yours Sincerely, Theresa May», scritti a mano. La premier britannica ha messo la sua firma sulla comunicazione che attiva l’articolo 50 del Trattato di Lisbona alle 16,26 di martedì, ma l’annuncio è stato dato solo dopo mezzanotte. A quell’ora la lettera era già a Bruxelles, custodita in una valigetta nera. Il documento è stato infatti portato nella capitale belga da un funzionario britannico, scortato dagli uomini della sicurezza, a bordo di un Eurostar partito nel tardo pomeriggio da Londra. Ha attraversato la Manica, ha passato la notte nella residenza di Barrow e ieri mattina verso le 9,40 ha fatto il suo ingresso all’Europa Building, il nuovo edificio del Consiglio.

L’ambasciatore ha partecipato a una riunione con i 27 colleghi, ma la lettera è rimasta nascosta nella valigetta. Nessun «leak», nessuna fuga di notizie sul contenuto. Tutto questo fino alle 13,20, quando Barrow è salito negli uffici di Donald Tusk. Il presidente del Consiglio europeo ha dato la notizia su Twitter alle 13,28. Una ventina di minuti dopo, in sala stampa, si è lasciato andare un commosso «ci mancate già». Più freddo il comunicato dei 27: «Ci dispiace, ma noi siamo pronti».

«Equa e ordinata», questa è l’uscita che auspica May nella lettera. Ma già nella seconda pagina spunta il primo grande scoglio che i negoziatori dovranno superare: «Crediamo sia necessario concordare i termini della nostra partnership futura accanto a quelli della nostra uscita dall’Ue». La risposta dei Ventisette dice esattamente l’opposto: prima «le disposizioni fondamentali per un ritiro ordinato». I dettagli della futura partnership saranno affrontati «in futuro» e solo dopo «un accordo» sulla prima parte. Impossibile trovare una sintesi: una delle due parti dovrà cedere qualcosa già in partenza. May comunque assicura che in questi due anni «continueremo ad adempiere alle nostre responsabilità come Stato membro», un passaggio che serve a rassicurare i cittadini Ue che vivono nel Regno Unito: non ci sarà alcuna discriminazione.

Sui contenuti della «deep and special partnership», il governo di Londra cita esplicitamente due pilastri: economia e sicurezza. E mette in guardia dai rischi legati alla mancanza di un accordo. In campo commerciale «dovremmo relazionarci secondo le regole della Wto». Il che potrebbe avere pesanti ripercussioni sulle imprese di import-export. Senza un’intesa nell’ambito della sicurezza, invece, «la nostra cooperazione contro il crimine e il terrorismo sarebbe indebolita». Qui Theresa May sembra fare un passo in più e alcuni analisti hanno letto un legame tra le due cose, una sorta di minaccia in questi termini: «Se non ci date un buon accordo commerciale, non avrete più il nostro supporto sulla sicurezza». Downing Street ha ovviamente smentito questa lettura, ma c’è un passaggio in cui si ricorda che «la sicurezza dell’Europa è più fragile che mai dalla fine della Guerra Fredda. Indebolire la nostra collaborazione (…) sarebbe un errore che pagheremmo a caro prezzo». May lo ha ribadito anche martedì sera durante una telefonata con Angela Merkel, unica collega tra gli altri leader Ue con cui c’è stato un contatto diretto. Perché come sempre, è Berlino che dà le carte.

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lastampa/Accordi con l’Ue e sicurezza. La Brexit parte già in salita MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

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