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Lorenzo Fioramonti (CC BY-SA 4.0)
Attualità Editoriali

Ogni giorno ha la sua supercazzola: dopo le merendine, il crocifisso

Ormai ogni pretesto è buono per contestare gli altri, e se non c’è lo si crea inventando o falsificando parole e fatti. Ora, dopo le merendine, il crocifisso

Ogni giorno ha la sua supercazzola: dopo le merendine, il crocifisso

Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti (M5s), intervistato il 30 settembre dal programma radiofonico Un giorno da pecora su Rai Radio 1, negli ultimi minuti della trasmissione, a proposito della questione del crocifisso in aula, ha dichiarato che “è una questione divisiva che può attendere”. Sollecitato dall’intervistatore a dire cosa farebbe se potesse decidere solo lui, Fioramonti ha poi aggiunto che gli piacerebbe vedere nelle aule “una mappa geografica del mondo, un richiamo alla Costituzione e agli obiettivi dello sviluppo sostenibile”. Queste parole hanno scatenato aspre critiche da parte dell’opposizione e della Chiesa, e non ne capirei il perché se tralasciassi il “per partito preso”.

Oltretutto Fioravanti NON dice che nelle aule, al posto del crocifisso metterebbe la mappa geografica del mondo ecc. ecc.(ascoltiamolo)

Queste le parole di Fioramonti, non altro.

Fioramonti, come avete ascoltato, non ha detto che toglierebbe il crocifisso per mettere al suo posto la mappa geografica del mondo ma che gli piacerebbe che questa ci fosse con tutto il resto (e i miei ricordi scolastici mi dicono che una volta – anni 50 / 60 – c’era, non creava problemi o dava fastidio e, soprattutto, era utile) per cui, a ben vedere e a non voler fare polemica gratuita a tutti i costi per farsi notare, l’una cosa non esclude per forza l’altra (oltretutto, di pareti, ogni aula ne ha ben 4).

Inoltre, mappa geografica del mondo ed il resto, se ci fossero male non farebbero (come del resto il crocifisso) anzi, magari darebbero ai ragazzi una visione della conformazione dello stesso, cosa che purtroppo sempre più spesso è ignorata dagli allievi. E non parliamo poi della Costituzione e del resto.

Insomma, siamo al solito: creare un venticello, venderlo come ciclone e farlo diventare un uragano tanto per farsi sentire e vedere. E fa niente se lo si fa diffondondendo solo falsità (o mezze verità raccontate a modo loro, il che è peggio ancora) ragionando, si fa per dire, sul nulla come già hanno fatto sulle merendine, le patatine, le bibite gassate, le tasse, l’Iva ecc ecc tanto, magari proprio perché nelle aule non c’è più quanto sopra, sempre maggior parte dei quanti li ascoltano nemmeno sanno che stanno sragionando.

Ma quest’è.

Fa rabbia, fa amarezza, fa anche spavento derivante dal vedere tanta ignoranza trionfare e fare da concime a stolti egoismi, ma quest’è. E finché si continuerà a seguire dei quaquaraquà che si spacciano per politici (o anche giornalisti) solo perché hanno la favella sciolta ne più nemmeno come quella dell’imbonitore delle fiere, c’è poco da fare: in Italia l’ufficio complicazione delle cose semplici lavorerà sempre H24, e la sua produzione sarà sempre e solo il: facite ammuina ed utilizzate, per ed in tutto, altrismo e altrovismo certi di trovare, sempre, diverse persone che in esso si riconosceranno, vi applaudiranno e finanche vi voteranno.

Povera patria

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Stanislao Barretta

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