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NON È MAI TROPPO TARDI - Manzi e Lucano, due Maestri di CULTURA (VIDEO)
Attualità Editoriali

NON È MAI TROPPO TARDI – Manzi e Lucano, due Maestri di CULTURA (VIDEO)

OGGI Domenico Lucano comincia a risorgere e a scendere dalla croce dove era stato crocifisso nell’AD 2018 con il Comandante regnante.

Il mio personale auspicio è che, non avendo più mani e piedi “inchiodati” ne faccia buon uso con quanti lo hanno condannato al calvario di quest’anno quasi, e che si ricordi che magari perdonare è divino, ma dimenticare è pericoloso tant’è che, comunque, e a prescindere, al di là del perdono, il “peccato originale” è rimasto, eccome se è rimasto, e caramente continuiamo a pagarlo.

Parimenti, il peccato di un certo pensiero, quello, detto in chiaro, del COMANDANTE, non va ne dimenticato ne sottovalutato, e va combattuto con tutti i mezzi possibili (purchè ovviamente affini a persone civili quali gli altri sono e devono essere).

Ma ripercorriamo i fatti, quelli afferenti alla vicenda di Mimmo Lucano che, ricordiamo, era il Sindaco di Riace, e ricordiamo quanto accadde il 2 Ottobre 2018, quando l’allora Sindaco di Riace fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare.

Riporto a seguire un breve passaggio estratto da uno dei tanti articoli dell’epoca scritti sul caso e QUI rintracciabili dal nostro archivio, ma prima ancora inserisco un video a tema:

OGGI la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

Nel comunicato diffuso dalla Procura in merito all’Operazione Xenia, a Lucano si contesta che, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, era uso ad organizzare, “con particolare spregiudicatezza”, veri e propri matrimoni di convenienza tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano”.

A supporto dell’incriminazione di Lucano, nel comunicato firmato dal GIP di Locri Luigi D’Alessio, viene riportata una lunga intercettazione, che non coglie certo di sorpresa chi conosce il sindaco dei migranti. In essa il sindaco spiega quali potrebbero essere gli stratagemmi per evitare l’espulsione ad una donna che si è vista rifiutare il visto 3 volte. Metodi illegali per contrastare un decreto che Lucano ritiene ingiusto e disumano: “Ti spiego dal punto di vista dei documenti lei non può stare … mica dipende da… questo purtroppo, dico purtroppo perché io non sono d’accordo con questo decreto”.

Arresto a parte il sindaco è già da diverso tempo sotto i riflettori, lui è diventato la nemesi degli ultimi due ministri dell’Interno italiani. Gli scontri, anche mediatici sono iniziati con Minniti, il sindaco Lucano infatti ha più volte sostenuto di essere stato ostacolato nel suo progetto dall’allora Ministro dell’Interno al punto da affermare che “dal maggio 2016 non riceviamo un euro dalla Prefettura. Abbiamo un sistema che funziona, ma iniziamo a pensare che dia fastidio”.

Con Salvini la miccia si è infuocata subito. A giugno il ministro della Lega parlando di Riace e del suo primo cittadino aveva detto: “Al sindaco di Riace non dedico neanche mezzo pensiero. Zero, è zero”.

Ad agosto il circolo della Lega nella Locride ha diffuso una nota a firma del coordinatore Claudio Falchi in cui sottolineava:

«[…] il tanto decantato modello Riace, in questi giorni per l’ennesima volta agli onori della cronaca per il perenne vittimismo del sindaco Lucano che sta conducendo uno pseudo sciopero della fame, non è più credibile agli occhi dei cittadini».

E aggiungeva:

«Questo anche in virtù di una cattiva gestione amministrativa che ha portato il Comune al dissesto finanziario con un debito che ad oggi è stato certificato dal commissario liquidatore dottoressa Rosa Romeo in oltre 2 milioni e mezzo di euro”».

Salvini prezzemolinoLa notizia dei domiciliari del sindaco dei migranti è stata apostrofata dal ministro Salvini con una dichiarazione al vetriolo contro Lucano e i suoi sostenitori:

“Accidenti, chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati! Io vado avanti. #portichiusi #cuoriaperti”.

E questo è un minimo promemoria della fede del Comandante Salvini.

Hanno la faccia come il culo, CuoreInutile dire che molte delle accuse fatte dal Comandante Salvini, e delle parole di questo versus Lucano, erano solo sfiato da bocca sfuggita in dantesca analogia del «Ed elli avea del cul fatto trombetta» e se per questo, per affinità di “faccia” vi torna in mente anche quanto in sempre più dicono di certi politici, ricordandosi magari della famosa copertina della rivista Cuore accanto richiamata, ebbene: confesso che ci ho pensato anch’io.

Molte delle accuse, dicevo, erano solo parole lanciate a ruota libera per proprio tornaconto, ed oggi comincia ad arrivare il cancellino dell’analisi che pone l’indice sulla realtà e fa chiarezza sulle bufale del Comandante & Co.

Tanto per cominciare, ed in estrema sintesi, annoto subito che la Cassazione, per una delle calunnie sparse su Lucano, attesta che “non risultano ‘frodi’ negli appalti di Lucano” ne “favorì matrimoni di comodo”.

Mancano indizi di “comportamenti” fraudolenti, fa sapere la Cassazione, che Domenico Lucano, il sindaco sospeso di Riace, avrebbe “materialmente posto in essere” per assegnare alcuni servizi, come quello della raccolta di rifiuti, a due cooperative dato che le delibere e gli atti di affidamento sono stati adottati con “collegialità” e con i “prescritti pareri di regolarità tecnica e contabile da parte dei rispettivi responsabili del servizio interessato”.

Questo è quanto si legge in quanto la Cassazione ha scritto nelle motivazioni depositate oggi e relative all’udienza che lo scorso 26 febbraio si è conclusa con l’annullamento con rinvio del divieto di dimora a Riace.

La misura cautelare era stata disposta dal Tribunale della libertà di Reggio Calabria lo scorso 16 ottobre nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Locri che ha rinviato a giudizio Lucano.

L’udienza è aggiornata a domani, 4 aprile.

Quanto dovrebbe far vergognare chi ha promosso l’azione contro Lucano è che la Cassazione attesta che non solo non sono provate le “opacità” che avrebbero caratterizzato l’azione di Lucano per l’affidamento dei servizi, tra cui quello della raccolta rifiuti, alle cooperative L’Aquilone e Ecoriace, ma che è proprio la legge che consente “l’affidamento diretto di appalti” in favore delle cooperative sociali “finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate” a condizione che gli importi del servizio siano “inferiori alla soglia comunitaria”.

Per quanto riguarda poi l’accusa rivoltagli in merito al suo essersi dato da fare, secondo le malelingue di salviniana fede, per favorire la permanenza in Italia della sua compagna Lemlem, anche questa è cosa di “gravità indiziaria” e, a questo riguardo, bisogna considerare “la relazione affettiva” che intercorre tra i due e lo stato di incensurato di Lucano prima di decidere nuovamente per il mantenimento del divieto di dimora.

In conclusione, per la Cassazione Lucano ha cercato di aiutare solo Lemlem “tenuto conto del fatto” che il richiamo a “presunti matrimoni di comodo” che sarebbero stati “favoriti” dal sindaco, tra immigrati e concittadini, “poggia sulle incerte basi di un quadro di riferimento fattuale non solo sfornito di significativi e precisi elementi di riscontro ma, addirittura, escluso da qualsiasi contestazione formalmente elevata in sede cautelare” (salvo che nella mente e nei desiderati di Salvini & Co.)

In base a queste considerazioni, la Cassazione annulla, quindi, il divieto di dimora per il sindaco (sospeso) di Riace per cui ora, Mimmo Lucano può, a pieno diritto, affermare: “Salvini ha temuto il processo” io l’ho affrontato, ed aggiungere: “Rifarei tutto” come, tra l’altro, ha fatto nell’intervista concessa a “Circo Massimo”, su Radio Capital dove ha detto:

“Il mio auspicio è che ci sia giustizia: spero con tutto il cuore che il divieto di dimora possa cadere. Io comunque rifarei tutto quello che ho fatto”

“Tutto il quadro accusatorio è ancora da definire e la richiesta di rinvio a giudizio andrà avanti: ora dobbiamo aspettare per capire se verremo rinviati a giudizio. Non ho mai detto ‘sono innocente’: lo deve dimostrare chi ha la competenza, noi ci difendiamo ‘nel’ processo e non ‘dal’ processo”.

”Penso che questa storia è diventata qualcosa che ha a che fare con la politica, con lo schierarsi da una parte o dall’altra contro chi ha in mano questo processo: sono l’ultimo anello”

e proseguendo, a domanda ha risposto:

“Salvini? C’erano due avvocati del Viminale presenti nel Tribunale di Locri: non mi interessa molto, forse la parte politica che rappresenta è abituata ad argomentazioni basate su denigrazioni e cattiverie.
Confermo che mi chiedo come faccia un cristiano a votare Salvini.
In questi mesi chi ha sopportato tutto quello che è successo a me e a Riace sono stati i missionari Comboniani: i valori del cristianesimo sono antitetici a quelli del ministro dell’Interno, sono più convinto di prima che un cristiano non può votare Salvini”.

Poi, con un chiaro riferimento al caso Diciotti, chiude dicendo:

“Io sono un ultimo, debole, non ho nessuno, mentre Salvini, così forte, ha avuto paura di farsi processare”, aiutato dal Movimento 5 Stelle che “rappresentano il potere, se lo possono permettere”.

E questo è!

Che dire! Niente! Posso solo tronare con il pensiero al quanto ho pensato accincendomi a scrivere di questo caso:

negli anni dal 1960 al 1968 un certo, benemerito e mai abbastanza ringraziato e premiato, MAESTRO Alberto Manzi, scelto nel 1960 per presentare il programma “Non è mai troppo tardi” che aveva l’ambizione – ampiamente raggiunta – di combattere l’analfabetismo (culturale) molto diffuso in Italia.

Il programma, curato insieme con Oreste Gasperini e Carlo Piantoni, ebbe grande successo e rese famoso il MAESTRO MANZI.

OGGI troviamo un certo Domenico Lucano che è, a sua volta, diventato famoso per aver provato, con le sue azioni, a dar lezione di cultura di civiltà ed umanità agli altrettanti analfabeti governativi e non che, di fatto, tali amano restare e provano a resistere anche con azioni giudiziarie campate in aria pur di restare nel loro dorato analfabetismo civico.

Resta, ad ora, il dispiacere del dover vedere che purtroppo, ad ora, Lucano ha fallito laddove invece Manzi ebbe successo: acculturare gli italiani. A sua scusante va però annotato che Lucano, più che con gli italiani, si è trovato a dover aver a che fare con gli italioti, sottoprodotto dei pimigenei, e, ancor peggio, con gli attuali politici che, a loro volta, sono espressione di questo sottoprodotto e quindi: sottoprodotti di un sottoprodotto!

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