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Marina e Trenta contro Salvini
Attualità Editoriali

Marina e Trenta contro Salvini che risponde: comando io, la direttiva è “doverosa e legittima”

Nelle ultime ore è il tema migranti a dominare sul fronte politico e interno in Italia nel quale ora si vede anche la Marina contro Salvini per la direttiva del Viminale sulla Mar Ionio e migranti.

Secondo i militari, la Direttiva del Ministro dell’Interno Salvini sui porti è una ingerenza inaccettabile: “non abbiamo mai preso ordini dal Ministro dell’Interno, siamo in democrazia, non è un regime totalitario” queste le parole che punteggiano la presa di posizione dei militari nei confronti di Salvini, e questa volta sono parole che non arrivano ne da ONG ne da attivisti, ma dallo Stato Maggiore della Difesa che ieri si è visto recapitare la direttiva del Viminale con la quale si inibisce l’entrata in territorio italiano alle navi con a bordo migranti.

La Direttiva era fatta per contrastare la nave Ionio ma era indirizzata, oltre che ai vertici di polizia, Guardia di Finanza, e carabinieri, anche al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Enzo Vecciarelli, e al capo di stato maggiore della Marina, Valter Girardelli.

Per i militari che hanno parlato all’agenzia di stampa Adnkronos, quella di Salvini è un’ingerenza visto che loro dipendono dal Ministero della Difesa e dal Presidente della Repubblica che è anche Capo delle Forze Armate.
La dura presa di posizione abbastanza inedita innesca un vero e proprio scontro istituzionale per cui il caso è arrivato prima sul tavolo del ministro della difesa Trenta, poi al Quirinale che ieri ha avuto un incontro con il premier Conte per discutere, tra l’altro, del decreto “sblocca cantieri” che è bloccato da 28 giorni, insieme a quello sulla “crescita” (nuuovo record assoluto di ritardo) che appaiono essere scomparsi dai radar e che, comunque, non sono ancora approdati al Quirinale dal momento che Lega e M5s se li rimpallano perché “continuano a non essere d’accordo su singole norme”.

Cosa peggiore ed ancor più allarmante per il Quirinale è che, nel frattempo sembra che “articoli estranei sarebbero entrati nel testo approvato ‘salvo intese’ quasi un mese fa, snaturandone l’impianto originario, il che significa che a rigor di logica, ma anche di legge, il provvedimento andrebbe approvato di nuovo in Consiglio dei ministri prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale” come sintetizza il Corriere della Sera.

Tra Mattarella e Conte, si evince al termine, c’è stato perciò un discorso “sul metodo, una tirata d’orecchie da parte del Colle, una discussione franca su modo di governare che sta snaturando la natura del decreto legge, già peraltro abusata da tutti i governi” e non si è parlato anche della direttiva Salvini; anche perché sembra che sia arrivata ore dopo la chiusura dell’incontro.

Comunque sia, nessun commento ufficiale viene espresso e non si da a vedere nemmeno l’intenzione di far trapelare il pensiero del Presidente che, da sempre, ha come regola il rispetto costituzionale dell’equilibrio dei poteri e il rispetto dei limiti propri e delle competenze altrui.

A tutte le accuse e le rimostranze anche dei vertici militari la Lega ribatte che, se mai, è dal ministro Trenta che da giorni è in atto un tentativo di ingerenza. Ed allora ecco ancora il Comandante Salvini pronto a rimarcare:

“Sono io che ho la competenza sui porti. Ho oneri e onori e per me restano chiusi”

aggiungendo che, secondo la sua visione delle cose e del suo potere, la direttiva è stata ed è “doverosa e legittima” perché anche la Marina può svolgere compiti di “polizia marittima” per cui, come ribadito anche a Radio Anch’io, sui porti decido io:

“Il ministro dell’Interno – afferma il Comandante – a prescindere da chi lo fa è la massima autorità nazionale di pubblica sicurezza e deve autorizzare gli sbarchi nei porti se per motivi di interesse nazionale e sicurezza ritenga che non ci sia nessun porto per far sbarcare non sbarcano”.
“Il porto di sbarco va assegnato dal ministro dell’Interno e se non lo assegna il porto non c’è.
Posso stare simpatico o antipatico ma gli italiani mi pagano per difendere gli interessi nazionali”

insiste, rispondendo alle polemiche con i ministri M5s sulla gestione dei porti attirando così la replica di Di Maio pronto ad affermare che, chiudere i porti, è inutile se davvero sono in 800.000 pronti a partire dalla Libia.

Stranamente Salvini, per ora, non sbotta subito anche contro l’altro vice ma continua a dire ai suoi: “Parlate delle cose positive, delle vostre competenze” e non attaccate i 5 stelle e questo, ad analisi di tanti, lascerebbe intravedere che il suo attuale pensiero, e timore, è rivolto a quello che potrà essere il controllo dei gruppi da parte di Di Maio dopo il 26 maggio.

E questo è!

Comunque sia, di sicuro la tensione nel governo resta alta tanto che un ‘big’ del partito di via Bellerio sbotta: “Così non si può andare avanti”.

Ovviamente, alta è anche l’attenzione del Quirinale che, ovviamente, una volta emerse le frizioni e l’irritazione dei vertici militari, segue tutti gli sviluppi con attenzione visto che il Capo dello Stato è anche Capo delle Forze armate.

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