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L’Italia è stanca di tragedie annunciate

L’Italia è stanca di tragedie annunciate

L’Italia è stanca di tragedie annunciate. Ultima di esse il crollo del ponte Morandi di Genova, un’immane catastrofe che ha causato 43 morti accertati e una decina di feriti.

Si piangono i morti, ma nessuno può più tollerare che anche in questo caso si parli di tragica fatalità.

Non possono tollerarlo i parenti delle vittime, che non rivedranno più i loro cari, soprattutto giovani e famiglie in viaggio verso le località di villeggiatura, risucchiati in un baratro di cento metri o schiacciati dai piloni di cemento, crollati come un castello di carta.

Non possono i circa 580 sfollati che da un momento all’altro si sono ritrovati senza più nulla – si parla di demolizione – e dovranno, loro malgrado, iniziare una nuova vita altrove.

Non possono gli abitanti di Genova, che hanno attraversato centinaia di volte quel ponte, importante arteria di comunicazione e si ripetono “Poteva toccare a me”.

Non possono i cittadini (e contribuenti) italiani che, sempre più spesso,  assistono a disastri che potevano essere evitati: monumenti che si sbriciolano, treni che deragliano, ponti che crollano.

Anche se architetti, ingegneri, geologi lanciano l’allarme su molte situazioni di grave pericolosità, come Cassandra, restano inascoltati, perché spesso si sottovalutano i rischi oppure perché è la logica del profitto a prevalere.

Emblematico quest’ultimo caso di Genova, dove forse la sottostima del pericolo – vogliamo sperare non il risparmio sui fondi destinati alla manutenzione – ha condotto al tragico epilogo che tutti conosciamo.

Sembra che la pericolosità del ponte Morandi, che presentava gravissimi problemi di corrosione, fosse stato infatti denunciata già da vari anni, ma evidentemente gli interventi conservativi effettuati non sono stati sufficienti a mettere in sicurezza il viadotto.

Con tali premesse, nessuno può parlare di tragica fatalità. A poco vale il cordoglio per le vittime, i funerali di Stato se ad ogni disastro annunciato continuiamo ad attribuire le colpe all’ineluttabilità del destino.

Noi non ci stiamo: se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi.

Non ci sta più neanche il Governo: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha infatti comunicato sul suo profilo Facebook che nella giornata di ieri è stata avviata la procedura per la decadenza della concessione ad Autostrade per l’Italia.

Perché la sicurezza dei cittadini viene prima dei dividendi degli azionisti” – ha affermato il ministro, annunciando che è stata formata una commissione per accertare le responsabilità e punire i colpevoli.

Inoltre, rende noto che entro il 10 settembre, tutti i gestori di strade, autostrade, dighe dovranno presentare una relazione di tutte le condizioni a rischio riscontrate e gli interventi effettuati.

Da un’inchiesta svolta dopo il crollo del ponte a Genova, risulta che in questo momento in Italia i ponti, i viadotti e le gallerie a rischio siano circa 300. I dati sono inquietanti, se pensiamo al numero enorme di persone che ogni giorno circola sulle autostrade italiane.

Per la messa in sicurezza di queste infrastrutture occorrono diversi miliardi di euro tra fondi europei e nazionali, che a quanto pare sono già stati stanziati o autorizzati dall’UE. Tutto sta nel vigilare in che modo verranno effettuati i lavori e spesi i fondi

E’ doveroso che vi siano controlli più serrati e costanti quando c’è in gioco la vita umana. E’ questa la maniera migliore di onorare le vittime: fare in modo che tali tragedie non accadano più.

 

A cura di Adelaide Cesarano

 

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