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La Scuola ai tempi del Coronavirus: le musure del Governo

La Scuola e il Coronavirus: la chiusura delle scuole in tutto il Paese è una fake news. Le misure prese dal Governo per arginare il rischi contagio.

La Scuola ai tempi del Coronavirus: le musure del Governo

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, controfirmato dal Ministro della Salute, del 25 febbraio 2020 sono state emanate le seguenti misure di contrasto alla diffusione del virus che riguardano la Scuola:

  1. Sospensione dal 23 febbraio al 15 marzo 2020 in tutto il territorio nazionale dei viaggi di istruzione, sia in Italia sia all’estero, degli scambi o gemellaggi, e delle uscite didattiche per le scuole di ogni ordine e grado.
  2. Possibilità di effettuare la didattica online per le scuole che hanno dovuto sospendere le lezioni a causa dell’emergenza Coronavirus.
  3. Riammissione a scuola dopo un’assenza per malattia superiore ai cinque giorni, entro il 15 marzo, solo previa presentazione di un certificato medico.

Le scuole sono attualmente chiuse solo nelle “zone rosse”. Tra le cosiddette fake news, invece, c’è in circolazione quella sulla presunta chiusura di tutte le scuole d’Italia a causa dell’emergenza Coronavirus.

In alcune regioni o singole città, con ordinanze regionali o sindacali, in questi giorni è prevista la sospensione delle attività didattiche, per consentire di igienizzare e rendere pertanto più sicuri gli edifici scolastici, mentre le scuole con gli uffici di segreteria restano aperte.

Tali misure sono state fortemente sollecitate dai sindacati di categoria, in particolare dallo SNALS-CONFSAL, che ha fatto notare in più occasioni la mancanza di coordinamento tra le iniziative del governo, del MI e delle autorità locali in materia di istruzione.

Ad esempio sulla questione dei viaggi di istruzione e delle visite guidate: da una parte le dichiarazioni rassicuranti del governo sulla possibilità di fare viaggi e turismo in Italia e dall’altra la sospensione delle stesse su tutto il territorio nazionale.

Per quanto concerne le modalità di formazione a distanza, Lo SNALS-CONFSAL ha chiesto che vengano fornite indicazioni precise sulla loro concreta attuazione, in quanto essa potrebbe comportare condizioni di disparità nei confronti degli alunni e del loro diritto all’apprendimento.

Nel Comunicato – Emergenza Coronavirus Incontro al MI con il Ministro Azzolina – del 26 febbraio 2020, Il Segretario Generale dello SNALS Elvira Serafini ha a tal riguardo rilevato:

“Non è solo la tecnologia da porre in essere che ci preoccupa ma anche la reale possibilità di organizzare contenuti didattici in formato erogabile online da parte dei docenti e la modalità di produzione delle lezioni in caso di sospensione delle attività didattiche.”

La Serafini ha inoltre affermato:

“Riteniamo poi che sia giusto assicurare la validità dell’anno scolastico anche se non si raggiungono i 200 giorni di lezione, se non si completano i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento prima dell’ammissione agli esami di stato. Stessa deroga chiediamo per l’obbligo delle prove Invalsi per gli alunni delle classi quinte del secondo ciclo.”

E nella giornata di ieri, con la seguente FAQ, il Ministero dell’Istruzione, facendo seguito alla richiesta del Segretario Generale dello SNALS-CONFSAL, ha chiarito quanto segue:

I provvedimenti di chiusura delle scuole o di sospensione delle attività didattiche avranno conseguenze sulla validità dell’anno scolastico e sul conteggio delle assenze degli alunni?

Le assenze degli alunni nei periodi di sospensione “forzata” delle attività didattiche non saranno conteggiate ai fini della validità dell’anno scolastico. Allo stesso modo, l’anno scolastico è comunque valido, anche qualora non dovesse raggiungere il minimo di 200 giorni previsti, in quanto si tratterebbe di una situazione dovuta a cause di forza maggiore.”

I sindacati, a causa dell’emergenza Coronavirus, hanno nel frattempo sospeso lo sciopero della Scuola previsto per il 6 marzo prossimo, raccogliendo l’appello della Commissione di garanzia di non effettuare le agitazioni già indette nei vari settori lavorativi.

Adelaide Cesarano

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