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Protagonismo parassitario di Salvini, fulmini di Spataro
Attualità Editoriali

Il protagonismo di Salvini attira i fulmini di Spataro

Duro attacco del procuratore capo di Torino Armando Spataro contro il Ministro dell’Interno Salvini:

“ci si augura che per il futuro il ministro eviti comunicazioni simili o quantomeno voglia informarsi sulla tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso”

così Spataro in un comunicato stampa che si riferisce al tweet con cui Salvini ha annunciato, in mattinata, l’arresto di 15 nigeriani.

“Sono stufo di offese, insulti, minacce e attacchi. Faccio il Ministro dell’Interno da sei mesi! Se a qualcuno non piace che si candidi alle prossime elezioni”

questa la risposta di Salvini.

Ma vediamo la ricostruzione del quanto fatto,  o malfatto, dal ministro dell’interno Salvini, nonché viceministro, in merito ad alcune operazioni di Polizia delle quali (per dovere istituzionale), viene posto a conoscenza, ma non certo affinchè le diffonda subito nei social, pro domo sua, per pavoneggiarsi e farsi pubblicità come se il tutto fosse stato fatto da lui in prima persona e non da altri che occupano dei posti (dal poliziotto, carabiniere, finanziere, semplice fino ai loro capi ed anche ai procuratori ecc ecc) non semplicemente perché qualcuno si è fatto abbindolare dalle sue chiachiere affabulanti, e l’ha votato per motivi suoi, ma avendo studiato, sgobbato e superato dei concorsi prima, e sgobbando giorno dopo giorno poi, magari rischiando veramente la vita (visto che non hanno solerti protettori alle spalle pronti a bloccare e zittire anche una semplice casalinga, tanto per dirne una), per ben meno di quanto lui prende. E questa è una delle realtà sovertite da Salvini & Co. che, invece, si fanno un vanto dell’occupare un posto non già per cultura e preparazione, ma solo perchè “votati” a prescindere (sic) e, per questo, invitano gli altri a parlare solo se, a loro volta, saranno votati. DOPPIO SIC!

Questa mattina presto Salvini, numero uno del Viminale, emulo della Regina Ravenna di Biancaneve ed i sette nani (ed anche Salvini ha i suoi), si è rivolto, come di solito, al Suo specchio fatato (twitter) per chiedere chi è il più bravo tra gli eletti ed ha quindi iniziato la nuova giornata propagandistica twittando:

“49 mafiosi, colpevoli di estorsioni, incendi e aggressioni, sono stati arrestati poche ore fa dai Carabinieri in provincia di Palermo. Le buone notizie non finiscono qui. Altri 15 mafiosi nigeriani sono stati arrestati a Torino dalla Polizia, che poi ha ammanettato altri 8 spacciatori (titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini) a Bolzano. Grazie alle Forze dell’Ordine! La giornata comincia bene!”

Ma che bravo. Grande ministro e vice premier. Che uomo, che macio (macho), e tutto da solo, e solo perché è stato eletto!

Tweet di Salvini 041218

Peccato però che, per la sua mania di saltare su ogni cavallo utile che passa per farsi pubblicità (come e peggio del miglior Berlusca dei suoi tempi migliori), questa volta – con il suo tweet – abbia oltrepassato la linea della dovuta discrezione e riservatezza di indagini ed operazioni delle quali lui, per dovere istituzionale, viene informato (e qui ribadisco, non certo affinché lui – per farsi bello – ne informi il mondo intero, inclusi gli indagati e/o “braccati”)

Immediata la tirata d’orecchie del procuratore capo di Torino Spataro, ed è netta:

“Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso”.

Questo il duro comunicato stampa diffuso dal procuratore capo di Torino Spataro:

“All’inizio della mattinata odierna il Ministro dell’Interno ha diffuso un tweet in cui, facendo seguito ad altro precedente (vedi sopra), afferma: ‘..non solo, anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia’, facendo seguire riferimenti ad arresti avvenuti altrove”.

In relazione ai soli fatti di Torino, il Procuratore della Repubblica osserva che:

“al di là delle modalità di diffusione, la notizia in questione è intervenuta mentre l’operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi di danni al buon esito della stessa; la polizia giudiziaria non ha fermato “15 mafiosi nigeriani”, ma sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della Dda di questo Ufficio, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Torino. Il provvedimento restrittivo non prevede per tutti gli indagati la contestazione della violazione dell’art. 416 bis c.p.; coloro nei cui confronti il provvedimento è stato eseguito non sono 15 e le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è ancora in corso”.

La diffusione della notizia, aggunge Spataro,

“contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione delle notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato. Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell’azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie. Allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso”.

E questi sono i fatti noti. Il Procuratore Spataro, ovviamente, non fornisce ulteriori elementi sull’indagine in corso ma,  secondo indiscrezioni raccolte nei corridoi, si tratterebbe di un’inchiesta su traffico di prostituzione e spaccio di droga che arriva a distanza di anni da una precedente prima tranche sulla mafia nigeriana e in particolare sul gruppo criminale degli “Eiye” che si è conclusa nel gennaio scorso con 21 condanne fino a dieci anni di carcere.

A questo punto, dopo nemmeno un’ora, invece non dico di scuse ma almeno di un dignitoso silenzio, è arrivata la solita replica del vicepremier:

“Basta parole a sproposito. Inaccettabile dire che il ministro dell’Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti. Qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato”

e prosegue:

“Se il capo della polizia mi scrive alle 7.22 informandomi di operazioni contro mafia e criminalità organizzata, come fa regolarmente, un minuto dopo mi sento libero e onorato di ringraziare e fare i complimenti alle forze dell’ordine”.

Poi, per il gran (solito) finale aggiunge:

“Sono stufo di offese, insulti, minacce e attacchi. Faccio il Ministro dell’Interno da sei mesi! Se a qualcuno non piace che si candidi alle prossime elezioni”.

Manca solo il “questo lo dice lei” ed il menù governativo è servito: Povera Patria

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