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Il Pd governerà con il M5s. Vediamo i primi passi
Attualità Politica

Il Pd governerà con il M5s ma come e per quanto? Vediamo i primi passi

Il Conte 2 ormai è cosa fatta. Cosa farà, o potrà fare? Proviamo a vederlo più da vicino analizzandone i primi passi per cominciare a farcene un’idea.

Il Pd governerà con il M5s ma come e per quanto? Vediamo i primi passi

Intervistato da Repubblica Zingaretti ha affermato:

«L’idea di non equiparare Lega e M5S era uno dei passaggi chiave del mio impianto politico, votato ai gazebo delle primarie non da 60 mila persone, con tutto il rispetto per il referendum su Rousseau, ma da 1 milione e 600 mila cittadini»,

Poi si è rallegrato del risultato ottenuto con il nuovo governo perché, dice:

«è un esperimento che ha già archiviato un brutto periodo per l’Italia: la stagione dell’odio, della perenne fibrillazione del quadro politico e della ricerca del capro espiatorio per fini di consenso personale».

Ed allora proviamo a vederlo più da vicino questo nuovo governo cominciando ad analizzarne alcune mosse partendo da uno dei “problemi caldi” che dovrà affrontare: quello dei migranti e quindi dal come potrebbero cambiare le politiche migratorie con il nuovo ministro dell’Interno.

L’agenda di Luciana Lamorgese, neo ministro dell’Interno, ha molti impegni obbligati: sicurezza, lotta alla criminalità organizzata, prevenzione e contrasto del terrorismo ma non c’è dubbio che almeno inizialmente l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media sarà concentrata soprattutto sulla gestione dei flussi migratori che, non a caso, sono uno dei 29 punti del programma che si è dato il nuovo esecutivo Cinquestelle-Pd.

L’obiettivo dichiarato è quello del superamento di

“una logica puramente emergenziale a vantaggio di un approccio strutturale, che affronti la questione nel suo complesso, anche attraverso la definizione di una organica normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all’immigrazione clandestina, ma che – nello stesso tempo – affronti i temi dell’integrazione”.

Una ‘sfida’ che sembra tagliata su misura sul profilo del neoministro, che pochi anni fa da capo gabinetto del Viminale si trovò a gestire l’emergenza sbarchi di massa e che poi, da prefetto di Milano, stipulò con gli enti locali – sindaci leghisti compresi – un protocollo d’intesa finalizzato ad una “accoglienza equilibrata e sensibile”. Si vedrà come riuscirà a passare dalle parole, e dai desiderata, ai fatti.

Altro punto critico sono i lavori della TAV e qui troviamo il neo ministro Paola De Micheli schierata a dire che: “I lavori della Tav devono procedere il più rapidamente possibile”

Il ministro che ha sostituito Toninelli non ha dubbi e promette: “Ostacoli politici ai cantieri non ce ne saranno più”.
Nella sua nuova veste di neoministro dei Trasporti, al posto del giubilato pentastellato Toninelli, che non ha ancora avuto modo di incontrare per il passaggio delle consegne. Una cosa però l’annuncia subito, ovvero la decisone di dimettersi dal ruolo di numero due del Pd, vice di Nicola Zingaretti: “Non è compatibile con questo impegno” dice a La Stampa di Torino.

Del resto da fare ne ha. L’attendono già 256 richieste di incontri e, nel frattempo, intende fare anche – a tempo pieno – la mamma di un bimbo di tre anni, che scorrazza già nel suo nuovo ufficio e che vuole tenere con sé almeno per un po’ nel corso della giornata perché “non ho fatto un figlio perché lo cresca qualcun altro”, sottolinea.

Tra le molte grane da affrontare, come quella di riaprire la stagione dei cantieri bloccati, a domanda risponde che  le sue priorità saranno:

“La casa e la rigenerazione urbana delle periferie. Vediamo quanto si può stanziare in Finanziaria per queste due voci” ma anche “I decreti sicurezza dovranno cambiare: ce lo impongono due lettere del presidente della Repubblica. E sono sicura che l’Europa tornerà a fare la sua parte” in quanto a Bruxelles, dice, “non c’era contezza della gravità della situazione. Con il passare dei mesi si è capito che quella disattenzione ha alimentato i populismi, in Italia e non”.

Infine si dice certa che la Commissione von der Leyen ora “avrà un atteggiamento diverso”.

E questo ci porta direttamente ad un’altra grossa voce di spesa: il Reddito di Cittadinanza

Su questo, si esprime l’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro (assurto ora al ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ruolo che è stato – nel precedente esecutivo – del leghista Giancarlo Giorgetti) che, in un’intervista al Corriere della Sera afferma:

“La legge di Bilancio sarà il nostro banco di prova, servirà un confronto franco con l’Ue».

Sarà questa la priorità e anche il punto di tenuta del governo Conte 2: “Reddito di Cittadinanza e quota 100 non si toccano”.

Poi, interpellato anche sul prossimo “problema” della gestione delle nomine, anche su questo mostra sicurezza ed afferma che “Con il M5S si difende la meritocrazia e si individuano le migliori professionalità”.

Queste alcune delle premesse che cominciano ad evidenziarsi nel Conte2 per cui nostro dovere è crederci, visto che sembrano essere buoni propositi, restando però in vigile attesa sulle loro reali mosse come anche su quelle del Caporale al quale proprio non è andata giù l’aver perso quello che ormai riteneva essere un suo regno, e della fida ancella Meloni.

I due minacciano fuoco e fiamme e, sin da subito, hanno cominciato a giocare la carta delle piazze che stanno provando a far sollevare sobillandole tracciando un fosco futuro fatto da invasione di migranti, nonché tornadi e uragani di tasse che svuoteranno le tasche di chi, fino ad ora, ha saputo tenerle ben chiuse e lontane da ogni gabella.

Chi vincerà? Vinceranno questi due o gli italiani?

Il mio tifo indubitalmente va per questi ultimi se non altro perchè, tra questi, ci sono io stesso, il che mi appare essere già un ottimo motivo per cui, eccomi a ribadire ancora:

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Stanislao Barretta

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