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Gli assassini dell’ ospedale: demoni della morte e non angeli della vita

Patto di amore e morte in corsia, cocktail letali per quattro pazienti

Un medico sessantenne, Leonardo Cazzaniga, e un’infermiera (Laura Taroni), in servizio fino a pochi mesi fa all’ospedale di Saronno (Varese), sono stati arrestati con l’accusa di omicidio volontario. Sarebbero amanti, avrebbero a che fare con almeno cinque morti sospette avvenute in ospedale tra il 2013 e il 2016. Tra le vittime ci sarebbe anche il marito dell’infermiera: quest’ultima, secondo il pm, avrebbe partecipato al delitto.

Patto di amore e morte in corsia, cocktail letali per quattro pazienti

Arrestati un medico e l’amante infermiera. Accusati anche di aver ammazzato il marito

BUSTO ARSIZIO – «A questo paziente applico il mio protocollo» così «faccio l’angelo della morte»: aveva inventato il suo personale metodo per trattare i malati terminali e non si faceva scrupoli a parlarne, l’ex anestesista dell’Ospedale di Saronno Leonardo Cazzaniga, 60 anni, soprannominato sottovoce in corsia il «dottor morte». È stato arrestato ieri dai carabinieri di Saronno insieme all’infermiera Laura Taroni, 40 anni, sua amante e presunta complice. I due sono accusati degli omicidi volontari di quattro pazienti, morti tra il febbraio del 2012 e l’aprile del 2013. Persone anziane e malate, alle quali il medico avrebbe somministrato per via endovenosa un mix letale di farmaci: clorpromezina, midazolam, morfina, propofol e promaziona erano gli ingredienti del «protocollo Cazzaniga». Per la procura di Busto Arsizio è evidente «il nesso di causalità tra la somministrazione e la morte», accertato «con elevata gravità indiziaria», e il numero degli omicidi contestati avrebbe potuto essere anche più alto. Gli investigatori hanno confermato la somministrazione dei farmaci letali anche in altri casi in cui, per la gravità delle condizioni del paziente, non si è potuto escludere che la vittima sarebbe morta ugualmente. Un quinto omicidio, secondo l’accusa, si sarebbe consumato a casa della Taroni con il medico e l’infermiera che avrebbero elaborato un piano per liberarsi del marito di lei. L’uomo di 46 anni, ingannato e convinto di soffrire di diabete, sarebbe stato sottoposto a una cura a base di farmaci «assolutamente incongrui rispetto alle sue reali condizioni di salute, debilitandolo fino a condurlo alla morte», avvenuta il 30 agosto del 2013.

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Il silenzio dei colleghi  

L’ordinanza di custodia cautelare del gip di Busto Arsizio, Luca Labianca, è arrivata al termine di due anni e mezzo di indagini, avviate dopo la denuncia di un’infermiera e condotte dal pm Cristina Ria. Un’inchiesta che tocca anche altre quattordici persone, tra cui il direttore sanitario dell’Ospedale di Saronno e il direttore del Pronto soccorso. I dirigenti facevano parte di una commissione interna, istituita nel 2013 proprio per valutare i decessi sospetti avvenuti durante i turni di Cazzaniga. Sotto accusa anche altri specialisti e il direttore dell’Azienda ospedaliera di Busto Arsizio all’epoca dei fatti. Per tutti, a vario titolo, l’ipotesi è di omissione di denuncia e favoreggiamento. Per lo stesso reato sono indagati anche il responsabile Sitra aziendale e due medici. Un investigatore dice: «Abbiamo il sospetto che non siano intervenuti per tutelare il buon nome dell’ospedale». E che i metodi dell’anestesista fossero noti nelle corsie dell’ospedale di Saronno lo dimostra anche la denuncia, messa a verbale, di un’operatrice sanitaria: «Cazzaniga diceva di sentirsi come Dio, pazienti anziani e oncologici non meritavano di essere curati perché destinati a morire in breve tempo. Diceva che si sentiva l’angelo della morte».

Altre tre persone, tra cui un carabiniere, sono coinvolte in relazione all’omicidio del marito dell’infermiera. Gli stessi autori del «protocollo Cazzaniga» erano consapevoli della gravità di quanto stavano facendo. «Secondo te potrei essere accusato di omicidio volontario?», chiedeva l’anestesista, intercettato, all’amante, venendo rassicurato: «L’eutanasia è un’altra cosa… cioè tu firmi e ti fanno un cocktail di farmaci… loro non riuscivano nemmeno a respirare». Un’affermazione che non tranquillizza il medico: «E allora è omicidio volontario… potrei venire accusato».

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