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Petro presidente Ucraina, Tusk e Stoltenberg
Attualità

Escalation senza precedenti nel mare d’Azov: l’Europa compatta al fianco di Kiev

Tre navi ucraine, dirette dal Mar Nero verso lo Stretto, sono state la miccia che ha fatto scattare ancora le scintille tra Ucraina e Russia.

Secondo la versione dei russi, gli ucraini non hanno chiesto il permesso di transito per dirigersi al porto di Mariupol, gesto da loro non tollerato e giudicato al pari di un affronto in grado di provocare “un conflitto regionale”.

Kiev ha da parte sua accusato la Russia di aver aperto il fuoco, ferendo due marinai e che una lancia dei guardiacoste russi, il Don, ha speronato uno dei suoi rimorchiatori, il cui motore e lo scafo sono rimasti danneggiati, nonostante Mosca fosse stata avvertita in anticipo del passaggio, e anche questa per Kiev è “una provocazione” aggravata dal successivo sequestro delle tre navi della flotta navale ucraina.

Il tutto sembra essere partito da una denuncia fatta dai servizi segreti dell’Fsb, il Servizio di Sicurezza Federale, l’ex Kgb, con la quale hanno segnalato lo sconfinamento sostenendo che le navi ucraine avevano “manovrato pericolosamente” e non si erano “assoggettate agli ordini delle autorita’ russe” aggiungendo di aver quindi preso “tutte le misure per garantire la sicurezza della navigazione”.

Conclusione: il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha denunciato un “atto folle della Russia contro l’Ucraina”, assicurando che l’”attacco” era premeditato ed ha convocato una riunione d’emergenza con i vertici militari al termine del quale ha firmato un decreto che introduce la legge marziale per 60 giorni assicurando, però, che “La legge marziale non significa una dichiarazione di guerra” alla Russia, “sarà introdotta solo per la difesa”.

Della tensione tra Russia ed Ucraina si è subito discusso anche all’UE dove il ministro degli Esteri tedesco ha proposto una mediazione franco-tedesca.

“L’Europa è comunque compatta e schierata al fianco di Kiev e condanna l’uso della forza di Mosca nel Mare d’Azov” afferma il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk: “Le autorità russe devono restituire le navi ed i marinai ucraini e trattenersi da ulteriori provocazioni” ed aggiunge che l’Europa è unità a sostegno dell’ Ucraina.

Posizione analoga è espressa dalla NATO che, attraverso il segretario generale Jens Stoltenberg, ha espresso al Presidente ucraino, Petro Oleksijovyč Porošenko, il pieno sostegno alla difesa dell’integrità e della sovranità territoriale del paese, anche per quanto riguarda il diritto di navigazione nelle sue acque territoriali.

Mosca parla di provocazione Ucraina e associa l’escalation alle elezioni presidenziali a Kiev del mese di marzo ma si trova isolata sia sul fronte politico che su quello del diritto internazionale che riconosce il diritto di transito negli stretti e quindi anche nello stretto di Kerch, che contraddistingue l’accesso al Mare di Azov dove sia i russi che gli ucraini dovrebbero navigare liberamente, in base a un trattato del 2003, che stabilisce per quella zona lo status di acque internazionali.

Di fatto però ora la Russia, controllandone il ponte, controlla lo Stretto, tra le preoccupazioni e denunce di Kiev secondo cui la avveniristica infrastruttura viene usata per ritardare il passaggio delle sue imbarcazioni, creando danno all’economia nazionale ed esercitando pressione politica, visto che sulle rive del Mare di Azov si affacciano anche importanti porti ucraini, tra cui Mariupol, ed è in questa che gli ucraini vedono la mossa provocatoria della russia. Mariupol,infatti, è la città controllata dal governo più vicina alle regioni separatiste e filo-russe di Donetsk e Lungask.

Su Mariupol non si sono mai sopite le mire dei vicini separatisti filo-russi dell’autoproclamata repubblica di Donetsk. Oltre 10 mila persone sono state uccise in quattro anni di conflitto tra le forze governative e le milizie ribelli, in questa zona dell’Ucraina orientale. Conquistare Mariupol, per i separatisti significherebbe garantirsi la continuita’ territoriale con la Crimea e soprattutto con la Russia, considerata da Kiev il loro sponsor finanziario e militare.

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