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Delrio, alitalia al miglior offerente
Economia

Delrio: ”Alitalia al miglior offerente, nessun salvataggio pubblico”

Dopo il “no” dei lavoratori al piano per il rilancio di Alitalia, il Cda certifica l’impossibilità di andare avanti con la ricapitalizzazione e avvia l’iter per il commissariamento.

Alitalia, arriva il commissario: “Ma nessun salvataggio pubblico”

Il governo è pronto a un prestito ponte per aiutare il gruppo. L’Ue: opzione possibile. L’ad Hogan: siamo profondamente delusi per il “No” dei dipendenti all’accordo

ROMA – Il consiglio di amministrazione di Alitalia ha avviato le procedure per la richiesta al governo di amministrazione straordinaria dopo la schiacciante vittoria del No al referendum. La parola adesso passa all’assemblea dei soci, in programma il 2 maggio, che dovrebbe ratificare questa scelta. Non ci sarà dunque alcuna ricapitalizzazione e la compagnia si avvia verso un percorso a ostacoli che potrebbe portarla fino alla svendita pezzo per pezzo.

Il governo intanto si muove per cercare di gestire al meglio questa nuova drammatica fase. L’esecutivo ha annunciato infatti che negozierà con l’Unione europea il via libera ad un aiuto pubblico «per un orizzonte di sei mesi». Si tratta di un prestito ponte, ha spiegato il ministro Carlo Calenda, e «non di una nazionalizzazione». Soldi utili per traghettare il vettore nella fase di amministrazione straordinaria, visto che la compagnia tra circa un mese finirà l’ossigeno in cassa. Ieri un portavoce della Commissione europea ha lasciato uno spiraglio, spiegando che resta un’opzione «possibile».

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Sono giorni drammatici quelli che sta vivendo l’ex compagnia di bandiera, che tiene comunque «a precisare che il programma e l’operatività dei voli non subiranno al momento modifiche». Con il No dei dipendenti, definito «profondamente deludente» da James Hogan, presidente del socio di peso Etihad, l’azienda non potrà godere dell’impegno finanziario da 2 miliardi promesso dai soci per tentare il rilancio. Per le banche azioniste, e soprattutto per Unicredit, è un respiro di sollievo. Di fatto il No dei lavoratori ha permesso agli istituti di sfilarsi da un impegno gravoso che negli anni ha portato a perdite di centinaia di milioni di euro.

Ora però nel governo si guarda al futuro: «La cosa più plausibile è che si vada verso un breve periodo di amministrazione straordinaria che si potrà concludere nel giro di sei mesi o con una vendita parziale o totale degli asset oppure con la liquidazione», ha detto Calenda. La tedesca Lufthansa ha definito «speculazioni» le voci insistenti su un suo possibile interessamento.

Ma la partita intorno all’ex compagnia di bandiera è anche politica. Da ambienti renziani filtra l’idea che gli italiani non accetterebbero in alcun modo l’ennesimo aiuto pubblico. Idea condivisa anche da Calenda che torna a escludere la nazionalizzazione. Non esisterebbe quindi una strada alternativa da percorrere. Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera, garantisce comunque che «non lasceremo sole le famiglie: l’impegno del Pd è stare accanto a una grande azienda italiana, va cercata fino in fondo una soluzione».

Da M5S e Lega Nord invece arriva la richiesta di un commissario super partes. Per ora l’ipotesi più accreditata è quella del commercialista Enrico Laghi, già commissario dell’Ilva. Tra i nomi circola anche quello di Luigi Gubitosi, membro del consiglio di amministrazione di Alitalia e presidente esecutivo in pectore. Ma fonti finanziarie raccontano che il manager ha più volte confessato in privato di non voler ricoprire questo ruolo.

A perdere in questo referendum sono stati sicuramente i sindacati, che per primi hanno chiesto il voto dei lavoratori sull’intesa siglata nella notte del 14 aprile, scelta che rivendicano ma che ha portato al tracollo dell’azienda. Adesso la leader della Cgil, Susanna Camusso, propone una nuova soluzione per la compagnia, cioè «ripartire da un piano industriale credibile, sostenuto anche dalle banche e dal governo, con l’ingresso di Cassa depositi e prestiti». Annamaria Furlan, della Cisl, spera «che il commissariamento di Alitalia sia la strada per un nuovo piano industriale credibile», mentre per Carmelo Barbagallo della Uil «l’Italia non si può permettere di perdere Alitalia, dobbiamo percorrere tutte le strade».

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