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Dallas, Cecchino in azione (ANSA Photo)
Dallas, Cecchino in azione (ANSA Photo)
Cronaca

Proteste tra rabbia e sete di vendetta a Dallas: uccisi 5 agenti, 7 feriti!

DALLAS – Tira la corda oggi, tirala domani ed ecco che alla fine si spezza e scattano le proteste, spesso con una “giusta ragione” a far da miccia ma poi, quando il fuoco divampa, ci si accorge che è difficile controllarlo e che esso va anche oltre e diventa sommossa e fertile terreno per vendette trasversali che sempre, alla fine, colpiscono altri innocenti mietendo altre vittime che ne alimenteranno la fiamma.

E’ quanto, ancora una volta, è accaduto. Questa volta è toccata a Dallas, dove era in atto una delle tante manifestazioni organizzate in varie città del Paese dopo la morte di due afroamericani, uccisi da poliziotti, in Louisiana e Minnesota dove il tutto è degenerato in una sommossa che ha visto in azione dei cosiddetti “multiple snipers”, tiratori scelti ben appostati che hanno aperto il fuoco mirando agli agenti 5 dei quali sono subito rimasti a terra, uccisi, mentre altri 7 – tra cui anche un civile – sono stati gravemente feriti

Un bagno di sangue, dunque, figlio di una lunga scia di sangue che ha fatto crescere e sempre più alimentato la tensione tra gli afroamericani e la polizia fino all’ultimo increscioso caso culminato con l’uccisione, nei giorni scorsi, di Philando Castile in Minnesota e, poche ore dopo, di Alton Sterling, in Louisiana, che ha fatto esplodere la rabbia portando la tensione alle stelle considerando che, con questi ultimi due, sono saliti a dieci il numero degli afroamericani uccisi dalla polizia negli Stati Uniti negli ultimi due anni in circostanze poco chiare e mai chiarite. Una lunga scia di sangue con nomi e volti ben chiari e ben impressi nella memoria di tutti.

Proviamo a farne memoria storica e cronologica:

Iniziamo con il 2014

  1. 17 luglio – Staten Island, New York, un agente bianco prende per il collo e provoca il soffocamento dell’afroamericano Eric Garner: era disarmato.
  2. 9 agosto – a Ferguson, sobborgo di St. Louis in Missouri, l’agente bianco Darren Wilson, 28 anni, uccide il 18enne afroamericano Michael Brown: era disarmato. NOTA: Il 25 novembre scoppiano violente proteste dopo che il Gran Jury si rifiuta di incriminare Wilson. Interviene anche il presidente Barack Obama:”La sfida piu’ grande e’ la profonda diffidenza tra la polizia e le comunita’ di colore, eredita’ della discriminazione razziale”.
  3. 21 agosto – Kajieme Powell, 25 anni, nero viene ucciso dagli agenti a St. Louis in Missouri, non lontano da Ferguson. Powell, mentalmente disturbato, aveva rubato due energy drink e un pacco di ciambelle ed aveva con se’ un coltello.
  4. 13 novembre – il caso piu’ triste: a Cleveland in Ohio, due agenti di polizia bianchi sparano ad un afroamericano di soli 12 anni che stava giocando in un parco con una pistola ad aria compressa.
  5. 20 novembre – a Brooklyn, muore Akai Gurley, un giovane nero di 28 anni: era disarmato. Fu colpito al petto dai colpi di pistola sparati da un poliziotto di origini asiatiche che stava effettuando una perlustrazione in uno stabile. La vittima, con la fidanzata, stava aspettando l’ascensore.

e la scia di sangue prosegue anche nel 2015 con altre 3 “vittime”:

  1. 4 aprile – un agente di polizia bianco di North Charleston (South Carolina), Michael T. Slager, uccide Walter L. Scott, 50 anni, nero e disarmato, durante un diverbio per una violazione stradale. Un video mostra che il poliziotto ha sparato all’uomo in fuga
  2. 8 agosto – a Austin, in Texas un 19enne afroamericano disarmato, sospettato di aver tentato un furto, perde la vita per mano di un agente in una colluttazione.
  3. 14 dicembre – il ventottenne Nicholas Robertson, viene ucciso a Lynwood, nella contea di Los Angeles.

ed eccoci all’attuale, all’anno in corso: il 2016

  1. 5 luglio –  Baton Rouge, in Louisiana, a morire sotto i colpi di un tutore dell’ordine è stato il 37enne Alton Sterling, disarmato, affrontato da due agenti che lo trascinano a terra e lo bloccano finché, uno dei poliziotti, non estrae la pistola e gli spara
  2. 6 luglio – Minnesota, Philando Castile, 32 anni, non aveva nessun precedente penale, era stato fermato per un normale controllo stradale perchè aveva un fanalino posteriore rotto e da quindici anni lavorava come responsabile della mensa di una scuola Montessori. Freddato in auto da colpi di pistola mentre era ancora con la cintura di sicurezza allacciata

QUESTI gli antecedenti e, con l’uccisione di Castle ed il video di ieri (girato dalla compagna di Castle, Lavish Reynolds) che ha documentato, in diretta su Facebook Live, la dinamica degli eventi subito dopo gli spari che lo hanno ucciso, si è giunti alla classica goccia che fa traboccare il vaso. Ed il vaso è traboccato, anzi è esploso, a Dallas (dove, nel centro, erano stati dispiegati quasi un centinaio di agenti) lasciando sul terreno altri 5 morti e 7 feriti.

E l’America è anche questo.

Il capo della polizia, David Brown, ha detto che due tiratori hanno sparato contro “la polizia da posizioni elevate durante la protesta/manifestazione” ed ha aggiunto “volevano ferire o uccidere il maggior numero possibile di agenti”. Tra i feriti alcuni sono in condizioni “critiche” e altri sono stati sottoposti a interventi chirurgici.

Le forze di sicurezza hanno divulgato su Internet la fotografia di “una persona di interesse”, un giovane, nero, e corpulento che indossa una camicetta con la stampa militare e porta quello che sembra un fucile; e hanno chiesto aiuto alla cittadinanza.

Al momento risultano fermate tre persone una delle quali e’ un cittadino di cui le autorita’ avevano divulgato una fotografia in precedenza e che si e’ consegnato spontaneamente.

L’altro e’ stato circondato in un garage dove ha cercato di prendere una donna in ostaggio minacciando di voler uccidere altri poliziotti e di far detonare bombe. C’e’ stato un negoziato, spari con un agente e alla fine la polizia lo ha neutralizzato facendo poi subito disattivare, da un equipe di artificieri, un pacco sospetto collocato nelle vicinanze.

Le autorita’ dell’aviazione civile hanno limitato i voli su Dallas, in Texas

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Stanislao Barretta

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