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Cronaca

Il caso Tenco, le verità nascoste e rivelazioni sconvolgenti

Restano ancora dubbi, ipotesi e molti lati oscuri del caso Tenco ma, servendosi delle indagini condotte nel tempo, da esperti tenchiani e giornalisti è possibile tracciare un sentiero entro il quale si è mossa l’opinione dei media e del pubblico per far pensare a qualcosa di più di un semplice suicidio di protesta.

Era il 27 gennaio 1967 quando Luigi Tenco venne trovato senza vita nella sua stanza 219 dell’albergo dell’Hotel Savoy di Sanremo. Tenco era a Sanremo per gareggiare al Festival con il brano “Ciao amore ciao”. Ad accompagnarlo nella gara Dalidà, cantante di grande successo in quegli anni. La RCA, casa discografica di Tenco all’epoca del Festival, decise di far affiancare per la kermesse la star francese del momento, affinché questo potesse dare più visibilità a Tenco, ma anche fungere da manforte in una roulotte russa come quella di Sanremo degli anni 60.  Dalidà era però più di una collega di lavoro: in quegli anni era nota a tutti la loro relazione. A Sanremo quell’anno, presente anche l’ex marito di Dalidà, grande discografico francese, famoso per la gelosia nutrita nei confronti dell’artista. Daniele Piombi, riporta l’intervista fatta a Tenco, qualche giorno prima della vicende ed è interessante notare come l’artista sia assolutamente convinto della sua partecipazione, ma ancora di più della sua vittoria perché ad affiancarlo c’è Dalidà:

«P: Tu speri in un’affermazione, in un’entrata in finale o in una vittoria…?

T: Io spero in una vittoria.

P: Una vittoria a Sanremo?

T: Sì.

P: Allora diciamo che il pronostico di Luigi Tenco per questo XVII° festival della canzone italiana è a favore di Luigi Tenco.

T: È a favore di Dalida, quindi indirettamente a favore di Luigi Tenco»

Ebbene si, Tenco era convintissimo di vincere; lo era perché credeva di avere le spalle coperte, eppure le cose non andarono proprio così. Facciamo un passo indietro e ripercorriamo quella sera del 26 gennaio. C’era la finale di Sanremo: Mike Buongiorno è sul palco e Tenco e Dalidà erano pronti per entrare in scena; chi , con loro dietro le quinte aspettava per esibirsi, ha sempre sostenuto di aver visto Luigi agitato, confuso e stralunato. Aveva bevuto un po’ troppo, mischiando l’alcool al Pronox. Come riportato su Wikipedia: <<all’amico Paolo Dossena, che lo rimproverava di bere troppo prima dell’esibizione, Luigi Tenco chiese: «Sei così amico da metterti fra me e il whisky, ma saresti così amico da metterti fra me e la pallottola di un mio nemico?». A quella frase Dossena non diede troppa importanza, ma se ne ricorderà quando entrerà nella stanza 219 trovando Tenco morto>>. Dopo la performance canora però il brano venne eliminato: ricevette solo 39 voti su 900. Restava un’unica speranza, cioè il ripescaggio, ma nemmeno quello ebbe buon esito; rientrò in gara “La Rivoluzione” di Gianni Pettinati, per Tenco fu la fine. Luigi Tenco era pallido e assente. Dalida gli si avvicinò per rincuorarlo: «Ma che te ne importa? Venderemo più dischi noi di tutti gli altri. Succede sempre così ai Festival». Lello Bersani, augurando le migliori fortune alla coppia, annunciò le proprie dimissioni dalla commissione. Tenco, incontrando Piero Vivarelli si innervosì con lui, avviandosi poi verso l’uscita e incrociando sulle scale Cesare Gigli. La delusione era dovuta ai soli 38 voti su 900 presi dal pubblico: «Cesare, il prossimo anno mi devi scrivere una canzone che si intitola Eqqueqquà – disse citando la battuta di Pappagone personaggio di Peppino de Filippo in voga in televisione in quegli anni – così il popolo italiano sarà tutto contento >> (Fonte: Guarneri-Ragone, “Le ombre del silenzio. Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco). Uscito dall’Ariston disilluso ed amareggiato, Tenco accompagna Dalidà al ristorante U’nostromo, dove la RCA si riuniva per la cena, ma lui sceglierà di non restare e ritornare all’Hotel Savoy. Da quel momento buio su Tenco, anzi è meglio dire che restano soltanto ombre : << secondo l’ultima ricostruzione ripresa anche dai programmi televisivi d’inchiesta TV7 (Rai Uno) e Chi l’ha visto? (Rai Tre) Luigi Tenco si recò nella sua stanza, la 219, ed effettuò due telefonate. La prima a Ennio Melis (capo della Rca) non ottenne risposta; la seconda a Valeria (sua fidanzata dal 1964) ebbe buon esito. I due parlarono di progetti, di intenzioni da realizzarsi a breve, e Luigi Tenco – secondo quanto avrebbe riferito la stessa Valeria ad alcuni giornalisti nel 2002 – asserì di avere scritto dei fogli con nomi e cognomi denunciando «fatti che vanno ben al di là della manifestazione»(Fonte: Wikipedia). Esattamente alle 2:10 il cropo di Tenco venne scoperto da Dalidà ed alle 2:45 venne allertata la polizia dell’accaduto. Strana però la telefonata di Arrigo Molinari all’Ansa per comunicare il decesso di Tenco prima ancora di recarsi sul luogo del delitto; di Molinari si scoprirà fosse iscritto alla Loggia P2, ma più che i suoi orientamenti politici, non da prendere comunque sotto gamba in questa storia, ci interessa sapere come faceva  ad avere la certezza della morte di Tenco a tal punto da avvertire a priori la stampa ? Ma perché anche la Dott.ssa Vincenza Liviero, presente sulla scena del crimine, prima ancora di attendere la fine degli esami in corso e prima di saperne gli esiti davanti ai media esclama: “è un suicidio al di là di ogni ragionevole dubbio, non parlatene più ?” Questo è solo uno dei mille interrogativi che restano di quella notte. L’isola verde, il fun club di Luigi Tenco, che si occupa da anni dell’artista, sia per il suo valore musicale, per il peso che esercita ed ha esercitato sulla storia della canzone italiana, ma anche a favore della tesi di un depistaggio delle indagini, nonché un’ipotesi di omicidio, ha pubblicato un documento interessante sul sito che si intitola “Le 5 prove a favore dell’omicidio di Luigi Tenco“; voglio prendere in considerazione questa testimonianza dei fan e delle persone più vicine alla storia di Tenco per continuare il mio discorso ed andare ad analizzare le ipotesi, per dovere di cronaca è giusto sottolinearlo, che farebbero pensare ad un omicidio e non ad una battaglia persa con la vita, ad una resa davanti ad una squalificazione. Diciamo questo perché ciò che la stampa ci fornisce è una lettera, consegnata da Dalidà alle 5:25 alla polizia, scritta da Tenco, sembrerebbe prima di morire, che testimonia la volontà di farla finita, uccidendosi PER PROTESTA. Fa rabbrividire questa idea, sembra scivolare troppo veloce nella mia testa andandosi a schiantare contro il buon senso, non personale ma quello di Luigi. Nella lettera le parole usate sono state le seguenti: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi».  Questo è solo uno stralcio di una lettera più lunga, di cui manca una pagina. Come sostiene uno dei membri de La verde isola : <I calchi di parola trovati da me e Billy100 ( mio ex collaboratore fino a Febbraio 2008 ) sul biglietto ( le parole sono “gioco” e “già” ), rafforzano l’idea che su quel foglio Luigi scrisse….si ma su pagine precedenti appoggiate su quell’ultimo foglio. Dunque….quella era una lettera di denuncia e quel faccio questo ERA RIFERITO A QUELLO CHE ANDAVA DICENDO DA MESI! Erano mesi che andava dicendo che si sarebbe ritirato dalle scene musicali!!! Cosa credavate che facesse quella notte, credavate forse che si stesse struggendo dal dolore? Era incavolato nero e con le idee MOLTO CHIARE: utilizzare il “Pretesto” dell’esclusione per BEN MOTIVARE LA DECISIONE DEL SUO RITIRO>>. E’ stato fatto uno studio molto approfondito sulla calligrafia di quel biglietto  ed in effetti le anomalie sembrano essere diverse, ma non è tutto perché tra i tanti enigmi resta anche quello della pistola, studiata nel documento dell’Isola verde, ma anche dalla Controinchiesta fatta nel 2013; secondo questa indagine aperta dai giornalisti Nicola Guarneri e Pasquale Ragone l’arma di Tenco non è mai appartenuta alla scena del crimine e che il bossolo repertato dalla polizia all’epoca riporta i segni di una beretta modello 70 in calibro 7,65 mm. A sostegno di ciò, i giornalisti dopo aver consultato i documenti ufficiali della polizia contestarono agli inquirenti, come riportato da Wikipedia: 

  1. importanti errori in fase di analisi del bossolo trovato nella stanza di Tenco
  2. l’assenza di residui dello sparo sulla mano di Tenco
  3. l’assenza di testimoni che affermano di avere sentito lo sparo
  4. una frattura alla mastoide destra che indicherebbe che Tenco è stato tramortito prima di essere ucciso
  5. la mancata indicazione da parte del Dott. Luca Tajana di una frattura femorale che Tenco si procurò anni prima, mettendo dunque in discussione l’attendibilità delle conclusioni medico-legali del 2006
  6. l’assenza del segno di Felc sulla mano destra del cantautore
  7. l’assenza di microspruzzi sul dorso della mano destra di Tenco
  8. i segni sul bossolo e al foro d’entrata tipici di uno sparo con l’uso di un silenziatore

Un’altra anomalia che si ritrova sempre nella controinchiesta fatta dai due giornalisti e riguarda le informazioni messe agli atti dalla polizia: alle 3 non risultava ancora né il biglietto né la pistola che non erano nemmeno presenti quando la polizia effettivamente entrò. Le fotografie che abbiamo a disposizione invece, mostrano una pistola sotto il corpo diversa rispetto a quella utilizzata presumibilmente da Tenco: si tratta di una Bernardelli mod.60, ma questo perché il corpo venne riportato dopo un primo trasporto e sopralluogo nuovamente nella stanza per i giornalisti: Tenco viene sballottolato fuori e dentro la stanza e nell’atto di ricostruire la scena venne usata un’altra arma. Nella ricostruzione della Controinchiesta inoltre: “troverebbero corrispondenza le parole di Paolo Dossena, che aveva affermato di essere entrato fra i primi nella stanza 219 e di non avere visto armi accanto al cadavere. Troverebbe in parte corrispondenza anche la versione di Mino Durand, giornalista del Corriere della Sera, che era entrato nella stanza e aveva detto d’avere visto una “Beretta cal. 22″ nella mano di Tenco, ricordo che – a detta dei due autori – nel tempo si sarebbe distorto confondendo la Beretta con la Bernardelli per via del medesimo calibro e alcune similitudini fra le due. Per Guarneri e Ragone ad avere ucciso Tenco sarebbe stata una Beretta mod. 70 in cal. 7.65 mm, convintisi di ciò dopo avere analizzato gli atti originali prodotti dall’ERT. Coadiuvati da Martino Farneti – esperto di balistica, già Direttore della Sezione Balistica dell’ERT di Roma – sostennero che l’accertamento balistico era stato fatto senza rispettare il protocollo scientifico in materia e confondendo le tracce che lascia una Ppk con quelle prodotte da una Beretta” (Fonte:Wikipedia). Nonostante il grande lavoro di Guarneri e Ragone nel 2013 , la procura non ha ritenuto opportuno riaprire il caso, nonostante la richiesta di Ragone, cioè la “Richiesta di riaccertamento del bossolo relativo alla morte di Tenco Luigi, però rifiutata dalla procura di Imperia”. Sempre riferendoci alle prove dell’Isola verde, inoltre alla lettera e alla pistola, sembra interessante aprire una parentesi anche sulle contusioni presenti sul corpo di Tenco; riprendendo le parole del referto della scientifica del 1967: “Nell’obitorio di questo Cimitero di Valle Armea, esaminato il cadavere, alla presenza del S. Procuratore, non sono state riscontrate altre ferite, lesioni o segni particolari sul corpo ad eccezione della ferita d’arma da fuoco sulla regione temporale destra.”  Eppure, dalle foto scattate, tra cui una inedita, prima del trasporto verso il cimitero e poi il ritorno in albergo, sembrerebbe intravedersi un ematoma, 2 ferite lacero contuse, un taglio sotto la bocca, un taglio sotto il mento ed un gonfiore sotto l’occhio sinistro. Inoltre, tra il raffronto tra la prima foto e quelle successive sembrerebbe che Tenco abbia due camicie diverse, la prima era sporca di sangue e la seconda no, lo si nota dal colletto, questo vale anche per la sabbia che si intravedeva sul suo viso, nel ritorno in albergo non più presente. L’ultima questione riguarda le parole di Lucio Dalla che si trovava nella stanza accanto a Tenco e quindi rappresentano più un’ipotesi che una prova anche per la stessa Verde isola : Nel 2011, Lucio, a conoscenza del lavoro che stava conducendo “la verde isola”, mi ha confidato durante un suo concerto ad Ancona ( e facendomi promettere di non parlarne fino alla sua morte ) di aver sentito fuori dalla sua stanza un trambusto, come qualcosa di pesante che veniva trascinato. Cosi’ si affaccio’ per capire cosa stava accadendo e vide “quasi di spalle” due uomini con accento straniero trasportare il corpo penzolante di Luigi Tenco in camera. Lui sulle prime pensò che Tenco fosse solo ubriaco ma poi entrando in stanza per accertarsi delle sue condizioni, si rese conto di quel che era successo”. (fonte : la verde isola). 
Ad oggi, la nipote di Luigi Tenco, secondo il sito di Wikipedia, ha confermato l’ipotesi di suicidio. Ad oggi, ognuno porta il ricordo di Luigi che appartiene alla propria vita, alla propria musica o a quella maledetta notte. Ciò che continua ad esistere, in chi ama Tenco, in chi l’ha conosciuto e chi lo ha sempre sentito cantare nei dischi, come me, è l’arte. Essa è l’eterna essenza della vita, immortale ed indistruttibile dal male.

 

a cura di Annalibera Di Martino

RIPRODUZIONE RISERVATA

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