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Beppe Grillo ha attaccato Renzi sul suo Blog con un duro post

Beppe Grillo (ansa)

Beppe Grillo alza i toni e insulta Renzi. Come spiega Ilario Lombardo su la Stampa, quella dei Cinque Stelle “sembra una strategia” per mobilitare giovani e disoccupati scongiurando l’astensione.

Grillo alza i toni dello scontro: “Il premier è una scrofa ferita”

Il M5S punta sugli insulti per mobilitare giovani e disoccupati

ROMA – È stata un’altra ordinaria giornata di insulti. Il che ha vanificato lo sforzo dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che appena l’altro ieri aveva definito «aberrante», per i toni, la sfida del referendum.

Il M5S ha pensato di rilanciare con un post di una violenza senza precedenti, dove Matteo Renzi è stato liquidato come «una scrofa ferita» che ha «una paura fottuta» di perdere, facendo passare quasi come una gentilezza il fatto che il giorno prima il premier fosse già stato etichettato da Beppe Grillo come un «serial killer della vita dei nostri figli tra 20 anni». Ed è proprio questo il tasto su cui il M5S vuole premere il più possibile negli ultimi giorni prima delle urne: i giovani, che assieme ai disoccupati rappresentano l’elettorato forte dei pentastellati. C’è del metodo insomma in questa aggressività, anche se forse è scivolata un po’ troppo in là, e lo dimostra il fastidio di molti parlamentari M5S nel leggere il paragone della scrofa. Sembra infatti, a sentire fonti interne, che il post sia sfuggito all’ultimo step di controllo prima della pubblicazione.

La strategia di queste ore è figlia di un’attenta analisi del disinteresse verso il referendum in quello che viene definito «lo zoccolo duro degli elettori del M5S». Ma non solo. In telefonate tra la Casaleggio Associati, che mette materialmente in pagina e spesso scrive i post, Grillo, che dà l’ok, e il M5S a Roma, è stato deciso di passare al contrattacco dopo il caso firme false di Palermo che ha scatenato l’artiglieria dei renziani contro il M5S. «Stanno giocando sporco, dobbiamo rispondere…», è stato l’input.

Ma l’escalation ha altri e più profondi motivi, frutto di una preoccupazione montante. Grillo ha fiutato l’aria: gli ultimi dieci giorni sono decisivi, e di solito premiano chi batte molto sulla stabilità. Tradotto: Renzi può recuperare e ripetere le performance a cui gli italiani erano abituati con Silvio Berlusconi, capace di rianimare una contesa ogni volta data per spacciata. I 5 Stelle leggono i sondaggi e hanno capito che gli indecisi sono tali perché tentati dal votare Sì. Chi ha già deciso per il No, difficilmente si schioda dalle sue convinzioni. Ma tra chi dichiara che voterebbe No – ed è questo il nodo della riflessione degli strateghi M5S – c’è tanta gente che a votare potrebbe non andarci proprio. Soprattutto al Sud dove la vittoria del No è prevista schiacciante, ma dove l’ astensionismo è altissimo.

«La nostra paura non è rivolta al Sì ma all’indifferenza», ha spiegato Grillo che è buon interprete della pancia degli italiani. Per questo, avverte, «dobbiamo scaldare il cuore alla nostra gente, giovani e disoccupati che se ne fregano della riforma». Sono loro che potrebbero non andare a votare, specialmente al Sud, trasformando ogni No dichiarato in un No perduto. Le modifiche alla Carta passano in secondo piano: non è tema che appassiona, secondo i grillini, come è stato per il divorzio, l’aborto, i soldi ai partiti. «Gli italiani sono preoccupati per la loro vita quotidiana». Il tutto per tutto si gioca sul lavoro e sul futuro dei giovani. Con il linguaggio della rabbia che ha in Rete, tra i militanti webettari, il suo sfogatoio e nel M5S il suo megafono. Che il voto sia sul Senato, interessa poco: deve polarizzare, o con Renzi o contro.

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