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Per il bene di tutti: 60 anni della Nasa

“For the Benefit of All” è il motto della Nasa che oggi compie 60 anni.

Nasa, ovvero National Aeronautics and Space Administration (Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche), nasce il 29 luglio 1958, agenzia civile del Governo degli Stati Uniti d’America che si occupa dei programmi spaziali e della ricerca aerospaziale con sede nella capitale, Washington, nel Distretto di Columbia.

In origine esisteva la Naca (National Advisory Committee for Aeronautics), agenzia federale fondata il 3 marzo 1915 che gestiva la ricerca aerospaziale. Nacque grazie a Charles Walcott, segretario dello Smithsonian Institution (istituto di istruzione e ricerca del governo statunitense) durante la presidenza di James Knox Polk.

A causa del sorpasso in campo spaziale dei sovietici che lanciarono in orbita il primo satellite artificiale della storia (Sputnik 1 di 83 Kg il 4 ottobre 1957), si rese necessaria una rivoluzione e la Naca il 1° ottobre 1958 confluì, con le sue infrastrutture (una decina sul territorio americano tra cui il Jet Propulsion Laboratory a Pasadena) e i suoi dipendenti (circa ottomila), nella Nasa che era nata da poco più di due mesi.

Questa rivoluzione fu una sfida per la conquista dello spazio, una sfida tutta americana e sovietica, una corsa allo spazio che si collocava nell’ambito della Guerra Fredda. Pur avendo gli americani reso pubblico il progetto “Vanguard”, che intendeva lanciare in orbita un piccolo satellite artificiale (1,5 Kg), l’Unione Sovietica arrivò prima. Il tentativo degli americani fu incompiuto, il razzo esplose durate la fase di ascensione. Ma gli americani recuperarono il tempo perduto pur restando il distacco con i sovietici in termini di massa lanciata e così arrivò il primo lancio, il 17 marzo 1958 con il razzo Jupiter-C. I successi sovietici portarono il presidente Eisenhower, pressato dal Congresso, a riunire programmi e risorse sotto una nuova agenzie federale con il compito di avviare un programma per l’esplorazione umana dello spazio.

La data che segna il vantaggio degli americani in una corsa contro il tempo per battere i sovietici è senza dubbio il 25 maggio 1961, quando il presidente Kennedy annunciò al Congresso il Programma Apollo, ovvero riuscire a mandare i propri astronauti sulla Luna.

Il Programma raggiunse la meta il 20 luglio 1969 alle ore 20 e 18 quando gli statunitensi Armstrong e Aldrin atterrarono sulla Luna e il 21 luglio alle ore 2 e 56 Armstrong mise piede sul suolo lunare: “un piccolo passo per un uomo, un enorme salto per l’umanità“.

Da quella volta tanti programmi, altrettante missioni con e senza equipaggio, di studio scientifico e di esplorazione, dalla Mercury alla Skylab, da Marte alla Deep Impact, ma il 12 aprile 1981, con il lancio dello Space Shuttle Columbia, l’ente spaziale entrò in una nuova era: nuovo sistema, centotrentacinque missioni in trent’anni, terminato poi l’8 luglio 2011 con l’ultimo volo dell’ultima navetta, l’Atlantis.

Diversi i programmi futuri, la creazione di una rete di sorveglianza per droni in collaborazione con Verizon, il più grande operatore telefonico degli USA, che porterà alla creazione di una rete per controllare e sorvegliare il traffico aereo di droni civili e commerciali dalla sua rete di ripetitori per i telefoni. Il programma NextGen lanciato con l’obiettivo di mettere in servizio entro il 2025 una nuova generazione di aerei per il trasporto passeggeri e cargo, più sicuri, affidabili ed economici.

Il primo amministratore della Nasa fu Keith Glennan in carica dal 1958 al 1961, il 25 aprile 2018 è stato nominato il 25° amministratore, Jim Bridenstine.

Infine alcune curiosità: nel 2009 il radiometro Arcade a bordo di una sonda rilevò un rumore sei volte più frastornante di quanto previsto la cui origine resta ancora misteriosa.

L’Apollo aveva appena 152 kilobyte di memoria e una frequenza di circa 2 MHz, parametri oggi improbabili se si pensa alla memoria degli smartphone ma che ci portarono in un viaggio di andata e ritorno sulla Luna.

Nel 1999 tre uomini yemeniti fecero causa alla Nasa per aver invaso Marte senza il loro permesso, il Pianeta Rosso lo avrebbero ereditato tremila anni fa dai loro antenati.

L’edificio dove si assemblava lo Space Shuttle, il Vehicle Assembly Building al Kennedy Space Center di Cape Canaveral (Florida), aveva il proprio sistema meteo; centoventicinque pale di ventilazione per tenere sotto controllo l’umidità dell’aria. Il volume dell’edificio era tale che, nei giorni più umidi, si formavano nuvole di pioggia appena sotto al soffitto della struttura.

Il prefisso telefonico di Cape Canaveral, scelto con una petizione per sottolineare l’importanza che i lanci spaziali rivestono per questa regione, è un countdown. Per chiamare al Kennedy Space Center o nelle aree limitrofe bisogna far precedere il numero dal codice “321”.

Nel caso trovassimo vita aliena, c’è già un ufficio incaricato di proteggerla. Si tratta dell’Office of Planetary Protection, che tutela i corpi celesti del Sistema Solare dalla contaminazione biologica con microrganismi accidentalmente portati da Terra ma che protegge anche la Terra da eventuali contaminazioni di ritorno.

La Nasa ti paga per stare a letto per mesi. Per i coraggiosi che vogliono fare da cavia ci sono migliaia di dollari di compenso previsto, in base alla durata degli esperimenti. Si tratta del programma Envihab che studia gli effetti dell’assenza di peso prolungata, simulata con l’inattività e la posizione orizzontale mantenuta per mesi, sul corpo umano, per mettere a punto programmi di riabilitazione e mantenimento della forma fisica per gli astronauti.

Nel 1979 l’Australia multò la Nasa di quattrocento dollari per aver inquinato il suo territorio. Lo Skylab, la prima stazione spaziale degli Stati Uniti, finì la sua vita precipitando in atmosfera, molto più ad est del previsto e si schiantò a sud-est di Perth, fortunatamente senza ferire nessuno, nella Contea di Esperance, colpita dai detriti.

Infine, Cape Canaveral è stato scelto per un motivo preciso. Il Kennedy Space Center, in Florida, si trova in prossimità dell’equatore per poter sfruttare al massimo la spinta della rotazione terrestre durante i lanci. La velocità lineare, cioè la distanza percorsa da un punto in una unità di tempo, è infatti massima all’equatore. Inoltre, la vicinanza dell’Oceano Atlantico garantisce un’ampia area disabitata a disposizione in caso di incidenti e ricadute di frammenti al suolo.

Vincenzo VANACORE

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In merito all'autore

Vincenzo Vanacore

Nato al Sud ma vivo al Nord. Insegnante e Sindacalista.
Appassionato di sport, sono stato assistente e arbitro di calcio, oggi osservatore e istruttore di jumping fitness.
Impegnato nel sociale, mi piace scrivere e amo viaggiare.
Ho pubblicato una raccolta di poesie e ho collaborato con alcune testate, anche in ambito radiofonico, su temi sociali e d’attualità.
Giornalista freelance, iscritto all’albo dei pubblicisti.
Oggi scrivo per ViViCentro.
Eternamente in cerca di quel qualcosa in più, altrove.
Possibilmente abbastanza da dover fare una valigia.
Sempre in bilico tra monti, mare e città.

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