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giovedì, Maggio 26, 2022

Raffadali (AG), poliziotto uccide il figlio in piazza

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Alle ore 11.30 circa di ieri, nella centralissima Piazza Progresso di Raffadali (AG) V.G.R., un ragazzo di 24 anni del posto, Vincenzo Gabriele Rampello, è stato ucciso a distanza ravvicinata con 15 colpi di pistola dal padre poliziotto.

L’omicida, che ha cercato di allontanarsi, è stato subito fermato ed identificato dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Agrigento, diretto dal Capitano Alberto Giordano all’altezza di una fermata dell’autobus: si tratta del padre Gaetano, di 57 anni, Assistente Capo della Polizia di Stato.

L’omicida è stato portato in Caserma dove è stato interrogato dal Magistrato di Turno dr.ssa Chiara Bisso, sotto il coordinamento del Procuratore Luigi Patronaggio.

Sul posto si è recato anche il Comandante Provinciale, Colonnello Vittorio Stingo.

Nel frattempo i Carabinieri della Compagnia di Agrigento, diretti dal Maggiore Marco La Rovere, stanno cercando di approfondire i dissidi familiari che legavano padre e figlio e che hanno portato a questo tragico epilogo.

Tutta la scena ripresa dalle telecamere di sorveglianza del Comune. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dell’Arma, padre e figlio ieri mattina intorno alle 11 e mezza avrebbero avuto l’ennesima discussione. Il 24enne avrebbe chiesto del denaro al padre, che lo avrebbe raggiunto in piazza. Qui la lite tra i due, rapidamente degenerata: prima le minacce, poi il tentativo di aggressione da parte del giovane che si sarebbe poi allontanato. È a quel punto che l’agente ha estratto la pistola d’ordinanza ed esploso un primo colpo che da distanza ravvicinata ha raggiunto il figlio alla testa. Poi altri otto colpi quando il giovane era già a terra. Quando i Carabinieri lo hanno raggiunto poco dopo, il 57enne era seduto su una panchina alla fermata dell’autobus. La pistola in dotazione scarica, ai militari ha confessato il delitto. Adesso è in stato di fermo. Secondo quanto si apprende, Rampello sta rispondendo alle domande del magistrato e avrebbe ammesso di avere assassinato il figlio al culmine di un litigio.

Da quanto è emerso sulla vita del giovane, questi aveva avuto problemi psichici molto gravi. Era stato ricoverato diverse volte in delle strutture private, proprio per via dei suoi problemi. Tra queste anche in una struttura con sede a Licata, per tanto tempo. I genitori erano separati e il giovane avrebbe vissuto per anni tra Catania, dove risiede il padre e Sciacca, dove vive la madre con il nuovo compagno. Da diverso tempo abitava solo a Raffadali in una casa adiacente a quella dello zio. Il padre si recava a Raffadali spesso per dare dei soldi al figlio. Il Comune aveva preparato un progetto motivazionale per inserirlo all’interno del Municipio per fare in modo che il giovane avesse una paga mensile, lui però era diffidente, non avrebbe mai accettato poiché aveva paura che qualcuno potesse ricoverarlo di nuovo.

Adduso Sebastiano

(le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

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