Elena Cecoro – Vivicentro https://vivicentro.it Fri, 10 Apr 2026 18:55:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.1 https://vivicentro.it/wp-content/uploads/2022/04/cropped-vivicentro_logo_gnews-1-60x60.png Elena Cecoro – Vivicentro https://vivicentro.it 32 32 122098584 OperaWine 2026: al via l’anteprima del 58° Vinitaly con il Gotha del vino e delle istituzioni https://vivicentro.it/eventi/operawine-2026-al-via-lanteprima-del-58-vinitaly-con-il-gotha-del-vino-e-delle-istituzioni Fri, 10 Apr 2026 18:55:55 +0000 https://vivicentro.it/?p=654025 Domani, 11 aprile, le Gallerie Mercatali di Verona ospitano la 15ª edizione dell'evento firmato Wine Spectator. 150 cantine d’eccellenza aprono le danze della kermesse internazionale.

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Verona si conferma capitale mondiale del vino. Domani, sabato 11 aprile, i riflettori si accenderanno sulle Gallerie Mercatali per la “vernice” ufficiale di OperaWine, l’esclusivo prologo che anticipa l’apertura del 58° Vinitaly (previsto dal 12 al 15 aprile).

L’evento, nato dalla collaborazione tra Veronafiere e l’autorevole rivista americana Wine Spectator, rappresenta l’unico appuntamento organizzato dal magazine al di fuori degli Stati Uniti, confermando il prestigio globale del Made in Italy.

Un parterre istituzionale di alto profilo

Il taglio del nastro avverrà alla presenza delle massime cariche dello Stato e del territorio, a testimonianza del valore strategico del comparto vitivinicolo per l’economia nazionale. Saranno presenti:

  • Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura;

  • Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy;

  • Gianmarco Mazzi, Sottosegretario al Ministero della Cultura;

  • Matteo Zoppas, Presidente di ITA – Italian Trade Agency;

  • Le autorità locali: Damiano Tommasi (Sindaco di Verona) e Flavio Massimo Pasini (Presidente della Provincia).

A fare gli onori di casa i vertici di Veronafiere: il presidente Federico Bricolo, l’amministratrice delegata Barbara Ferro e il direttore generale vicario Gianni Bruno.

La selezione 2026: tra icone e “nuove voci”

Il tasting, riservato a stampa e operatori internazionali, vedrà protagonisti 150 etichette selezionate con cura dagli editor di Wine Spectator. Il panorama quest’anno si divide in tre categorie che raccontano la storia e il futuro del vino italiano:

  1. Legacy Icon: 31 aziende storiche, pilastri dell’evento sin dalla prima edizione del 2012.

  2. Classic: 69 cantine leader, espressione autentica dei rispettivi territori.

  3. New Voices: 50 realtà fondate dopo il 1990 (di cui 45 debutti assoluti), capaci di coniugare qualità e innovazione.

I numeri della qualità

La geografia dei calici, firmata dagli editor Jeffery Lindenmuth, Alison Napjus e Bruce Anderson, premia i vini rossi con ben 114 referenze, seguiti da 28 bianchi fermi, 7 spumanti e un vino dolce. A livello regionale, la Toscana guida la classifica con 48 etichette, tallonata da Piemonte (24), Sicilia (15) e Veneto (12).

Programma della giornata (Sabato 11 aprile)

  • 12:40: Conferenza inaugurale con Wine Spectator

  • 13:00: Foto di gruppo

  • 13:15: Cerimonia di apertura e taglio del nastro istituzionale

  • 14:30: Inizio del Grand Tasting

  • 17:30: Chiusura dell’evento

L’elenco completo delle cantine e dei vini selezionati è disponibile sul sito ufficiale: www.vinitaly.com

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Centro Teatrale Bresciano: terza edizione di Duende Festival di arti performative e nuove tecnologie https://vivicentro.it/spettacoli/centro-teatrale-bresciano-terza-edizione-di-duende-festival-di-arti-performative-e-nuove-tecnologie Sat, 08 Nov 2025 12:45:12 +0000 https://vivicentro.it/?p=649166 Dal 28 novembre al 7 dicembre, al Teatro Sociale, Teatro Borsoni, Domus dell’Ortaglia, Cinema Nuovo Eden e Biblioteca UAU di Brescia

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Il Centro Teatrale Bresciano presenta la terza edizione di Duende. Festival di arti performative e nuove tecnologie. Quest’anno dedicato al tema della censura, l’evento ha per titolo “Taci anzi parla”, citazione dal libro di Carla Lonz del 1978. “Un altro velo è caduto, e ho intuito le strutture da cui non si scappa. O famiglia o lavoro: o autenticità o emancipazione; o affetti privati o alienazione pubblica. Io voglio rapporti umani più vasti, il mondo per me è l’infinità dei rapporti umani possibili.”  Carla Lonz, Taci anzi parla (1978)

La rassegna si svolgerà dal 28 novembre al 7 dicembre 2025 a Brescia, con eventi, spettacoli, incontri, performance e installazioni artistiche che saranno ospitati al Teatro Sociale, Teatro Borsoni, Domus dell’Ortaglia al Museo di Santa Giulia, Cinema Nuovo Eden e Biblioteca UAU della città.

Il Festival rientra tra le iniziative del progetto Youth Club, un’iniziativa promossa da Fondazione Cariplo per favorire l’avvicinamento delle giovani generazioni alle arti dello spettacolo.

Un contenitore  Più che un festival, un contenitore altamente sperimentale che apre a nuove dimensioni di partecipazione dello spettacolo dal vivo con eventi di prosa, installazioni, proiezioni cinematografiche, talk.

La terza edizione di Duende, con la direzione artistica di Nadia Busato, accende i riflettori della scena sul lato oscuro del web relazionale, lì dove la censura e la normazione vogliono cancellare la rappresentazione delle diversità, delle interconnessioni tra popoli ed ecosistemi, le narrazioni dal basso. Una lotta tra propaganda e diritto all’esistenza che si combatte nei cieli del cloud, nuova frontiera di un imperialismo violento e insostenibile.

Cosa significa Duende Una parola che arriva dallo spagnolo antico duen de casa [mod. dueño de la casa, letteralmente “padrone di casa”] pressoché intraducibile in italiano, ha un significato che si potrebbe rendere così: “Il potere misterioso di un’opera d’arte capace di far commuovere profondamente”.

Duende è dunque la parola che descrive la capacità di una rappresentazione artistica di far percepire la complessità della realtà in un modo più profondo.

Il festival Duende è:

Prosa contemporanea con una selezione di compagnie e performance di teatro contemporaneo, premiate per la capacità di scrittura, provocatorie, toccanti, coinvolgenti, sperimentali, seguendo il filo rosso del futuro che possiamo raccontare.

Si inizia il 28 novembre presso la Domus dell’Ortaglia al Museo di Santa Giulia alle ore 18 con lo spettacolo Dopo il diluvio (replica il 30 novembre alle ore 11). Una lecture performance firmata Muta Imago che intreccia racconto sci-fi, concerto immersivo e rito collettivo. Claudia Sorace (regia) e Riccardo Fazi (drammaturgia e suono), con la voce di Sara Bertolucci e le musiche di Lorenzo Tomio, danno vita a un epistolario sonoro in cui le parole viaggiano nel tempo come segnali da un futuro distopico. Ogni tappa si rigenera dal luogo che la ospita, trasformandolo in uno spazio liminale tra rovina e rinascita, dove presenze alate evocano antichi auspici e memorie bibliche. Tra rovine archeologiche, suoni ancestrali e frequenze

elettroniche, lo spettatore è guidato in un cortocircuito temporale che interroga il destino dell’umanità, tra passato, presente e futuri possibili: che ne sarà di noi?

Lo spettacolo è adatto per il pubblico non vedente o ipovedente.

L’evento è realizzato in collaborazione con Fondazione Brescia Musei.

Il 29 novembre alle ore 20.30 è la volta di Atomica, presso la Sala Castri del Teatro Borsoni, ancora uno spettacolo di Muta Imago con la regia di Claudia Sorace, drammaturgia e suono di Riccardo Fazi, in scena Alessandro Berti, Gabriele Portoghese. Atomica esplora il peso della responsabilità individuale di fronte agli eventi che segnano la collettività. Ispirato al carteggio tra il filosofo tedesco Günther Anders e Claude Eatherly, aviatore che diede l’ok al bombardamento di Hiroshima, lo spettacolo intreccia filosofia, memoria e amicizia in un viaggio onirico nella coscienza di un uomo incapace di liberarsi dai fantasmi del passato. Tra voci, immagini e suoni, la scena si fa teatro della memoria: un luogo sospeso tra realtà e sogno che attraversa epoche e geografie, evocando nuvole, atomi e miti antichi per interrogare la natura umana, sospesa tra creazione e distruzione.

Si prosegue al Teatro Sociale il 30 novembre alle ore 20.30 con Stai zitta. Antonella Questa, Valentina Melis e Marta Dalla Via hanno sempre avuto difficoltà a stare zitte e lo dimostrano in questi anni i loro tanti spettacoli, video e libri, che affrontano, con ironia e intelligenza, tematiche sociali e anche femministe. Oggi danno vita a uno spettacolo comico e dissacrante su quanto la discriminazione di genere passi spesso proprio dal linguaggio. Le “frasi che non vogliamo più sentirci dire!” contenute nel libro di Michela Murgia offrono l’occasione di raccontare la società contemporanea attraverso una carrellata di personaggi e di situazioni surreali. Dal mansplaining all’uso indiscriminato del nome proprio per le donne, passando per la celebrazione della figura “mamma e moglie di”, ci guidano nella lotta contro gli stereotipi di genere, annullando già di fatto, con questo spettacolo, quello secondo cui “le donne sono le peggiori nemiche delle donne”!

Al termine dello spettacolo, il cast incontrerà il pubblico.

Gli appuntamenti di prosa proseguono in Sala Castri al Teatro Borsoni l’1 dicembre alle ore 20.30 con Chef. One woman show. Scritto dalla pluripremiata drammaturga Sabrina Mahfouz, Chef usa il cibo come metafora di potere ed espressione di sé. Il testo riflette sulle dinamiche di classe, genere e consumo, ponendo domande cruciali: chi merita di essere nutrito? Il corpo e la voce della protagonista sono affidati a Miriam Gagino: attrice, scrittrice, sceneggiatrice e artista diplomata alla USC di Los Angeles. La regia è di Alessandra Gonnella, regista italiana con base a Londra. Già vincitrice del nastro d’argento a Venezia 2020 per il suo corto A cup of coffee with Marylin è ideatrice, sceneggiatrice e regista di Miss Fallaci, Paramount original presentato alla Festa del Cinema di Roma e in uscita su Rai1.

Lo spettacolo è in lingua inglese con soprattitoli.

Il 2 dicembre alle ore 20.30, sempre al Borsoni in Sala Castri, è la volta di La Storia con Arianna Scommegna. Pubblicato il 20 giugno 1974, La Storia di Elsa Morante diventa subito un caso letterario: 600mila copie in cinque mesi, oltre un milione in un anno, un successo mai visto in Italia. Al prezzo popolare di 2000 lire, il romanzo raggiunge un pubblico ampio e scatena un acceso dibattito tra intellettuali come Pasolini, Ginzburg e Bo. Attraverso la vicenda di Ida Ramundo, vedova ebrea, e dei suoi figli Nino e Useppe, Morante racconta la Seconda Guerra mondiale dal punto di vista degli ultimi, esclusi dalla Storia ufficiale. Ogni capitolo intreccia cronaca storica e racconto privato, mostrando il buio delle ingiustizie ma anche la luce ostinata della vita: Arianna Scommegna porta in scena la cifra più autentica di una delle grandi voci del Novecento.

Il 4 dicembre ore 20.30, in sala Castri al Borsoni, sarà in scena Frankestein con la drammaturgia e regia di Ivonne Capece, in scena Maria Laura Palmeri, Lara Di Bello e Giuditta Mingucci. Frankenstein diventa specchio di Mary Shelley in uno spettacolo che ribalta lo sguardo sul celebre romanzo. La Creatura non è solo il mostro, ma il libro stesso: un parto artistico che l’autrice, inquieta e combattuta, tenta di sminuire per tutta la vita. Sullo sfondo di un’epoca in cui essere donna e scrittrice significava sentirsi “mostruosa”, lo spettacolo esplora la paura della propria genialità e la difficoltà di legittimare le ambizioni femminili. Tra cuffie wireless, ambienti virtuali, attori reali e avatar olografici, prende forma un viaggio onirico e interattivo che fonde romanzo e biografia, confondendo la voce di Mary con quella di Frankenstein e la Creatura con l’Opera stessa.

Si segnala che lo spettacolo presenta linguaggio esplicito, nudità, luci flash e si avvarrà di tecnologia audio binaurale in cuffie wireless.

Ultimo appuntamento con la prosa di Duende Festival è il 5 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Borsoni, Sala Castri, con Ilva Football Club. Una creazione di Usine Baug & Fratelli Maniglio, con Fabio Maniglio, Luca Maniglio, Ermanno Pingitore, Stefano Rocco, Claudia Russo, Ilva Football Club intreccia mito calcistico e realtà industriale per raccontare Taranto e la sua acciaieria, la più grande e inquinante d’Europa. Tra telecronache, monologhi e testimonianze reali, lo spettacolo ripercorre la leggenda di una squadra operaia capace di sfidare i giganti del calcio, che si trova a scontrarsi con il dramma di una città dichiarata “zona di sacrificio”. Sul palco cinque attori ricostruiscono, tra immagini, suoni e coreografie, la storia collettiva e intima di famiglie cresciute all’ombra dell’Ilva: un racconto che parte da Taranto ma che riguarda tutte le città sacrificabili, in bilico tra sogno, lotta e sopravvivenza.

Si segnala che lo spettacolo presenta luci stroboscopiche, flash.

I biglietti degli spettacoli sono in vendita sui canali del CTB.

Arte Tecnologie immersive, digitale empatico, realtà aumentata: una mappa di luoghi per sperimentare l’esperienza ibridata tra uomo e digitale, piegando la potenza tecnologica alla forza della creatività umana.

Nei giorni di spettacolo (29 novembre, 1, 2, 4, 5, 7 dicembre 2025), sempre al Teatro Borsoni, dalle ore 18.30 alle ore 20.00, Duende Festival presenta Colline come elefanti bianchi V.R. tratto dal racconto di Ernest Hemingway, ideazione e regia di Paolo Bignamini, con Matteo Bonanni e Federica D’Angelo, dramaturg Maddalena Mazzocut-Mis.

Dalla produzione CTB e UniverLab, in collaborazione con Università degli Studi di Milano e Immersinscena, progetto CHANGES, nasce un’esperienza immersiva dentro il racconto di Ernest Hemingway. In Colline come elefanti bianchi il tema dell’incomunicabilità viene declinato in un dialogo sospeso: come un grande iceberg di cui scorgiamo la punta, il testo cela molto più di quanto svela. La trama è esile: un uomo e una ragazza, in attesa di un treno alla stazione, devono prendere una decisione che cambierà la loro vita. La tensione è palpabile, ma tutto resta suggerito, accennato e non detto. Una sfida al contempo narrativa ed espressiva, artistica e filosofica, che verte sul valore del silenzio e sul significato dell’ellissi.

L’ingresso è libero nei giorni e orari d’apertura indicati.

Sempre per il palinsesto Arte, Duende festival presenta il 7 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Borsoni, Sala Castri, il concerto immersivo Unisono. In occasione dell’uscita del nuovo album del compositore e sound designer bresciano Simone Lombardi, va in scena una performance di musica e luci d’artista. Un concerto-evento originale e irripetibile, creato appositamente per gli spazi del Teatro Borsoni, ridisegnati dalle luci dei light designer Varius Collective. Dopo 7words e Deriva, Lombardi torna con l’Ep Unisono, un nuovo viaggio musicale che unisce scrittura essenziale e respiro corale, intimità e dimensione cinematica: pianoforte e synth si incontrano tra luci e ombre, intrecciando timbri e atmosfere per dare vita a paesaggi sonori in cui raccontare storie senza parole.

I biglietti per il concerto sono in vendita sui canali del CTB.

Cinema In collaborazione con il Fondazione Brescia Musei – Cinema Nuovo Eden, il Festival propone due appuntamenti che si svolgeranno nella sala cinematografica di via Nino Bixio, 9 a Brescia.

Il 2 dicembre alle ore 9.30 ci sarà l’incontro con il critico Pietro Lafiandra intitolato Il cinema del futuro. Rivolto agli studenti delle scuole secondarie e delle Accademie e Università, l’appuntamento approfondisce il rapporto tra intelligenza artificiale e cinema, analizzando come queste tecnologie stiano trasformando la scrittura delle sceneggiature, la post-produzione e il processo creativo. Un’occasione per riflettere su come l’AI stia ridefinendo il ruolo dell’autore e aprendo nuove prospettive per l’industria cinematografica. Pietro Lafiandra è regista, ricercatore e docente di “cinema e intelligenza artificiale” per l’università IULM e la Scuola di Cinema Luchino Visconti. Co-fondatore del collettivo cinematografico HARIEL, collabora con le riviste FilmTv, Otto e mezzo e Gli Spietati. I suoi cortometraggi sono stati presentati in festival riconosciuti internazionalmente, tra cui Torino e Venezia.

Sempre il 2 dicembre, alle ore 21, il cinema ospiterà il Cineconcerto del film La nuova Babilonia (1929). La nuova Babilonia è l’ultimo grande film d’avanguardia sovietico degli anni ‘20. Il capolavoro di Leonid Trauberg, Grigorii Kozintsev e del loro collettivo cinematografico La Fabbrica dell’Attore Eccentrico. Il soggetto è una visione frenetica, caotica ed eccentrica della tragedia rivoluzionaria della Comune di Parigi del 1871 in cui il film è ambientato. Esploriamo insieme la tragica storia d’amore tra Louise, una commessa coinvolta nella Comune, e Jean, un soldato che combatte per il governo francese. Per Duende Festival, il film è musicato dal vivo dall’ensemble I Sincopatici (Francesca Badalini, pianoforte, tastiere, chitarre; Andrea Grumelli, basso, synth; Teo Ravelli, batteria, percussioni; Aurora Bisanti, violino).

Le musiche partono dalla rielaborazione dell’intensa partitura originale composta all’epoca da Dmitrij Šostakovič appositamente per il film, per poi spaziare tra improvvisazione a 360 gradi, rock, live electronics e momenti più classici.

I biglietti per i due eventi sono in vendita sui canali del Cinema Nuovo Eden. Per l’incontro con il critico “Il cinema del futuro” (riservato Istituti scolastici e Università) è obbligatoria la prenotazione a cup@bresciamusei.com.

Eventi speciali Un calendario di eventi speciali per approfondire, nell’incontro tra ricercatori e artisti, i temi del festival. In dialogo con performer, registi e compagnie alcune delle menti più brillanti che in questi anni, nelle stanze

della ricerca universitaria, si occupano di indagare il futuro delle società umane, delle scienze umanistiche e dei sistemi culturali di fronte all’ingerenza sempre più simbiotica delle tecnologie empatiche e dei sistemi di simulazione della realtà.

Un palinsesto di eventi speciali connotati da sperimentazione, esplorazione, creatività nell’incontro tra talento umano e tecnologie digitali.

Il 30 novembre alle ore 22.30 al Teatro Sociale ci sarà l’incontro con il cast di Stai zitta!; il 2 dicembre alle ore 18 presso la Biblioteca UAU ci sarà l’incontro con Pietro Lafiandra intitolato Manifesto umanista per un cinema con AI; infine, il 4 dicembre alle ore 11.30 al Teatro Borsoni, la regista Ivonne Capece e la performer Maria Laura Palmeri presentano Frankenstein. Una donna e il suo mostro.

Gli appuntamenti sono a ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili, salvo l’incontro con il cast di Stai zitta! riservato ai possessori del biglietto per lo spettacolo.

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Un weekend all’insegna delle grandi opere all’Arena di Verona! https://vivicentro.it/spettacoli/un-weekend-allinsegna-della-grande-opera-allarena-di-verona Thu, 27 Jun 2024 17:11:04 +0000 https://vivicentro.it/?p=577845 Dal 27 al 29 giugno, il palcoscenico dell’Arena di Verona ospiterà tre imperdibili opere: Il Barbiere di Siviglia, Aida e Turandot. Un’occasione imperdibile per gli amanti della lirica di immergersi in capolavori immortali in una cornice suggestiva e unica. Giovedì 27 giugno si apre il sipario su Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, con […]

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Dal 27 al 29 giugno, il palcoscenico dell’Arena di Verona ospiterà tre imperdibili opere: Il Barbiere di Siviglia, Aida e Turandot. Un’occasione imperdibile per gli amanti della lirica di immergersi in capolavori immortali in una cornice suggestiva e unica.

Giovedì 27 giugno si apre il sipario su Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, con l’applaudito cast della prima. Un’opera buffa piena di equivoci e colpi di scena, che vi conquisterà con la sua musica briosa e la sua irresistibile comicità.

Venerdì 28 giugno è la volta di Aida di Giuseppe Verdi, in una nuova messa in scena che promette di stupire il pubblico. La storia d’amore tra la principessa etiope Aida e il Radamès egiziano si snoda tra grandiosi allestimenti e arie indimenticabili.

Sabato 29 giugno si conclude il weekend con Turandot di Giacomo Puccini, l’opera fiabesca per eccellenza. La principessa cinese che sfida i suoi pretendenti con enigmi impossibili troverà finalmente l’amore grazie al coraggio del Principe Calaf.

Un’esperienza indimenticabile

Assistere a un’opera all’Arena di Verona è un’esperienza davvero speciale. L’atmosfera unica dell’anfiteatro romano, l’acustica perfetta e le grandiose messe in scena rendono ogni spettacolo un evento memorabile.

Biglietti e informazioni

Per maggiori informazioni e per acquistare i biglietti, vi invito a consultare il sito ufficiale dell’Arena di Verona: https://www.arena.it/arena-opera-festival/biglietti/.

Non perdete l’occasione di vivere un weekend all’insegna della grande musica e della bellezza!

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Le stanze dell’utopia: Massimo Castri e gli anni bresciani https://vivicentro.it/spettacoli/le-stanze-dellutopia-massimo-castri-e-gli-anni-bresciani Fri, 07 Jun 2024 18:04:17 +0000 https://vivicentro.it/?p=574121 Giovedì 30 maggio presso il teatro Santa Chiara Mina Mezzadri di Brescia e’ stato presentato il Quaderno del CTB

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Un doppio volume dedicato a Massimo Castri, maestro e innovatore della scena, per molti anni anima artistica dello Stabile cittadino, curato dal Centro Studi del Centro Teatrale Bresciano.

LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME

Il Centro Teatrale Bresciano, nel cinquantesimo anno della sua attività, ha presentato oggi Le stanze dell’utopia.Massimo Castri e gli anni bresciani: il Quaderno dedicato a Massimo Castri (1943-2013) uno dei maggiori uomini del Teatro italiano del secondo Novecento, un intellettuale inquieto e uno straordinario maestro e innovatore della scena, che iniziò la sua carriera di regista proprio a Brescia, grazie alla lungimiranza di Renato Borsoni, fondatore della Compagnia della Loggetta e del CTB.

Sono intervenuti durante la presentazione i curatori Andrea Cora e Thea Dellavalle, insieme a Maurizio Balò, Tino Bino, Paola Carmignani, Monica Conti, Francesco De Leonardis, Vittorio Franceschi, Nanni Garella, Patrizia Zappa Mulas.Hanno portato i saluti istituzionali Laura Castelletti, Sindaca di Brescia, Camilla Baresani Varini, Presidente del Centro Teatrale Bresciano e Gian Mario Bandera, Direttore del CTB.

Le stanze dell’utopia.

Massimo Castri e gli anni bresciani è il quinto numero della collana editoriale de I quaderni del CTB (edito da La Quadra), realizzata dal Centro Studi del Centro Teatrale Bresciano per fare memoria viva della storia teatrale e culturale del nostro Stabile e della città.

PERCHÉ UN VOLUME SU CASTRI

Tra il 1972 e il 1993 Castri ha realizzato a Brescia ventitré spettacoli come regista.La sua storia e quella del Centro Teatrale Bresciano arrivano a intrecciarsi così strettamente da saldarsi in un unico percorso di crescita e innovazione.

Grazie all’intuizione di Renato Borsoni, l’esperienza bresciana significa per Castri scoprire, nonostante i dubbi e le resistenze, la propria “vocazione” alla regia.Il successo di Castri sul piano artistico e il riconoscimento a livello nazionale del suo percorso di ricerca permetteranno al neonato CTB di assumere una posizione non marginale nel più ampio contesto del teatro pubblico.

Un ‘idea di teatro costruita su una difesa strenua della funzione della cultura come stimolo costante, inseparabile da una condizione di autonomia, e dalla capacità dei teatranti di porsi come attori e interlocutori nelle politiche culturali, mai come sudditi della politica.Tra il 1976 e il 1980 le regie pirandelliane e ibseniane di Castri portano una piccola rivoluzione nel teatro italiano proponendo una prospettiva completamente inedita di affrontare la regia e di lavorare drammaturgicamente sui testi, provocando una serie di sussulti nel pubblico e nella critica teatrale.

Il Centro Teatrale Bresciano è il luogo in cui questa rivoluzione sembra possibile.Il Quaderno tenta un lavoro di ricostruzione e di restituzione critica e documentaria di un’esperienza progettuale e artistica estremamente ricca, realizzata – da qui il titolo – sotto il segno di un’utopia, vissuta in modo molto concreto, in un preciso contesto – una piccola città, un gruppo di persone molto affiatate: quella di un teatro nuovo, trasformativo e quindi politico, pubblico, culturalmente preparato, desideroso di incidere nella realtà.

Nonostante la vastità dei materiali che lo costituiscono, che è cresciuta fino a sostanziarsi in due corposi volumi, il Quaderno rappresenta un primo passo, certo non definitivo, di riportare alla luce i lineamenti di una personalità e di una ricerca tanto complesse e colme di sfaccettature da aprire a continue e nuove possibilità di approfondimento.Il Quaderno tenta il ritratto di un artista e intellettuale unico nel teatro italiano per inquietudine e profondità di sguardo, nel corso di anni decisivi per il definirsi della sua fisionomia artistica, attraverso un racconto corale, dove si incontrano e dialogano voci di studiosi e testimoni, di artisti ed amici che hanno conosciuto, approfondito o contribuito a realizzare l’esperienza di Massimo Castri a Brescia.

IL PRIMO VOLUME

A Tino Bino, presidente del Centro Teatrale Bresciano negli anni cruciali della affermazione dell’Ente e della presenza di Castri, è affidato il compito di aprire il primo volume, intitolato Sguardi critici e testimonianze, attraverso la ricostruzione appassionata del rapporto tra il regista e la città: un dialogo che alternò scontri clamorosi e inaspettate aperture, ma che seppe agire da propulsore culturale per l’intera comunità, attraverso spettacoli memorabili.

A seguire, con la finezza critica che lo caratterizza, Claudio Longhi – tra i maggiori studiosi di Teatro in Italia e Direttore del Piccolo Teatro di Milano – offre una istantanea della regia italiana al momento in cui Castri si affacciò alla professione, e ne individua i maestri e riferimenti culturali, tratteggiando l’anomalia virtuosa di questo strano attore e intellettuale che si tuffò nella regia, e fece irruzione, con l’acume delle sue letture critiche, sulla scena italiana, aprendo infiniti dibattiti e dispute.Il capitolo Tra fantastiche visioni e scontri generali affronta una ricognizione storico-critica dell’evoluzione del percorso artistico di Massimo Castri a Brescia, ripercorrendo la sua ricerca intellettuale, il rapporto con l’Ente, il processo creativo e di lavoro, gli spettacoli, la loro ricezione.

Al testo si accompagna una ricca documentazione iconografica che propone alcuni materiali inediti: fotografie dalle prove, lettere manoscritte e dattiloscritte, taccuini e appunti, bozzetti.Il capitolo Approfondimenti si propone di ampliare lo sguardo e insieme di tentare un avvicinamento alla fucina creativa di Massimo Castri offrendo quattro punti d’accesso.

Apre un piccolo “dizionario” castriano che, pescando tra discorsi, scritti e dichiarazioni del regista, raccoglie alcune parole chiave utili per definirne poetica, pedagogia e metodologia anche al di là degli anni di lavoro con la Loggetta e il Centro Teatrale Bresciano; segue una immersione nella ricchissima documentazione dell’Archivio CTB, per ricostruire il peculiare sodalizio tra Massimo Castri e Renato Borsoni; per poi entrare nelle “stanze private” della creatività e della inesauribile ricerca del regista, attraverso la riproduzione e il commento di alcune pagine dei suoi taccuini degli anni bresciani.L’ultima sezione del capitolo, curata dalla Dottoranda Maria Francesca Lipari, è dedicata alla ricostruzione del Progetto Goethe, uno dei momenti più originali e articolati del lavoro progettuale di Castri per Brescia – all’interno del quale rientra la messinscena di Urfaust.

Conclude il primo volume il capitolo Testimonianze, articolato in due sezioni.La prima, Compagni di viaggio, si apre con i ricordi e le riflessioni raccolti in alcune conversazioni con due dei più stretti collaboratori di Massimo Castri nel periodo di lavoro a Brescia.

Maurizio Balò, tra i maggiori scenografi del teatro italiano e internazionale, dagli esordi a Brescia negli anni Settanta ha poi proseguito ininterrottamente il suo sodalizio artistico con il regista, firmando le scene della quasi totalità dei suoi spettacoli.La sua testimonianza ha un valore particolare, poiché è arricchita da bozzetti e schizzi inediti che documentano il lungo laboratorio di ricerca che ha accompagnato la nascita di ogni spettacolo, e consente di entrare a fondo nel processo creativo del regista, nel flusso di suggestioni e ripensamenti, fino alla definizione di una sintesi spaziale rigorosa per ciascun allestimento.

Nanni Garella, è stato regista assistente di Massimo Castri per oltre un quinquennio, prima di intraprendere, al CTB e poi in altri importanti Teatri Stabili e privati, la carriera autonoma di regista.La sua testimonianza racconta la libertà di sperimentazione e l’autonomia artistica che furono garantiti al regista e al gruppo di lavoro che lo affiancava negli anni di lavoro a Brescia.

Seguono le testimonianze di alcuni attori e attrici che hanno avuto una lunga consuetudine di palcoscenico ed una non occasionale convergenza di vedute sul senso del lavoro teatrale con Massimo Castri negli anni bresciani.Apre Virginio Gazzolo, già compagno di Castri nella fondamentale esperienza della Comunità Teatrale dell’Emilia-Romagna, e poi tra gli attori prediletti del regista, che gli affidò ruoli di primo piano in alcuni dei suoi lavori più complessi e innovativi.

Seguono le pagine dense di ricordi e riflessioni firmate da Patrizia Zappa Mulas, attrice di straordinario talento che ha iniziato la sua carriera a Brescia in Edipo sotto la guida di Massimo Castri.Il suo ricordo – lucido, analitico e commosso – è prezioso per comprendere il metodo di lavoro del regista.

Ruggero Dondi, Salvatore Landolina e Tullia Piredda – tre attori che hanno incontrato Massimo Castri agli albori della sua esperienza registica e che ne hanno condiviso il percorso fino alle sconcertanti letture pirandelliane – rievocano il lavoro con il regista in una conversazione con la critica teatrale Paola Carmignani.Chiude i ricordi di lavoro del periodo bresciano Sonia Gessner, che dopo esperienze di lavoro con Vittorio Franceschi, Franco Enriquez, Franco Parenti incontrò Castri in due allestimenti pirandelliani, La vita che ti diedi e Così è, se vi pare.

La seconda sezione del capitolo, Tra quinte e platea, raccoglie alcune testimonianze, sguardi altri, diverse prospettive accomunate da una attenzione e sensibilità particolare al lavoro di Massimo Castri.Francesco De Leonardis, intellettuale e storico dell’arte bresciano, è stato per oltre quarant’anni anche il critico teatrale di «Bresciaoggi».

Dal 1976 ha seguito ininterrottamente il percorso artistico di Castri; alla rievocazione di quegli anni di intenso lavoro che è dedicato il suo scritto.Un altro intellettuale bresciano di grande rilievo, Nino Dolfo, per lungo tempo critico cinematografico e poi critico teatrale per il dorso bresciano del «Corriere della Sera», membro dell’Assemblea dei Soci del CTB dalla sua fondazione per oltre un decennio, rievoca la figura del regista da una prospettiva eterodossa, quella di Massimo Castri spettatore di cinema nelle sale bresciane: un volano per allargare lo sguardo alla grande stagione culturale vissuta da Brescia in quegli anni.

Sempre Nino Dolfo intervista la regista Liliana Cavani, per rievocare la partecipazione di Castri come attore alla pellicola de I cannibali, nel periodo cruciale delle sperimentazioni a cavallo tra anni Sessanta e Settanta.Le ultime due testimonianze sono di due importanti personalità del teatro che, in momenti diversi dagli anni del suo lavoro a Brescia, sono state tuttavia legate a Massimo Castri da un profondo sodalizio artistico.

Vittorio Franceschi è stato diretto per la prima volta da Castri nel 2002, a Torino, nella riedizione del John Gabriel Borkman, allestito per la prima volta a Brescia nel 1988.Ma la conoscenza di Castri e del suo lavoro risale al tumulto creativo degli anni del teatro politico e di avanguardia, alle esperienze artistiche nate tra Milano e Bologna negli anni Sessanta.

Testimone e protagonista d’eccezione di quella stagione, Franceschi ne rievoca episodi, personalità e fermenti culturali, fino al felice incontro artistico degli anni 2000.A Monica Conti, regista e attrice, e che di Castri fu allieva, per poi seguire a lungo e da vicino il suo lavoro, è affidata la chiusura di questa sezione: il suo ricordo conclusivo è anche la definizione più toccante della ricerca inesauribile del regista.

IL SECONDO VOLUME

Il secondo volume intitolato Gli spettacoli, è dedicato ad approfondire i ventitré allestimenti realizzati dal regista a Brescia tra il 1972 e il 1993.

A ciascuno spettacolo è dedicata una articolata scheda che ne riporta crediti, premi, tournée, manifesti e locandine, note di regia, una ampia selezione della rassegna stampa più significativa e numerose fotografie di scena.

I DOCUMENTI E LE COLLABORAZIONI

Le centinaia di documenti che arricchiscono i volumi provengono in larga parte dall’Archivio del Centro Teatrale Bresciano, e la presente ricerca è stato un motore prezioso per portare avanti il progetto di sistemazione, ridefinizione e valorizzazione dell’enorme patrimonio documentario in possesso del Teatro Stabile Bresciano, attualmente in corso.Ma imprescindibili, ai fini della completezza documentaria del Quaderno, sono stati anche i materiali (ed in particolare il Fondo Castri, donato dalla sorella Margherita) in possesso del Centro Studi del Teatro Stabile di Torino, guidato con competenza dalla dr.ssa Anna Peyron, e alcuni preziosi archivi privati, messi a disposizione con generosità dai loro proprietari.

Il presente lavoro, che il Centro Teatrale Bresciano ha fortemente voluto e realizzato come atto di gratitudine al suo “primo regista”, ha visto la luce grazie alla fondamentale collaborazione con la casa editrice La Quadra, con la quale sono stati realizzati anche i precedenti Quaderni.Il Quaderno è stato realizzato con il contributo del Ministero della cultura – Progetto cinquantesimo anniversario 1974-2024 e con il sostegno di Ministero della Cultura, Gruppo A2A, Fondazione ASM, Gruppo BCC Agrobresciano e ABP Nocivelli.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione all’indagine critica il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, ed in particolare la Prof.ssa Federica Mazzocchi, e la Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’università Cattolica del Sacro Cuore, nella persona della Prof.ssa Lucia Mor.

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Il CTB e 5e6 presentano il film sulla storia delle 8 vittime della strage di Piazza della Loggia a Brescia https://vivicentro.it/spettacoli/il-ctb-e-5e6-presentano-film-strage-brescia-piazza-loggia Wed, 29 May 2024 15:25:09 +0000 https://vivicentro.it/?p=572440 Realizzato per Casa della Memoria in occasione del cinquantesimo anniversario della strage

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In occasione del Cinquantesimo anniversario della Strage di Piazza della Loggia, il Centro Teatrale Bresciano e la società di produzione 5e6 presentano il film intitolato “Non perché c’eravamo” realizzato per Associazione Casa della Memoria.Un’iniziativa inserita nel palinsesto di eventi 1974 – 2024.

Una strage ancora da raccontare: storia di una bomba e dei suoi effetti organizzato dall’Associazione Casa della Memoria, con l’obiettivo di allargare la riflessione su questo importante anniversario e invitare Brescia e i suoi cittadini a trasmettere il valore della memoria storica democratica alle nuove generazioni.Con “Non perché c’eravamo” il CTB presenta un omaggio, un affondo attraverso il linguaggio del teatro e del cinema in una pagina indelebile della storia di Brescia.

IL FILM

Il soggetto del lungometraggio è opera di Paolo Bignamini, regista riconosciuto a livello nazionale che da tempo collabora con lo stabile cittadino, ed è tratto dal romanzo Una specie di vento di Marco Archetti (edito da Chiarelettere), scrittore bresciano e consulente artistico del CTB.

La sceneggiatura porta la firma di Marco Archetti, Giulia Asselta e Paolo Bignamini; la regia è dello stesso Paolo Bignamini insieme a Marco Jeannin, regista cinematografico per 5e6.Interpreti sullo schermo, Andrea Soffiantini, Mario Cei, Marta Lucini, Matteo Bonanni, Jasmine Monti, Valentina Bartolo, Roberto Trifirò, Antonio Perretta, Katerina Haidukova.

Il film vede poi la partecipazione straordinaria di Simone Cristicchi, artista impegnato in diversi progetti produttivi di successo con il CTB, che per questa iniziativa ha composto il brano intitolato Brescia 74, colonna sonora di Non perché c’eravamo.La drammaturgia del film lavora su otto monologhi, raccontando otto personaggi.

Sono le vittime dell’attentato avvenuto a Brescia il 28 maggio 1974: Valentina Bartolo recita nel ruolo Livia Bottardi Milani, Matteo Bonanni impersona Alberto Trebeschi, Mario Cei Euplo Natali, Marta Lucini è Giulietta Banzi Bazoli, Jasmine Monti recita nel ruolo di Clementina Calzari Trebeschi, Antonio Perretta racconta la storia di Luigi Pinto, Andrea Soffiantini è Vittorio Zambarda, Roberto Trifirò Bartolomeo Talenti, Katerina Haidukova è sullo schermo nel ruolo della fisarmonicista.Otto testimonianze, ricostruite grazie all’intenso lavoro biografico e di interviste condotto da Marco Archetti per il suo romanzo.

“Per me si è trattato di un lavoro opposto a quello sperimentato durante la scrittura del libro – scrive Archetti” –: là si trattava di mettere insieme, di cercare tracce, di annusare indizi, di leggere materiali e brandelli di diari; qua, invece, si è trattato di partire dalla fine e di trovare a ritroso un aspetto, uno e uno solo, di identificarlo e di buttarcisi a capofitto perché ci portasse al racconto, insomma, di togliere tutto fino a trovare l’elemento, il frammento in cui ciascuna di quelle vite poteva essere concentrata.

Durante la scrittura del libro cercavo il respiro di una traiettoria; qua, l’intensità di un punto”.Sono le ore 10 e 12 del 28 maggio 1974: i personaggi, dal palco di un teatro vuoto, luogo del racconto, parlano direttamente all’oggi, a chi si accosta a quel frangente di storia, raccontando frammenti di ricordi personali, vite che si interrompono improvvisamente nello stesso momento, nello stesso luogo.

Tragicamente.Sono sempre gli stessi minuti che si ripetono nella storia diversa di ognuno.

Sono i minuti che precedono lo scoppio della bomba.La realtà del vissuto si contamina così con il ricordo.

Al termine, si ritorna sempre alle 10:12, e i personaggi lasciano lo spazio scenico per ritornare simbolicamente nella piazza.Una piazza vuota, in cui resta indelebile la testimonianza di quanto accaduto.

“Il tempo del racconto di quelle storie costantemente messo in discussione nel film – scrivono Paolo Bignamini e Marco Jeannin –, supera il tempo stesso in cui le loro vite sono state vissute: grazie al cinema è allora ma è anche qui, ora.

E grazie al teatro, il luogo da cui parte il racconto di ognuna delle loro vicende, quel tempo, quello spazio, quelle storie possono – e devono – essere detti.Persone prima che personaggi, donne e uomini prima che nomi da ricordare per aver perso la vita in una strage”.

LE PROIEZIONI APERTE AL PUBBLICO

Non perché c’eravamo sarà proiettato al Teatro Sociale di Brescia (via F.

Cavallotti, 20) il 29 maggio 2024, in doppia proiezione, alle ore 18.30 e alle ore 20.30.

VISIBILE DURANTE LA MOSTRA “SIAMO TESTIMONI”

Non perché c’eravamo è parte integrante della mostra a cura di Fondazione Brescia Musei e promossa dall’Associazione Casa della Memoria e dal Comune di Brescia, intitolata Siamo testimoni non perché c’eravamo ma perché non abbiamo mai smesso di esserci.L’esposizione allestita presso Palazzo Martinengo delle Palle (via San Martino della Battaglia, 18 – Brescia) dal 24 maggio al 16 dicembre 2024 prevede, infatti, una sala dedicata in cui il film verrà proiettato in loop per tutta la durata della mostra (info: www.bresciamusei.com).

Orari di apertura: dal 24 maggio al 30 giugno, dal lunedì alla domenica, ore 10 – 18; dall’1 luglio al 2 agosto, dal lunedì al venerdì, ore 10 – 18.

Note di Marco Archetti

Il teatro, prima e durante.Il teatro sempre.

Perché è il nostro mondo, l’acqua in cui nuotiamo e immaginiamo qualsiasi cosa riusciamo a immaginare.Con Paolo Bignamini ci siamo subito detti questo, nel momento in cui abbiamo dovuto cercare dei punti fermi per provare a reinventare il materiale di Una specie di vento, il romanzo che qualche anno fa ho dedicato alle otto vittime di piazza Loggia.

Il teatro come luogo da cui partire e da cui innescare tutto: il punto di approdo lo avremmo trovato – o ci avremmo inciampato, come spesso accade – ma la cosa più importante era sapere sempre cosa avremmo avuto alle spalle.E alle spalle avevamo e abbiamo questa nostra fiducia, tutta teatrale, nel fatto che solo la fondatezza della forma di partenza autorizzi ad abbandonarsi alla rischiosa libertà di tutto il resto.

Per me si è trattato di un lavoro opposto a quello sperimentato durante la scrittura del libro:

là si trattava di mettere insieme, di cercare tracce, di annusare indizi, di leggere materiali e brandelli di diari, di ascoltare i parenti e gli amici di quei cinque uomini e di quelle tre donne che sentivo appartenermi sempre di più, per unire i puntini lasciati in sospeso e raccontare – in alcuni casi per la prima volta dal 1974 – le loro vite vive; qua, invece, si è trattato di partire dalla fine e di trovare a ritroso un aspetto, uno e uno solo, di identificarlo e di buttarcisi a capofitto perché ci portasse al racconto, insomma, di togliere tutto fino a trovare l’elemento, il frammento in cui ciascuna di quelle vite poteva essere concentrata.Durante la scrittura del libro cercavo il respiro di una traiettoria; qua, l’intensità di un punto.

Non perché c’eravamo è il nuovo capitolo di una storia che mi accompagna ormai da anni e che sento sempre viva in me.Una storia cominciata da una serie di articoli per il Corriere della Sera dieci anni fa, fino al libro Una specie di vento, allo spettacolo La parola giusta con Lella Costa e alla produzione di questo piccolo film teatrale – credo si possa chiamare così – per il Museo della Memoria.

Un lavoro che porto avanti con fiducia verso le forme del racconto, nella speranza che ciò che quei nostri otto amici stavano affermando il 28 maggio del 1974 abbia sempre a che fare con noi, qui, oggi.Ma soprattutto domani e con altri che verranno.

Fare memoria è accendere un fuoco, tenerlo vivo è il senso del tempo che abbiamo.Il film sarà visibile al pubblico il 29 maggio al Teatro Sociale con prenotazione obbligatoria sul sito del CTB e sarà parte integrante della mostra Siamo testimoni presso Palazzo Martinengo Delle Palle a cura di Fondazione Brescia Musei

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