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ESCLUSIVA – Giorgio Corona: ”Il gruppo fa la differenza, nell’annata della promozione avevamo gli attributi”

Giorgio Corona al termine della gara del Flaminio

L’intervento telefonico dell’ex Juve Stabia, Giorgio Corona, al Pungiglione Stabiese

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, programma radiofonico a cura della nostra redazione di ViViRadioWEB abbiamo avuto come ospite telefonico l’ex gialloblè Giorgio Corona. Con lui abbiamo fatto un’analisi di questo momento del campionato di Lega Pro.

Ciao Giorgio, innanzitutto ti vogliamo chiedere un parere su questo momento particolare della Juve Stabia, una squadra che prima della sosta lunga era prima in classifica a pari punti con Lecce-Foggia, e nonostante un mercato di riparazione importante perde la bussola e conquista soltanto 6 punti in 7 partite:

É un campionato difficile e strano. La Juve Stabia ha preso una batosta a Messina e da quel momento in poi ha iniziato a non fare risultato. Poi purtroppo anche un periodo di crisi ha fatto si che la squadra si allontanasse dalla vetta, anche se bisogna considerare che quest’anno ci saranno i play-off fino alla decima e di fatto può succedere di tutto. É normale che mi aspettavo qualcosa in più perché la squadra aveva iniziato bene, però ripeto, questo è un campionato strano, difficile, dove può succedere di tutto sia quando incontri squadre forti e sia quando giochi contro le squadre piccole. Nell’anno della promozione non sono stato da solo l’artefice della promozione in serie B, fu l’intero collettivo a vincere quel campionato. Eravamo una famiglia, un buon gruppo e solo con la coesione poi alla fine si ottengono i risultati.

Giorgio da un calciatore del tuo carisma, ricordiamo che nello spogliatoio c’eri tu oltre a Molinari, possiamo affermare che oggi forse due figure come voi in questa squadra si fa fatica a trovarle? Può essere questo un problema per una squadra che ha fatto così bene nel girone d’andata fino alla ventunesima e poi ha avuto questo crollo dovuto probabilmente a qualche filo mosso in maniera non proprio positiva?

Parlo in generale, ma purtroppo la mentalità nel mondo del calcio è cambiata. Non c’é più un gruppo composto da calciatori che magari la pensano tutti alla stessa maniera, vuoi per i giovani o per l’anziano che vuole sempre giocare. Prima si pensava alla squadra, avete parlato di me e di Morris ma in quella circostanza vi era un gruppo eccezionale, si metteva in risalto prima la squadra e poi noi stessi, perché pensavamo solo a vincere, non proprio il campionato, ma di spuntarla ai play-off per il bene di tutti. Ed infatti é la squadra che forma il calciatore, non il calciatore che fa una squadra. La mentalità ultimamente manca, non parlo solo di Juve Stabia, ma parlo in generale di tutte le squadre. Molinari faceva gruppo a Castellammare, ma ricordo anche a Messina quando c’ero io e Giovanni Ignoffo si parlava continuamente del gruppo e della squadra che dialogava soprattutto nei momenti difficile e dopo una sconfitta, perché dalle disfatte si costruiscono le vittorie. Purtroppo la mentalità è cambiata in peggio.

Come si fa ad uscire da un periodo del genere per una squadra che è riuscita a giocare bene, anche se solo ne secondo tempo, mettendo in difficoltà il Foggia, dimostrando quindi di poter vincere contro chiunque e forse anche di poter riaprire il campionato?

Quando si perde c’è sempre qualcosa che non va e bisogna sempre analizzare non sono le sconfitte, ma anche quando si vince, perché durante i 90 minuti e nel corso degli allenamenti settimanali c’è sempre qualcosa che non va. Quando poi si accumulano sconfitte, e magari anche diversi pareggi interni, bisogna farsi un bell’esame di coscienza e cercare di lavorare di più. Se la squadra ha lavorato bene e non ottiene i risultati, deve dare qualcosa in più. Quando non arrivano i risultati c’è da considerare che la maglia “pesa”, se poi subentra anche la paura diventa dura. Bisogna stare tranquilli perché la piazza di Castellammare é esigente ma sa dare anche tanto nei momenti buoni. Posso solo dire ai calciatori di allenarsi e dare più del 100% perché poi la piazza non fa mai mancare il proprio calore.

Giorgio ricordando la tua esperienza a Castellammare con il gruppo che lavorava unito, cosa pensi possa essere accaduto nello spogliatoio di questa attuale Juve Stabia?

Quando si disputa un girone di andata dove vinci, anche se non sempre, spesso può subentrare la paura dopo due o tre sconfitte, di conseguenza non riesci a reagire perché cerchi di fare e strafare continuando a sbagliare. É quello il lato negativo che ti porta a commettere degli errori. Ripeto bisogna sempre pensare alla squadra, quando certe cose non le puoi fare devi mettere altro per ottenere i risultati.

Invece per quanto riguarda il ruolo di attaccante, tu che hai segnato tanto, come valuti la situazione di Ripa, che rientra dall’infortunio dopo un anno fermo, e si prende una parte del campionato segnando anche dei gol? Ultimamente si accomoda in panchina spesso senza essere preso in considerazione. Da calciatore come si gestisce un momento del genere visto che anche tu hai avuto un momento particolare con Braglia che ti rilegò un po’ in disparte e poi ti rispolverò nel momento migliore?

In questo caso servono gli attributi, la cattiveria agonistica non si compra e non si acquisisce con gli allenamenti. Penso che il Ripa l’abbia in partenza ed è normale che bisogna stare tranquilli e anche i compagni lo devono aiutare. Solo cosi può ricominciare a segnare, me lo auguro per lui.

Adesso hai iniziato la carriera dirigenziale nel Messina, una figura intermedia tra il Direttore Sportivo e chi è legato alla squadra. Se dovessi dare tu un consiglio attualmente a Ciro Polito che è rimasto da solo come responsabile dell’area tecnica, che cosa ti sentiresti di dire?

Non so i motivi per il quale è andato via il Direttore Pasquale Logiudice. Ho ottimi rapporti con il Presidente Manniello, ma non lo sento da un mese e mezzo e quindi non conosco i reali motivi. Attualmente vorrei fare il Direttore Sportivo ma non è facile perché è un ruolo diverso dal calciatore. Devi capire determinate cose, devi analizzare e prendere i calciatori in base alle esigenze della piazza, devi “entrare” nel cervello del calciatore, e di fatti reputo che il Direttore Sportivo sia un ruolo chiave. Sto cercando di intraprendere questa nuova professione anche se non è facile, è normale che tutti possiamo prendere il telefono e chiamare per acquistare calciatori, però dipende dalla piazza e dal calciatore che vai a prendere.

Giorgio fra quanti anni sarai il Direttore Sportivo qui a Castellammare?

Non parliamo di sentimenti, perché sapete che sono molto legato alla piazza. Attualmente però ho conosciuto una persona che ha fiducia in me e io in lui. Parlo del Presidente Proto (Atletico Catania n.d.a.), ci siamo conosciuti e lui mi ha sempre detto di dover lavorare per lui e adesso sto giocando nella sua squadra  oltre a seguire il Messina. Nel prossimo anno probabile che possa dare una mano al Direttore Sportivo. Penso che sia giusto così, perché bisogna prima rispettare il ruolo e dare un aiuto, che poi a Messina conosco tutti in quanto ho giocato per 5 anni e spero di cominciare questa nuova avventura. Per quanto riguarda Castellammare, non posso rispondervi perché è normale che quando mi parlate della piazza ho una stima infinita e ho sempre ricevuto tanto affetto, e la tifoseria ha dimostrato tanta stima anche nell’ultima occasione quando sono venuto con il Messina. Un’accoglienza del genere non mi era mai capitata. Nello stesso anno è successa anche a Catanzaro, ma in quel la curva era semivuota, ed infatti facendo un paragone penso che a Castellammare l’accoglienza sia stata unica.

Giorgio noi ti confidiamo che ancora ci “scende” la lacrima, quando pensiamo a te e un po’ a tutta quella squadra che davvero ci ha fatto innamorare del calcio:

In realtà a vincere fu la squadra, sapevo che potevamo arrivare fino in fondo perché vedevo un gruppo coeso, c’era gente seria, uomini di valore. Non mancava la “cazzimma” sia dentro e sia fuori dal campo, e quando ci sono questi uomini con questi calciatori, si arriva lontano. Non è detto che si vince sempre, però puoi far bene ed infatti si è visto.

Giorgio, un tuo pensiero sulla reale possibilità di questa Juve Stabia di ripetere un po’ eventualmente quel miracolo che avete fatto voi, e soprattutto un saluto alla piazza che in questo momento sta soffrendo:

I play-off li possono vincere chiunque, poi l’importante è arrivare in condizioni mentali e fisiche migliori. Per quanto riguarda il primo posto, di fatto ormai ci sono due squadre forti e non penso che possono incappare in un momento delicato entrambe. Non credo che tutte e due possono perdere 4/5 partite come ultimamente ha fatto il Matera, magari può succedere a una squadra ma ad entrambe credo che sia difficile. Lo spero, è normale che vorrei vedere la Juve Stabia toccare la vetta, anche se ormai penso sia difficile. L’importante è arrivare ai play-off con la giusta condizione fisica e soprattutto mentale. Adesso è ancora presto parlarne.

In chiusura quanti gol ha fatto con l’Atlético Catania Giorgio Corona?

Sto giocando da 5 partite perché venivo da un periodo di inattività, e nelle ultime tre gare ho giocato titolare segnando un gol a partita. Il Presidente vuole vincere il campionato, in effetti ci troviamo a 4 punti dalla vetta, con una partita da recuperare proprio contro la capolista e speriamo che prima dello scontro diretto possano avere qualche battuta di arresto, così magari possiamo giocarci la promozione proprio in occasione della sfida al vertice.

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