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Mal d’ amore ? Al Torrione con Graziella.

La leggiadra procidana, protagonista dell’omonimo romanzo di Alphonse Lamartine, immortalata dallo scultore Giovanni Maltese.

L’incredulo visitatore che si affaccia per la prima volta al Museo Civico del Torrione resta stupito dall’abbondanza di gessi e bronzo custoditi da oltre un secolo nell’atelier dello scultore Giovanni Maltese (1852-1913). Durante l’excursus della visita guidata da uno dei membri dell’Associazione Culturale Radici, ci si sofferma sulle più rappresentative opere del Maestro verista foriano. Una di queste è Graziella, la ragazza della vicina isola di Procida che, come un’eroina d’altri tempi, non sopporta l’onta della mancata promessa del suo principe azzurro e muore nel fiore della gioventù. La scultura in gesso fu realizzata dal Maltese qualche anno prima di essere ospite, prima in enfiteusi e in seguito proprietario, dell’antica torre anti saracena Salvata, insieme alla cognata di Giovanni dopo cinque giorni, dalle macerie del terremoto del 1883 la statua partecipò nel 1900 a una collettiva di scultura al Museo Nazionale di Napoli. La critica per l’opera non fu generosa, soprattutto perché i colleghi veristi esibirono i loro lavori affiancati dai modelli che avevano immortalato. Giovanni Maltese da “verista impenitente”, come amava definirsi, aveva lavorato il gesso ispirandosi al romanzo di Alphonse Lamartine, traendone una libera ispirazione e immaginandola sul lido di Procida nella vana attesa del suo innamorato con l’indice rivolto al mare, quel mare che le aveva procurato solo l’illusione di un amore infocato e che si rivelò fatale. Nel suo romanzo autobiografico Alphonse Marie Louis de Prat de Lamartine (Mâcon, 1790 – Parigi, 1869), lamartinepoeta, scrittore, storico e politico francese, narra le sue avventure giovanili e rivive, non senza sensi di colpa, uno dei momenti topici della sua vita. Alphonse, cadetto di una famiglia di piccola nobiltà, proprietaria di diversi immobili come la casa nella campagna di Milly, circondata da vigneti, trascorre agiatamente la sua infanzia. Nel 1811 i genitori lo mandano a temperare lo spirito in Italia, e raggiunta Napoli, dopo alcune tappe a Firenze e Roma, ha la sua prima esperienza sentimentale con una ragazza del luogo, Antonella Jacomino, che ricorderà anni dopo nel suo romanzo autobiografico Graziella. Nel 1844 quando visita nuovamente, in compagnia della moglie, Napoli e il suo golfo, ha già iniziato a scrivere il romanzo idillico, che termina nel 1852 e lo fa confluire temporaneamente delle sue Confidences. La trama del celebre romanzo si snoda intorno al racconto di Alphonse che, durante il suo soggiorno giovanile a Napoli, affascinato dalle terre del golfo e, in particolare, dalla semplicità della sua gente, decide, insieme con un suo compagno, calarsi nella realtà pagando un pescatore per assumerli come aiutanti. Ma un giorno, sorpresi da un’improvvisa tempesta, si salvano, approdando all’isola di Procida, ove il pescatore ha un’altra piccola abitazione, e dove si trova la sua famiglia. Purtroppo, l’imbarcazione, è distrutta e i due amici, sentendosi responsabili e partecipi della disgrazia, decidono di acquistarne una nuova per regalarla al pescatore. Nei giorni trascorsi a Procida, Alphonse ha modo di conoscere Graziella, nipote del pescatore, semplice e romantica fanciulla. Tornati a Napoli e rimasto solo a causa del ritorno in Francia del suo amico, Alphonse si ammala sempre più di solitudine e, ricordandosi della famiglia del pescatore, torna a vivere da loro. Scocca la scintilla che accende la fiamma dell’amore, ma la proposta di matrimonio da parte di un cugino di Graziella rompe gli equilibri tra i due innamorati. Alphonse non ha l’ardire di farsi avanti, anzi s’interroga su cosa rappresenti la ragazza, da lui considerata solo come un’amica. Graziella rifiuta la proposta del cugino e s’immerge in un profondo silenzio. Alphonse, indeciso e confuso, vagabonda per l’isola. Graziella, intanto, rifiuta le incitazioni dei familiari che vedono in quel matrimonio un’opportunità per migliorare la propria condizione economica, finché, sconcertata dal comportamento del suo innamorato, accetta la proposta di fidanzamento. La sera stessa, però, impaurita dallo spettro di un matrimonio senza amore e avendo giurato fedeltà ad Alphonse, cambia idea e scappa da casa. La mattina seguente, quando apprende la notizia, Alphonse inizia una disperata ricerca coronata da successo. Trascorrono la notte aprendo i loro cuori e confessandosi reciprocamente i propri sentimenti fino al mattino, momento in cui l’intera famiglia li raggiunge. Suo cugino ritira immediatamente la proposta di fidanzamento, e la loro vita torna come prima. Graziella, sa in cuor suo che un giorno lui dovrà tornare in Francia ma spera di vedere il loro amore realizzarsi completamente. Il giorno tanto temuto arriva. Alphonse torna in Francia, promettendole però che sarebbe tornato per sposarla. La promessa non viene mantenuta e Alphonse, cerca di dimenticarla. Una sera al ritorno da un ballo riceve una lettera. Graziella, annunciandogli la sua malattia e il destino di morte da cui non può fuggire, gli invia una treccia di capelli e lo esorta a non dimenticarla mai e a portarla nel cuore per sempre. Alphonse conserverà per tutta la vita quella lettera, e il ricordo del suo primo amore L’episodio citato della tempesta in mare riprende un tipico motivo ricorrente nella letteratura epica ed è propedeutico all’incontro con un amore totale ma drammatico. Grazie al romanzo, Graziella è diventata un mito, tanto che la sua immagine di donna dai classici canoni di bellezza mediterranea, assegna il nome a un concorso a Procida. Durante la sagra del mare, giunta ormai alla 69 esima edizione, viene eletta una “Graziella”, vestita con costume tipico procidano, di cui nel suo libro “Cenni storici intorno alla città ed isola di Procida“ il Prof Michele Parascandola descrive accuratamente le fattezze.

graziella-di-daniel-ridgway-knight“L’abito si compone dei seguenti pezzi: la lettiera, camicia di lino o tela d’Olanda, con crespe al petto, alle maniche, alle spalle; il corpetto, fascetta con tiranti, che fa le veci del busto o corset; il pannicello, di castoro scarlatto, messo da far parere un pochino l’onda della pettiera e un orlo di essa più giù; il rubretto, specie di sottanino con la perea (balzana) di tela armesina scarlatta, e il corpo di raso rosso o di altro colore, ricamato in oro; la gonnella, di seta rossa, o bianca o celeste chiaro, con l’orlo (linzo) di sotto che esce il dito di fuori, di panno scarlatto ricamato in oro; la quale copre tutto il corpo del rubretto, meno qualche linea; la camiciuola, (zimarra), di raso rosso o verde, con le cocciole di oro, o punte di Spagna, che cominciamo dalle estremità delle due ali, cingono il collo si diffondono per la spalla, con due giri nella manica e cinque bottoni che chiudono il polso”

Il romanzo, per la crudezza della vicenda, ci ricorda un’altra donna dissoltasi nelle pene di un tragico amore: Lucia di Lammermoor la castellana. di casa Asthon ingannata dal perfido fratello Enrico che ostacolò il suo amore per Edgardo di Ravenswood. Due donne distanti per estrazione sociale e tempi letterari ma accomunate da un fil rouge in un unico destino: il mal d’amore.

Per approfondire l’argomento Graziella, oltre che ovviamente leggere il romanzo, si può consultare il periodico bimensile “La Rassegna d’Ischia”, diretto dal Prof. Raffaele Castagna.

Altre notizie inerenti la Graziella sono  reperibili sul sito http://www.iltorrioneforio.it

Luigi Castaldi

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