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Stefano Bonaccini: “Un tema marginale, abbiamo già bloccato le nuove trivellazioni”

Stefano Bonaccini
Il governatore dell’Emilia,  Stefano Bonaccini : “Se vado voto no. Il governo ha già modificato i punti dello Sblocca Italia per noi inaccettabili Ora c’è un can can politico su un quesito inutile”

ROMA. Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, se andasse alle urne sarebbe comunque per il No. “Sto valutando se andare o meno a votare. Ma questo referendum sulle trivelle non serve, è stato strumentalizzato politicamente. Si sta facendo un can can su un quesito marginale”.

Bonaccini, nove governatori, tra cui sette che hanno le trivelle in casa e sono del Pd, hanno promosso il referendum contro, lei si dissocia?
“Non mi piacciono le patenti di ambientalismo. Però nei mesi scorsi ho assunto personalmente l’impegno per arrivare a modificare parte dello Sblocca Italia, in particolare l’articolo 38, dicendo prima della campagna referendaria che ritenevo inaccettabili alcune scelte, a partire dalla possibilità di avviare nuove trivellazioni entro le 12 miglia marittime”.

L’unico quesito rimasto lo ritiene inutile?
“Secondo me lo strumento del referendum non è adeguato”.

Michele Emiliano, il presidente della Regione Puglia, capofila delle regioni referendarie, quindi sbaglia?
“Rispetto l’opinione di Michele, che è un amico, ma su una questione sbaglia di grosso: non è vero che con il governo non abbiamo trattato, tant’è che come presidente dell’Emilia Romagna mi feci carico di andare a un incontro con l’esecutivo la sera del 10 dicembre scorso con altri amministratori. Emiliano non poté partecipare. Dopo quell’incontro il governo capì di dovere modificare i punti a nostro parere sbagliati. Ben cinque dei sei quesiti sono stati ritenuti superati”.

Ma votando Sì al quesito rimasto si interrompe la durata delle concessioni.
“Tra i tanti in buonafede c’è chi è in malafede e racconta che la vittoria del Sì impedirebbe nuove trivellazioni nelle 12 miglia. Abbiamo già detto che sono impossibili”.

In Emilia Romagna c’è una quota rilevante di concessioni, non ritiene sia il caso di rimetterci mano?
“Si devono fare valutazioni nel merito, caso per caso. E per sicurezza e tecnologia noi siamo ai vertici internazionali. Il referendum sta assumendo un significato politico che rischia di demonizzare un intero settore industriale. Non a caso tutti i sindacati del comparto, che generalmente non sono teneri col il governo, stanno protestando perché preoccupati di migliaia di posti di lavoro. Condivido la proposta di Prodi affinché le royalties delle trivellazioni siano conferite a investimenti nei territori per il sostegno alle fonti di energia rinnovabili”.

Lei si asterrà quindi?
“Sto valutando se andare o meno. Nel 2003 sull’articolo 18 rimasi a casa, quando i Ds fecero campagna per l’astensione. Il quorum stabilisce di per sé la legittimità del non voto, come detto dal presidente emerito Giorgio Napolitano”.

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