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La lettera: Caro Renzi, così non và (firmato Europa)

Matteo Renzi ieri durante la trasmissione di Lucia Annunziata
Matteo Renzi ieri durante la trasmissione di Lucia Annunziata (ansa)

Oggi l’Europa dirà all’Italia – e ad altri cinque paesi – che la manovra non è in linea con il Patto di Stabilità perché le coperture non sono abbastanza solide. 

Manovra, arriva la lettera dell’Ue. Renzi: ormai è un fatto fisiologico

Dubbi dei commissari sui 7,6 miliardi di entrate e sulle troppe “una tantum”. Ma il compromesso sembra possibile sui migranti e sulle spese per il terremoto

BRUXELLES – Fino all’ultimo momento, è rimasta in forse la “forma” con cui oggi la Commissione europea dirà al governo italiano (e ad altri cinque Paesi) che la manovra non è in linea con il Patto di Stabilità. Ma salvo improbabili cambiamenti, verrà scelta la lettera scritta. Sembra una pura formalità, ma non lo è. I regolamenti dicono che Bruxelles deve “consultare” gli Stati, senza però specificare con quale forma. La Commissione avrebbe preferito evitare una lettera formale, che suona sempre come una bacchettata, per mantenere un clima sereno. «Ma non siamo stati certamente noi a minare questa serenità», fa notare una fonte comunitaria. Matteo Renzi rispedisce in anticipo la palla nel campo avversario: «Ormai quelle lettere sono fisiologiche», è sbottato ieri con Lucia Annunziata su Rai3.

Dal palazzo Berlaymont filtra una certa amarezza per i toni usati ieri dal ministro Pier Carlo Padoan. «Se l’Ue boccia la nostra manovra – ha detto il ministro dell’Economia in un’intervista a “La Repubblica” – rischia la fine». Amarezza mista a sorpresa: «Questi toni ce li aspettiamo da Renzi, non certo da Padoan» dicono a Bruxelles. Considerare la scelta di spedire la lettera come una diretta conseguenza delle dichiarazioni di Padoan è sbagliato. Ma certe dichiarazioni non favoriscono la “serenità” di cui sopra.

Questo per descrivere il contesto, anche se i veri nodi riguardano la sostanza dei provvedimenti. E a Bruxelles non si parla tanto delle spese eccezionali per migranti e terremoti. Il guaio sono le coperture: stime eccessivamente ottimistiche e troppe “una tantum” nei 7,6 miliardi di entrate sotto la lente. Più che il deficit nominale (che sale al 2,3% anziché l’1,8% promesso), quello che più preoccupa è il deficit strutturale, perché anziché diminuire aumenterà (da 1,2% a 1,6%). Idem per il debito, in lieve crescita nel 2017.

Per il resto le distanze sono colmabili. L’Italia conta di spendere 3,8 miliardi per i rifugiati, in partenza l’Ue è pronta a scontare solo i 500 milioni aggiuntivi rispetto all’anno precedente. Ma il Consiglio europeo ha riconosciuto nero su bianco gli sforzi italiani e questo gioca a favore. Anche per la spese sul sisma ci sono margini per un accordo: Bruxelles considera “eccezionali” solo quelle per la ricostruzione, non quelle per la prevenzione. Ma per Roma tre terremoti in sette anni sono un fatto eccezionale: c’è lo spazio per far passare questa interpretazione. In ogni caso quella di oggi non sarà la bocciatura della manovra. Per quella, eventualmente, ci sarà un’altra settimana di tempo (anche se in pochi ci scommettono). Devono infatti passare 15 giorni dal momento in cui il governo ha presentato a Bruxelles il suo progetto di bilancio, vale a dire lunedì scorso. Anzi, in realtà martedì, visto che l’Italia aveva spedito il testo oltre la mezzanotte (penultima in ordine di tempo, peggio ha fatto solo Malta).

Ed è l’unica che, dopo l’invio, ha dovuto correggere alcune “sbavature” e rimandare le parti riviste. Niente di grave, per carità, ma chi a Bruxelles si occupa delle procedure non perde occasione per sottolinearlo.

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