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In viaggio con Hillary dal Westchester al New Hampshire: ”A Trump non rispondo più”

Hillary Clinton in un terminal privato dell’aeroporto della Westchester County a New York (afp)

Siamo andati in viaggio con Hillary Clinton, a bordo dell’aereo che l’ha portata dalla contea di Westchester al New Hampshire, a due settimane dal voto che le può aprire le porte della Casa Bianca. Tra gli inviati che salgono sul suo aereo c’è Paolo Mastrolilli, de La Stampa, e quando la domanda si sposta sul suo avversario, la democratica risponde: “Guardate, ormai a Donald Trump non rispondo neanche più. L’ho fatto durante i tre dibattiti e può bastare”. Hillary si dice sicura di vincere “a valanga” ma svela di essere superstiziosa: “Dirò i nomi della squadra solo dopo l’esito del voto” dell’8 novembre.

In viaggio con Hillary : “A Trump non rispondo più”

“Sono superstiziosa, non penso al team di governo ma a vincere”

ST. ANSELM (NEW HAMPSHIRE) – «Guardate, ormai a Donald Trump non rispondo neanche più. L’ho fatto durante i tre dibattiti e può bastare». Quando parla così ai giornalisti al seguito, Hillary Clinton non vuole solo liquidare il suo avversario. La candidata democratica intende lanciare un messaggio politico. Ormai non punta soltanto a conquistare la Casa Bianca, ma vuole vincere a valanga, per aiutare i democratici a riconquistare almeno la maggioranza al Senato, e ottenere un mandato forte per la sua presidenza.

Per questo ha deciso di venire nel New Hampshire a tenere un comizio con la senatrice Elizabeth Warren: da una parte, vuole inseguire l’elettorato giovane e liberal che durante le primarie aveva preferito Bernie Sanders; dall’altra, vuole dare una mano alla candidata democratica locale alla Camera alta, Maggie Hassan, per sconfiggere la repubblicana Kelly Ayotte e sottrarre un seggio al Gop. In altre parole, nonostante l’ultimo sondaggio nazionale della Rasmussen la dia due punti indietro a Trump, lei si sente così sicura della vittoria l’8 novembre, che ormai può dedicare tempo e risorse a spingere i compagni di partito per demolire i repubblicani.

Il viaggio con Hillary, il primo in cui un media italiano viene accettato sul suo aereo, comincia alle 9 di mattina in un terminal privato dell’aeroporto della Westchester County. Il Boeing 737 aspetta sulla pista, con lo slogan «Stronger Together» dipinto ovunque. Anche i tovagliolini della colazione, a base di burritos vegetariani, hanno stampata sopra la H maiuscola con la freccia.

Prima di decollare, Clinton dà il senso di dove sta andando la campagna: «Non serve più nemmeno che risponda a Trump. Ieri sera ha scritto un tweet in cui diceva che l’offensiva per riconquistare Mosul è un complotto organizzato per aiutarmi a vincere, e sta già andando malissimo. Un candidato presidenziale può parlare così dei nostri militari impegnati in combattimento? Certo, lui conosce l’Isis meglio dei generali…». Parlando con una radio locale, Hillary riprende anche la polemica scatenata da Donald quando ha minacciato di non riconoscere il risultato delle elezioni: «È una roba terrificante, che nessuno prima di lui si era permesso di fare. Così mina le basi della nostra democrazia». Quando però i giornalisti le chiedono se sta già preparando la sua squadra di governo, Clinton fa un passo indietro. Per un motivo che nessuno si aspetterebbe: «Sono superstiziosa. Questo non è il momento di pensare ad altro, se non a vincere le elezioni».

Dietro le quinte, però, i suoi collaboratori non controllano l’ottimismo: «I dati dei voti già espressi prima dell’apertura dei seggi – dice una fonte autorevole della campagna – sono molto incoraggianti, soprattutto in Stati contesi come il Nevada e la North Carolina. A questo punto pensiamo che regioni come la Pennsylvania e il New Hampshire, su cui Trump aveva puntato per conquistare aree democratiche, siano al sicuro. Quindi possiamo permetterci di investire tempo e risorse su obiettivi come l’Arizona o la Georgia, che in teoria dovevano votare senza discussioni per i repubblicani».

La senatrice Warren è stata chiamata a introdurre Clinton sul palco, anche perché «è la persona che irrita Trump più di tutte al mondo». Infatti Elizabeth non si contiene: «Donald ha detto che noi donne siamo cattive e maligne. Giusto, e l’8 novembre noi donne cattive e maligne andremo alle urne con le nostre facce cattive e maligne, per liberarci di lui una volta per sempre». Quindi aggiunge: «Donald dice che il sistema è truccato. Ha ragione. È truccato in favore dei ricchi come lui, perciò abbiamo bisogno di eleggere Hillary per riequilibrarlo in favore della classe media e delle persone più disagiate». Va anche oltre il mandato, quando minaccia i capi delle grandi aziende: «Se un amministratore delegato viola la legge, deve andare in prigione come chiunque altro». Questa è una concessione ai giovani e all’elettorato liberal, che ha il compito di riportare a casa.

Hillary sale sul palco con un tailleur azzurro che riprende il colore dei cartelloni della sua campagna, e attacca sui temi che aveva accennato prima: «Se volete un’economia equa, che funzioni per tutti, non potete permettere che Trump vinca». Quindi, dopo quello delle donne, apre anche il fronte degli omosessuali: «Se ciò che abbiamo già visto non bastava, ora c’è un dipendente gay dei campi da golf di Donald che gli ha fatto causa per discriminazione estrema, basata sulle tendenze sessuali. Quando toccheremo finalmente il fondo?».

I consiglieri di Hillary pensano che Donald lo abbia già raggiunto, anche perché ha esaurito pure le munizione degli «attacchi lanciati dalla Russia usando Wikileaks». Ora si tratta solo di affondare il colpo finale. Per Trump, e per il partito che non ha avuto il coraggio o la forza di fermarlo.

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lastampa/In viaggio con Hillary : “A Trump non rispondo più” PAOLO MASTROLILLI – INVIATO A ST. ANSELM (NEW HAMPSHIRE)

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