Economia Politica

Il governo prevede che Ubi rilevi tre banche in difficoltà

Una protesta dei risparmiatori delle quattro banche salvate dal governo per decreto
Una protesta dei risparmiatori delle quattro banche salvate dal governo per decreto

Sull’operazione messa in moto dal Tesoro per salvare tre banche in difficoltà, è scoppiato un braccio di ferro con la Bce. L’istituto lombardo chiede un intervento deciso del governo per sbloccare i fondi, ma la partita appare complessa. Secondo Stefano Lepri il progetto del Tesoro che sta lavorando per completare il salvataggio delle quattro banche finite nella bufera nel 2015, potrebbe avere delle ricadute sui conti pubblici mentre invece, per il governo si tratta di un piano che “non può fallire”.

Ma è braccio di ferro con la Bce per sbloccare l’acquisto degli istituti

Il gruppo lombardo Ubi chiede l’intervento dell’esecutivo sull’Eurotower. Quell’offerta rigettata del fondo Apollo che voleva risarcire i risparmiatori

Una parola brutta e difficile, Rwa. Sta per Risk weighted asset e chi lo considerasse un mero tecnicismo commetterebbe un errore madornale. Intorno a questa parola e alle sue implicazioni si gioca una parte sostanziale della complicata partita per puntellare il traballante sistema bancario nazionale. Gli Rwa si possono tradurre come «attività ponderate per il rischio» e sono dei modelli statistici sulla base dei quali le banche devono accantonare capitale per ogni prestito effettuato in funzione della rischio associato a quel tipo di prestito. Dire se l’accantonamento è adeguato spetta alla Bce.

Una delle condizioni poste da Ubi Banca per l’acquisto di Banca Marche, Etruria e CariChieti è quella di poter utilizzare per gli Rwa delle tre banche i propri modelli. Sterilizzando di fatto le perdite passate senza farle pesare nei propri conti. Secondo gli analisti se la Bce fosse d’accordo, Ubi Banca potrebbe recuperare circa 400 milioni di euro di capitale. Non è l’unica condizione richiesta dall’istituto guidato da Victor Massiah. C’è anche la possibilità di far pesare l’avviamento negativo dei tre istituti o il recupero fiscale delle ingenti perdite accumulate con la risoluzione. Su gli Rwa però la posizione della Vigilanza di Francoforte è particolarmente rigida. La differenza tra fare l’operazione e non farla passa da lì. Per questo Ubi ha chiesto al governo un intervento deciso, «politico», per sbloccare una questione che per quanto tecnica può avere pesanti risvolti sistemici. La posta in gioco è la stabilità del sistema bancario, che proprio a partire dalla risoluzione delle quattro banche, nel novembre scorso, non ha più avuto pace.

Per capire quanto pesano gli Rwa, serve raccontare che proprio su questo punto il piano di Montepaschi presentato lo scorso 29 luglio è rimasto incerto fino all’ultimo. Senza il via libera della Bce a non considerare l’operazione di scorporo delle sofferenze per 27,7 miliardi, arrivato in extremis nella mattinata del 29 luglio, Mps avrebbe dovuto lanciare un aumento da sette miliardi invece che cinque. Date le difficoltà che incontra la banca senese per far partire una operazione da cinque miliardi, è ragionevole pensare che chiedere sette miliardi avrebbe significato decretare da subito la fine della storia.

Così come adesso sull’operazione proposta da Ubi incombe il «no» della Bce sugli Rwa che rischia di mandare a monte l’acquisto, con conseguenze imprevedibili per l’intero sistema bancario. A cominciare dal Fondo di risoluzione, azionista delle quattro banche, che ha ricevuto un prestito da 1,65 miliardi proprio da Ubi, Unicredit e Intesa, garantito dalla Cdp. Non casualmente, quattro dei soggetti presenti ieri al Mef. Avrebbe dovuto essere rimborsato con l’incasso della vendita delle quattro ma l’incasso sarà zero, ragionevolmente.

Sull’operazione incombe anche l’impegno preso con Bruxelles di vendere entro il 30 settembre. Termine trascorso senza comunicazioni ufficiali di proroga ma con generiche rassicurazioni che niente sarebbe accaduto se si fosse andati più in là. A questo punto giova ricordare che lo scorso 30 luglio vennero dichiarate non ricevibili le offerte di due fondi Usa, Apollo e Lone Star, per l’acquisto di tutte e quattro. Le cronache hanno riferito di ragioni «più formali che sostanziali», ma nessuna motivazione ufficiale è mai arrivata. L’offerta di Apollo, secondo quanto ricostruito da più fonti, prevedeva anche una forma di ristoro per i risparmiatori. Con gli obbligazioni che avrebbero ricevuto azioni e i vecchi azionisti degli warrant. Questione più di sostanza che di forma.

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lastampa/Ma è braccio di ferro con la Bce per sbloccare l’acquisto degli istituti GIANLUCA PAOLUCCI

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