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Donald Trump e Hillary Clinton: duello al vetriolo

Donald Trump e Hillary Clinton
Donald Trump e Hillary Clinton

Nel duello televisivo di St Louis, in Missouri, Donald Trump e Hillary Clinton non si sono stretti la mano, si sono attaccati con raffiche di colpi bassi e il linguaggio dei rispettivi corpi ha espresso insofferenza, se non repulsione, per l’avversario. Trump doveva salvare la propria candidatura dal terremoto in casa repubblicana causato dal video del 2005 sulle volgarità sessiste e lo ha fatto imputando a Hillary di essere “una bugiarda” fino a promettere di “mandarla in prigione” se verrà eletto. Lei gli ha imputato razzismo, falsità e difesa “solo dei propri interessi”. Nella cornice di un town hall meeting dove il pubblico ha violato le regole, facendo apertamente il tifo per i candidati.

Donald Trump e Hillary Clinton sul ring: colpi bassi e insofferenza

A St. Louis è andato in scena un duello dai toni aspri. Twitter: è il dibattito più cinguettato di sempre

ST. LOUIS – Il primo sondaggio fatto a caldo dalla Cnn dice che Hillary Clinton ha vinto la sfida televisiva di ieri sera a St. Louis, ma Donald Trump è sopravvissuto a quello che il sito “Politico” ha definito «il dibattito più brutto di sempre». Se questo basterà a fermare l’implosione del Partito repubblicano, cominciata dopo lo scandalo dell’audio in cui il costruttore di New York insultava le donne, è ancora da capire.

Il dibattito veniva sulla scia dello shock per le dichiarazioni registrate da Trump nel 2005, in cui diceva di poter fare quello che voleva alle persone dell’altro sesso: «Devi afferrarle per i genitali». Questo scandalo ha scosso lo stesso Partito repubblicano, con una vera fuga dal suo candidato. Dal senatore McCain all’ex segretario di Stato Condoleezza Rice, decine di parlamentari ed esponenti del Gop hanno tolto il sostegno a Donald. Lui però ha reagito attaccando, e poco prima del dibattito ha fatto una conferenza stampa con tre donne, Paula Jones, Kathleen Willey, Juanita Broadrrick, che in passato avevano accusato Bill Clinton di molestie, e Kathy Shelton, vittima a 12 anni di uno stupro i cui responsabili erano stati difesa da Hillary. «Sempre più in basso», aveva commentato la portavoce di Clinton, Jennifer Palmieri, aggiungendo che «questo era esattamente quello che i repubblicani gli avevano chiesto di non fare».

Arrivando sul palco del town hall meeting, dove dovevano rispondere alle domande degli elettori, Hillary e Donald non si sono dati neppure la mano. La prima domanda è scivolata subito sull’audio scandaloso, ma invece di mostrare rimorso, Trump si è limitato a dire che «erano chiacchiere da spogliatoio. Mi sono già scusato». Clinton allora lo ha incalzato: «No, quelle parole rappresentano esattamente chi è lui. Perché non si tratta solo delle donne: ha insultato tutti in questa campagna, neri, islamici, ispanici. Non è degno di fare il presidente». Donald allora l’ha attaccata, accusandola di «aver infangato le donne molestate dal marito, diventando complice degli abusi».

A St. Louis la Clinton in vantaggio ma Trump ha evita il collasso

Per mezzora almeno si è andati avanti su questi toni, con insulti piuttosto che discussioni. Clinton ha detto: «Per fortuna il sistema giudiziario negli Stati Uniti non è nelle mani di uomini come Trump», e lui l’ha subito incalzata: «Perché altrimenti tu saresti in galera. Ma se divento presidente, la prima cosa che faccio è nominare un procuratore per investigarti». Poi Donald, visibilmente alterato e spesso risentito con i moderatori, ha attaccato sulle mail distrutte da Hillary durante l’inchiesta sull’uso del server privato quando era al dipartimento di Stato. Lei ha risposto così: «Lo so, vuoi cercare qualunque pretesto per sviare l’attenzione dalla tua campagna che sta esplodendo». Quindi ha ricordato che non paga le tasse, e lui ha ammesso che «sì, ho usato le detrazioni per abbassarle, come fanno tutti i ricchi finanziatori che pagano la tua campagna. E’ per questo che non hai mai fatto nulla per riformare il fisco, per fare un favore ai tuoi amici». Alla fine Trump ha definito Clinton come «il diavolo», ed ha aggiunto con sprezzo: «Il suo cuore è pieno d’odio».

Dopo più di mezzora così, si è passati ai temi di sostanza che gli elettori volevano discutere, ma con poche novità rispetto al passato. L’unica, forse, è stata sulla Siria, dove Donald ha ammesso apertamente di non concordare col suo vice Pence, che durante il dibattito fra i candidati alla vice presidenza aveva minacciato di far sentire alla Russia il peso della forza americana: «Non ci siamo parlati, ma non sono d’accordo con lui». Perché secondo Trump, «Assad, la Russia e l’Iran sono gli unici che combattono l’Isis. Sarebbe utile andare d’accordo con loro e farlo insieme».

Alla fine, secondo il sondaggio a caldo della Cnn, il 57% degli spettatori ha assegnato la vittoria a Hillary, e il 34% a Donald. Lui però ha evitato il collasso che molti si aspettavano, o quanto meno ha ricompattato la sua base. Se questo poi fermerà l’implosione del Partito repubblicano, e lo rimetterà in condizioni di battere Clinton a novembre, lo scopriremo nelle prossime ore.

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