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C’è l’ok della Camera, le unioni civili sono legge Renzi: ”Adesso nessuno potrà non applicarla”

C’è l’ok della Camera, le unioni civili sono legge
Unioni Civili. Il premier: «E’ un giorno di festa. Perdo voti? Questa è una battaglia che andava fatta»

Le unioni civili sono legge. Dalla Camera è arrivato il via libera definitivo con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti. La proclamazione del risultato della votazione è stata salutata da un forte applauso dai banchi del Pd. Applausi anche fuori della Camera dove un gruppo di attivisti ha salutato il voto con un boato. In precedenza il governo aveva incassato la fiducia con 369 sì, 193 voti contro e 2 astensioni.

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“LA LEGGE NON SI PUO’ DISAPPLICARE”  

«Oggi è un giorno di festa, l’Italia fa un passo avanti. E’ un giorno molto atteso, certo ci sono le polemiche di chi voleva di più e di chi voleva di meno, rimpianti e amarezze ma noi sentiamo, in sms e mail, una gioia molto forte e diffusa», è stato il commento a Radio Capital di Matteo Renzi. Che ha avvertito: «Nessuno ha diritto a disapplicare la legge, di fronte alla legge si ferma il politico, persino il magistrato. Se a Padova Bitonci non vorrà celebrarle, lo farà qualcun altro ma il Comune ha l’obbligo e la responsabilità giuridica di farlo, Bitonci non potrà rifiutarsi di delegare a qualcun altro. È una battaglia finalizzata solo alla strumentalizzazione».

“BATTAGLIA CHE ANDAVA FATTA”  

A chi gli ha domandato se non tema di perdere voti cattolici, il premier ha risposto: «Non so dire, nessuno ha fatto calcoli o verificato le posizioni con i dati dei sondaggi. Perché quando ci sono cose giuste vanno fatte. Punto. Se uno deve perdere i voti per una battaglia giusta li perde. L’atteggiamento di parte del mondo cattolico è atteso e persino comprensibile – ha aggiunto -, solo un po’ fuori luogo le dichiarazioni di chi collega questo al referendum costituzionale». E, dopo lo stralcio della stepchild adoption, dice: «Non so se ci sono le condizioni parlamentari, vedremo nelle prossime settimane e mesi».

LE OPPOSIZIONI  

Renzi ha fatto prevalere la certezza di avere la legge sulla possibilità di garantire un dibattito in Aula, timoroso dei tranelli costituiti da alcuni voti segreti. Il premier temeva che proprio nel segreto dell’urna la minoranza del Pd si saldasse con tutte le opposizioni, al di là della disponibilità ufficiale ad appoggiare la legge da parte di Si, M5s e anche alcuni deputati di Fi. Bastava cambiare una virgola per rimandare il testo in Senato, il che sarebbe stata una sconfitta per il presidente del Consiglio. La protesta delle opposizioni si è levata immediatamente, seppur con sfumature diverse. Arturo Scotto (SI) ha parlato di «grave errore», e Renato Brunetta di «squadrismo». Ma scontenti anche i pochi deputati della maggioranza contrari alla legge, che non voteranno la fiducia, come Alessandro Pagano, di Ncd, o Gianluigi Gigli e Mario Sberna di Democrazia Solidale. Altri cattolici della maggioranza (come Paola Binetti) voteranno sì alla fiducia ma si asterranno sul voto finale al provvedimento (il regolamento della Camera separa i due voti).

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L’AFFONDO DELLA CEI  

A farsi portavoce del malumore del mondo cattolico per l’impossibilità almeno del dibattito è stato, dunque, il segretario della Cei Nunzio Galantino: «Il governo ha le sue logiche, le sue esigenze, probabilmente anche le sue ragioni, ma il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti». Il mondo gay non esulta all’unanimità. Alcune Associazioni, come Arcilesbica o Famiglie Arcobaleno lamentano che non ci sia il matrimonio egalitario, ma altre, come Arcigay o Equality invitano a guardare gli aspetti positivi.

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MARCHINI: “NON FARO’ LE NOZZE GAY”  

Il clima teso della giornata ha avuto un ulteriore fronte di polemica dopo le parole di Alfio Marchini: «Non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni». «Marchini tranquillo, ci penserà Giachetti da sindaco a celebrare le unioni gay», ha replicato il presidente del Pd Matteo Orfini. Giorgia Meloni si è detta contraria alle unioni civili, ma pronta a far rispettare la legge se diventasse sindaca. «I sindaci diano il buon esempio e rispettino la legge», ha detto la ministra Boschi. Il tema entra comunque nel dibattito della amministrative dalla porta principale.

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