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Boschi dai pm: “Ecco la mia difesa. Solo l’ambasciata inglese ci sollecitò l’emendamento”

Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi
                                               Maria Elena Boschi

Il retroscena. Per il colloquio della Boschi con i giudici i punti sono già  tracciati: né la Total, né altre aziende italiane, fecero pressioni per la norma. Ma c’era l’interesse della britannica Shell

ROMA. Una riunione convocata per domani al ministero dei Rapporti col Parlamento e delle Riforme. Maria Elena Boschi non sottovaluta l’onda lunga dell’inchiesta della Procura di Potenza e nemmeno l’offensiva delle opposizioni che ancora una volta hanno messo lei nel mirino. Di sicuro non crede di essere al riparo grazie alle dimissioni immediate della collega Federica Guidi. Come non lo è il governo e lo si è capito bene adesso che i pm annunciano la loro visita nei palazzi romani. Perciò Boschi vuole ricostruire con i suoi collaboratori tutti i passaggi dell’emendamento “festeggiato” al telefono dalla ex titolare dello Sviluppo economico e dal compagno Gianluca Gemelli. In modo da preparare una memoria difensiva che sgombri ogni dubbio ai pm lucani che hanno chiesto di sentirla e metta a tacere gli attacchi di Lega, Forza Italia e 5stelle.

Quell’emendamento, a memoria del ministro delle Riforme, non è legato in alcun modo ad aziende italiane o alla Total finite nell’indagine potentina. Semmai, questa è la prima versione in attesa della riunione di domani, ebbe una sollecitazione dall’ambasciata britannica perché nel business di Tempa Rossa, il sito per l’estrazione del petrolio di Corleto Perticara è coinvolta anche la Shell, compagnia petrolifera inglese. Il progetto infatti è una joint venture tra Total (50 per cento), Shell (25%) e Mitsui (25%). Nel 2012 le tre sigle decidono di procedere insieme nello sviluppo della concessione Gorgoglione, dal nome di un paesino della zona. Total diventa l’operatore del sito, ma la Shell ha un suo interesse specifico nel giacimento.

Anche le ambasciate partecipano in qualche modo alla legge di stabilità, con appunti diretti al Parlamento e al governo, che vanno dai contributi per i lettori di italiano nelle scuole straniere a questioni più delicate e più grosse come gli investimenti delle multinazionali. Il richiamo alla Shell ovviamente annullerebbe l’ombra del sospetto su una genesi dell’emendamento legato a imprese italiane coinvolte nell’indagine. Al netto del fatto che certo Shell non può essere considerata fuori dalla cosiddetta “lobby dei petrolieri”. Ma rispetto al ruolo della Guidi e rispetto a quello di tutto il governo sarebbe una prova a discolpa. “Un emendamento che rifirmerei domattina. È un progetto strategico”, ha detto la Boschi l’altro ieri. Ed è questa la linea di Renzi. “Secondo noi, l’investimento e la ricaduta sull’occupazione di Tempa Rossa sono da difendere fino in fondo”, spiegava ieri Boschi ai suoi collaboratori.

Ma i ricordi non bastano. Boschi vuole capire la procedura seguita prima della sua firma sul maxiemendamento. Di solito i passaggi sono standard: presentazione della proposta di modifica da parte del ministero competente (in questo caso lo Sviluppo economico), istruttoria degli uffici del dicastero dei Rapporti col Parlamento, autorizzazione del ministro o dei sottosegretari e infine inserimento nel maxi. Non è escluso che in questo caso sia saltato qualche passaggio. Succede spesso quando si tratta la legge di stabilità, con maratone notturne, maxiemendamenti scritti in fretta e furia per arrivare in tempo al voto di fiducia. Forse la Boschi non ha mai dato il via libera, ma certo il ministro non vuole nascondersi dietro gli slalom burocratici. Punta a una ricostruzione puntuale e senza buchi, anche perché sarà lei, probabilmente, a rendere pubblico, bisogna vedere come, il contenuto del colloquio con i magistrati.

Le novità in arrivo da Potenza stanno rallentando anche la scelta del successore di Federica Guidi. Renzi si è lasciato sfuggire solo che pensa a una donna esterna alla politica. Un identikit che corrisponde a Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, e Antonella Mansi, vicepresidente della stessa associazione. Sono nomi circolati in queste ore, insieme con quello di Teresa Bellanova, viceministro dello Sviluppo, molto apprezzata da Renzi per la soluzione di alcune vertenze industriali. Ma prima il premier deve affrontare gli sviluppi dell’inchiesta e già oggi lo farà con un’intervista a In mezz’ora.

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