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Ti piace la bicicletta? Allora pedala e fatti sfruttare da Foodora

Fattorini della Foodora fuori della sede di Chiomonte, in provincia di Torino
Fattorini della Foodora fuori della sede di Chiomonte, in provincia di Torino

Monta la protesta dei fattorini in bicicletta che contestano il nuovo contratto a cottimo. Il ministro Poletti invia gli ispettori negli uffici torinesi dell’app del cibo a domicilio.  I rider in rivolta, che sabato scorso a Torino hanno organizzato il primo sciopero del mondo delle start-up, pretendono che sia cancellata la retribuzione a cottimo e il ritorno al vecchio contratto con paga oraria, per questo hanno rifiutato l’aumento della paga da 2,70 a 3,70 euro a consegna.  

I nuovi lavoratori sono quindi pagati a cottimo in base a un contratto di collaborazione, di quelli in cui non c’è traccia di tutele e diritti minimi (ferie, malattia, contributi). Così funziona la gig economy, “l’economia dei lavoretti”, di cui Foodora fa parte: a chiamata si consuma la cena e a chiamata si sfruttano i lavoratori.

Quello che segue è il commento di Gramellini al caso Foodora:

Ora et Foodora

Dopo lo sciopero dei fattorini di Foodora, il ministero ha deciso di inviare gli ispettori per verificare le condizioni di lavoro di questi ragazzi che girano le nostre città con le loro bici color fucsia per consegnare a domicilio i pasti ordinati attraverso una app del telefonino. Pagati a cottimo meno di una miseria, senza copertura per gli infortuni e i guasti al mezzo di trasporto. Uno di loro si è raccontato a «La Stampa»: trentenne laureato in attesa di un lavoro vero che non arriva mai, dopo una vita di studi si ritrova in bici come la madre postina vent’anni prima. Invidiandola pure, perché lei con la quinta elementare aveva lo stipendio fisso, la mutua e le vacanze pagate.

Una storia come troppe. Ho la casella postale intasata di giovani adulti plurilaureati a cui vengono proposti stage non remunerati, pagamenti ballerini in voucher o addirittura accordi capestro, naturalmente orali, che prevedono la restituzione di una parte dello stipendio, pena la perdita del posto. Dietro molto di ciò che luccica di new, gig, app e start up – oggetto della venerazione beota di noi consumatori – si nasconde il mondo antico dello sfruttamento, intessuto di mestieri poco protetti e peggio pagati. Come se, invece che nel futuro, la tecnologia ci stesse riportando ai tempi di Dickens. Ora et Foodora, ecco la nuova regola ben poco benedettina: prega che ti diano un lavoretto a cottimo, mentre una minoranza sempre più esigua e famelica di trafficoni del web si arricchisce alle tue spalle, riproponendo in forme inedite l’eterno conflitto tra capitale e lavoro.

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lastampa/Ora et Foodora MASSIMO GRAMELLINI
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