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L’infoguerra a colpi di leak

MASSIMO RUSSO: L’infoguerra a colpi di leak

Benvenuti a un nuovo tipo di guerra Si chiama infowar , si combatte a colpi di leak , massicce fughe di notizie, e all’improvviso noi tutti navighiamo in un oceano difficile e sconosciuto, tra isole del tesoro e mostri marini. Ma i nostri radar faticano a distinguere le une dagli altri.

I Panama Papers, in questo mare, sono la tempesta perfetta, la più grande che si sia vista finora: 2,6 terabyte, oltre 11 milioni di documenti, mille e 500 volte la mole di dati dei cablogrammi di WikiLeaks di sei anni fa.

Se stampassimo e mettessimo in fila tutte le informazioni trafugate da Mossack Fonseca, il quarto studio legale al mondo per la costituzione di società nei paradisi fiscali, otterremmo un serpentone di oltre 70 mila chilometri, quasi due volte la circonferenza della Terra.

Se comincia a girarvi la testa, siete giustificati. I giornalisti di oltre cento testate lavorano su questo materiale da mesi e ancora faticano ad avere certezze.

I documenti raccontano quasi quarant’anni di attività dello studio, con la costituzione di centinaia di migliaia di società da parte dei potenti per portare denaro e valori all’estero ed eludere le tasse. Tra i nomi, oltre 70 tra Capi di Stato e leader presenti e passati. In una specie di Hellzapoppin’ sfilano, a fianco del presidente russo Vladimir Putin, familiari di esponenti politici cinesi, dignitari sauditi, azeri, pakistani, ucraini, il primo ministro islandese, celebrità come il calciatore Messi o l’attore Jackie Chan, piloti di Formula 1, e ottocento nomi italiani.

Mentre i magistrati di mezzo mondo cominciano ad aprire le loro inchieste, canali all news e siti snocciolano elenchi e smentite, è utile chiedersi perché il leak massiccio di documenti in rete eserciti un fascino così grande. Le soffiate ci sono sempre state, sotto forma di documenti o di intercettazioni, ma il digitale cambia tutto. In primo luogo per le dimensioni imponenti dei fenomeni: oggi unhard disk basta a contenere mezzo secolo di storia. Inoltre l’atto notarile o la voltura danno l’illusione della verità assoluta, il brivido di spiare da sopra la spalla il milionario di turno e il legale che lo aiuta a nascondere i soldi. Infine, c’è l’idea che la rivelazione, sia che provenga da Julian Assange, da Edward Snowden o dall’ignoto che ha contattato la Suddeutsche Zeitung con quarant’anni di segreti di Panama, arrivando senza intermediari goda di un grado di purezza diverso, sia scollegata da un secondo fine.

Non è così. Romanzi e tv lo stanno già raccontando. C’è una splendida serie americana trasmessa da qualche settimana anche in Italia, Mr. Robot, che mostra la vita di Eliot Anderson, un hacker sociopatico alle prese con l’abbattimento di una corporation che dovrebbe rappresentare il male. Ma non tutto è così semplice. Anche il romanziere Jonathan Franzen, che ce ne parla sul giornale di oggi, nel suo Purity racconta proprio di un’organizzazione di leaker, gemella e avversaria di Wikileaks, alla ricerca della trasparenza assoluta. Ma il cui fondatore trasparente non è.

Certo, il lavoro giornalistico di verifica e di ricostruzione della scena applicato ai Panama Papers è una garanzia fondamentale. Ma è difficile non vedere, in quanto accaduto e nel coinvolgimento del leader russo Putin, una risposta oggettiva alle rivelazioni di Snowden di tre anni fa sugli abusi delle agenzie di sicurezza americane. Proprio Snowden vive in esilio a Mosca, e anche se ha plaudito ai Panama Papers e ha sempre negato un qualsiasi contatto con i servizi segreti russi, è impossibile che il governo del Paese sia estraneo alla sua permanenza lì. Asia, America, Europa: la guerra a base di file è continua. Non più tardi della scorsa settimana un altro leak, stavolta di documenti del Fondo monetario internazionale, raccontava delle difficoltà della Grecia di adempiere ai propri obblighi finanziari. A chi giovava fossero resi pubblici?

I whistleblower, coloro che soffiando in un immaginario fischietto rivelano i segreti restando anonimi, vanno tutelati, sono spesso in buona fede e possono essere di grande utilità. Ma è necessario sempre lavorare con attenzione sulle loro rivelazioni. Che, anche quando siano verificate, illuminano solo una parte della scena.

Forse proprio quella che qualcuno aveva interesse di farci vedere. Armi di disinformazione nello scontro tra poteri.

@massimo_russo

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