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Bottura e il calcio, l’ Italia che sa sorprendere

Bottura e il calcio, l’ Italia che sa sorprenderePer fortuna qualche mattina ci svegliamo e scopriamo un’Italia che funziona. La nazionale di calcio più a corto di talento e buoni pronostici degli ultimi 50 anni ha battuto il Belgio, che al contrario di talenti e buoni pronostici non ne aveva mai avuti tanti. L’Osteria Francescana di Modena ha vinto il World’s Fifty Best Restaurants, ed è la prima volta che un ristorante italiano viene dichiarato il migliore al mondo in questa specie di Oscar della buona tavola. Ora, come si tengano insieme le due notizie, a parte l’orgoglio patrio che sanno suscitare, sarebbe piuttosto misterioso se il ct azzurro, Antonio Conte, e lo chef dell’osteria, Massimo Bottura, non avessero usato la medesima parola: «Squadra».

E la medesima raccomandazione: «Continuiamo a guardare avanti». Il primo: «Siamo una squadra, tra i ventitré ragazzi si è creata una giusta alchimia, però c’è da restare con i piedi per terra. Testa bassa e pedalare, solo in questo modo possiamo andare avanti e meritarci quanto di più possibile». Il secondo (ai suoi prima di partire per New York, dov’era ancora un semplice finalista): «Mi raccomando, qualsiasi cosa succeda, tenete alto il morale perché per noi la cosa più importante è la squadra: bisogna sempre lavorare allo stesso modo, che sei primo o che sei decimo». L’importanza della squadra, viene prima la squadra, quello che conta è la squadra eccetera sono frasi col suono del luogo comune almeno fin quando si realizza che la squadra non c’è, e dunque nemmeno la prospettiva.

Di una cosa siamo infatti sicuri: nello spogliatoio dei nostri calciatori e nella cucina dell’Osteria la minoranza del Pd non c’è. Dove la minoranza del Pd non è una citazione contingente ma un luogo dell’anima. Ha avuto una sua specie di minoranza del Pd anche Silvio Berlusconi, l’ultima sua minoranza del Pd è stato Gianfranco Fini, e ha avuto una truppa di minoranze del Pd il povero Romano Prodi; qualcuno ricorda l’intransigenza dell’ormai leggendario Franco Turigliatto, comunista laterale e marginale ma decisivo nella legislatura 2006-08? Probabilmente anche fra i ventitré convocati per l’Europeo c’è qualcuno che preferirebbe un altro modulo tattico o un ruolo di titolare che non ha, e fra i collaboratori di Bottura ci sarà chi pensa a un menu diverso, e lavora perché le sue idee si impongano, ma nessuno si sognerebbe, nemmeno con tutta la buona fede del mondo, di mettersi di traverso. Né si sono sentiti giocatori rimasti a casa sostenere di essere vittima di macchinazioni del Bilderberg o chef fuori classifica dichiarare Bottura uno spacciatore di surgelati. Invece i contendenti politici, di destra e di sinistra, danno l’impressione di vivere per abbattere il nemico, e non per correggere gli errori dell’antagonista. Tutto è buono, attribuire al governo ambizioni totalitarie, a Virginia Raggi deviazioni su Casapound, a Stefano Parisi l’uso del Main Kampf per concupire l’elettorato nazista (ma esiste?). È diventata un’abitudine collettiva: si battezza mafia capitale un’inchiesta su Roma senza curarsi dell’effetto che fa, si fa scandalo di un avviso di garanzia e si nascondono le assoluzioni, graduatorie sulla corruzione percepita vengono spacciate per studi scientifici e ogni tornata elettorale è vissuta come una Normandia, l’ultima spiaggia della libertà. Non siamo una grande squadra.

Però ogni tanto piombano su di noi notizie eccentriche. Una nazionale sfavorita lotta e ce la fa. Un ristorante di Modena è il migliore del pianeta. Un documentario su Lampedusa, «Fuocoammare», si prende l’Orso d’oro a Berlino. E centinaia e centinaia di aziende, ogni giorno, ovunque, ci regalano un po’ di fama e un po’ di amor proprio, e poi tutto finisce lì.

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