Editoriali

L’inesistente teoria del complotto a favore dei vaccini

                                                   EUGENIA TOGNOTTI

 EUGENIA TOGNOTTI  Ha qualcosa di veramente inquietante – per quello che rivela – la straordinaria virulenza e smodatezza dei seguaci del ben noto «ciarlatano antivaccinazione» Andrew Wakefield.

Un comportamento censurabile quello dei proseliti del sostenitore del collegamento vaccini-autismo, per come hanno accolto la scelta di Robert De Niro – co-fondatore del raffinato festival cinematografico Tribeca – di ritirare il film documentario del noto profeta antivaccini, il cui titolo è tutto un programma: Vaxxed: from Cover up to Catastrophe. (Vaccinati: dalla copertura alla catastrofe). Quello che si è aperto in queste ore è una specie di vaso di Pandora da cui stanno emergendo pericolose tossine. I toni e gli attacchi – che spaziano dall’insulto al dileggio – prendono di mira non soltanto l’attore. Esaltato fino a pochi giorni fa come un campione della libertà di parola per la sua disponibilità a proiettare in anteprima il documentario di Wakefield, è ora disprezzato per «aver voltato le spalle al figlio autistico» e aver tradito – sostengono – la causa dei genitori dei bambini autistici di tutto il mondo danneggiati dai vaccini.

Sotto tiro anche i grandi media, che seguirebbero docilmente gli ordini del Cdc, acronimo del Centro per la Prevenzione e di controllo delle malattie, l’organismo di controllo della Sanità pubblica negli Usa. Dopo aver evocato ogni sorta di nefandezza – dalla corruzione dell’industria farmaceutica a quella «criminale» dei medici in tutta l’America, dalla sistematica frode scientifica negli studi clinici allo sfruttamento dei bambini per esperimenti medici illegali – ecco l’inevitabile domanda che rimanda alla teoria del complotto. A che genere di pressioni e di minaccia (alla carriera e, addirittura, alla vita, la propria, quella della moglie e del figlio) è stato sottoposto l’attore per indurlo a cancellare dal programma Vaxxed? Chi erano i misteriosi «consulenti scientifici» con cui si sarebbe consultato venerdì scorso prima dell’annuncio ufficiale e di cosa ha parlato al telefono per più di un’ora con un potente politico? Le polemiche infuriano. I ripensamenti e le tardive e tormentate spiegazioni di De Niro, in verità, non hanno convinto neanche il fronte opposto: pensava davvero di sostenere la causa del figlio autistico ammettendo al Festival un film basato su una frode scientifica e sulla screditata teoria che il vaccino trivalente provoca l’autismo? In effetti l’affermazione di De Niro sulla volontà di aprire un dialogo, partendo dal documentario di un personaggio come Wakefield è perlomeno discutibile.

Nell’annunciarne i contenuti, la direzione sembrava dar credito alla sua screditata teoria, riducendo una questione cruciale, sul tappeto da anni, ad una trama hollywoodiana: il dibattito più al vetriolo della storia della medicina che prende le mosse dalla notizia che un anziano scienziato del Cdc ha nascosto documenti segreti, dati e mail interne che confermavano ciò che milioni di genitori devastati e medici «screditati» avevano sospettato. Inutile dire che non c’è stata nessuna cospirazione e che le bugie di Wakefield sono state smascherate. Autore dello studio che nel 1998 ha lanciato la bomba del collegamento vaccini-autismo dalle pagine di una delle più autorevoli riviste mediche al mondo, Lancet, è stato in seguito smentito da innumerevoli studi clinici. Tra l’altro una commissione ha appurato che la ricerca era gravata da gravi conflitti scientifici e finanziari, oltre che da pecche etiche: una parte dei costi sarebbe stata sostenuta dagli avvocati dei genitori di bambini autistici che intendevano citare in giudizio e chiedere i danni ai produttori di vaccini. Inoltre l’autore dell’articolo aveva brevettato, l’anno prima, un vaccino contro il morbillo che avrebbe potuto trovare un grosso mercato se il vaccino combinato fosse stato screditato. In conclusione l’autore si era comportato in modo disonesto, infrangendo le norme di base dell’etica e mostrando un «cinico disprezzo» per la sofferenza dei bambini coinvolti nella sua ricerca, sottoposti a test invasivi. Di fronte alla dimostrazione della falsificazione dei dati utilizzati per lo studio, Lancet ritirò formalmente l’articolo di Wakefield che è stato anche radiato dall’ordine dei medici della Gran Bretagna.

Ma, intanto, il danno per la salute pubblica – e che danno – era fatto: antiche paure e nuovi allarmi si erano diffusi a macchia d’olio, conferendo forza agli agguerriti e radicati movimenti vaccinofobi. Pregiudizi, diffidenza e scetticismo investivano anche i vaccini comuni, cosa che ha provocato un’impennata dei casi di morbillo negli ultimi anni. Diciamocelo pure: l’incidente del Tribeca non promette niente di buono. In qualche modo il ritiro del film-documentario ha dato modo a Wakefield di atteggiarsi a martire e di trovare una nuova ribalta per le sue teorie. Gridano alla censura i suoi seguaci che denunciano la volontà di spegnere il confronto. Come se si trattasse di un documentario sui rifugiati siriani, sul sistema elettorale americano, sull’aborto, sulla fertilizzazione in vitro. Il falso legame vaccini-autismo non è un qualsiasi argomento difficile, controverso, provocatorio, su cui dibattere e confrontare diversi punti di vista. Non ci sono «lati opposti del problema» da considerare nella frode, nell’inganno e nella scorrettezza.

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