Economia

Vivendi alza la posta e raggiunge quasi il 30% di Mediaset

(di Virginia Murru)
Punta sempre più in alto la holding francese Vivendi, tutt’altro che scoraggiata dal clima di tempesta che ha scatenato a Cologno Monzese. Vuole arrivare al 30% del capitale Mediaset, ben consapevole, il finanziere bretone Vincent Bolloré, che è il limite oltre il quale scatta l’obbligo, per legge, dell’Opa (Offerta pubblica di acquisto). E L’obiettivo è pressoché raggiunto.
Si va da uno scontro all’altro, ma il potere finanziario di Vivendi sta facendo sentire tutto il suo peso; tra la famiglia Berlusconi (che ricordiamo detiene il 34% di azioni  Mediaset, tramite Fininvest, ed è l’azionista di maggioranza relativa), e Bolloré è una sfida ormai, c’è poi l’orgoglio da difendere a tutti i costi. Sfida che sia i Berlusconi sia il Presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, definiscono ‘scalata ostile’,  da parte di Vivendi, ovvero in contrasto con la volontà del socio di maggioranza relativa, che come si sa è la famiglia Berlusconi.
In ogni caso, se Vivendi dovesse raggiungere l’obiettivo che si è prefissata, potrebbe imporre la sua egemonia su eventuali ambizioni di altre società estere interessate alla scalata su Mediaset,  bloccandone il corso. Sarebbe comunque come fare i conti senza l’oste, in quanto la stesso conglomerato mediatico che fa capo a Mediaset, tramite Fininvest, è di per sé vincolata: la seconda possiede il 34% del pacchetto azionario. Volendo acquisire più potere sulla controllata,  s’imbatterebbe nell’obbligo di lanciare un’offerta sull’intero capitale, che supera i 4 miliardi di euro. Tanti. Non si prospettano neppure accordi tra i rappresentanti del management di entrambe le holding, ognuno tira la corda fino all’estremo, a costo di spezzarla, ma non mostra cedimenti.
Sono stati i francesi a cominciare le ostilità, venendo meno ai vincoli di un contratto già firmato lo scorso aprile, sull’acquisto della pay TV Premium, dal quale poi hanno ritenuto opportuno tirarsi indietro alla fine di luglio, scatenando lo sdegno dei dirigenti Fininvest, in primis dei Berlusconi. I francesi negano di volere procedere alla cosiddetta ‘scalata ostile’, ma di ricorrere all’acquisto in borsa di titoli Mediaset col solo obiettivo di sedersi con i dirigenti italiani ad un tavolo di trattative. In definitiva, secondo le loro dichiarazioni, non tanto credibili a questo punto, vorrebbero creare con Fininvest un grande gruppo europeo dei Media. Troppa baldanza tuttavia, da parte del gruppo Vivendi, il Ceo francese Arnaud de Puyfontaine, sembra abbia  paragonato Premium ad un ‘McDonalds, piuttosto che ad un ristorante a 5 stelle..’  Non semplici irriverenze, ma lo stile del corvo..
In difesa del gruppo italiano si sono schierate Authority come la Consob, alla quale la Fininvest ha presentato un esposto «per manipolazione e abuso di informazioni privilegiate». e Agcom (che si occupa della vigilanza nel settore delle comunicazioni), la quale ha sostenuto che, avendo i francesi la quota di maggioranza relativa di Telecom Italia, non possono avanzare pretese di egemonia su Mediaset, per via della legge Gasparri, e dei limiti che sancisce sul campo della gestione delle risorse pubblicitarie.
Francesi e italiani davvero ai ferri corti, ma non demordono, non ci stanno a perdere, a mostrarsi deboli in questo confronto internazionale, dove lascerebbero sul campo anche la ‘reputazione’ del gruppo. I legali del gruppo Berlusconi, Niccolò Ghedini in testa, riferiscono con regolarità ogni supposta violazione dei francesi alla Procura di Milano, dove già indagano 4 giudici. Nonostante i francesi siano agguerritissimi e mostrino tutti i loro denti affilati, insieme allo strapotere finanziario, da Cologno Monzese ci si schermisce con ogni mezzo, così come del resto Marina Berlusconi ha più volte dichiarato ultimamente. Il quadro non si presenta chiarissimo quanto ad epilogo, ma i francesi sanno anche di avere trovato pane per i loro denti, e sarà alquanto difficile passare sopra gli artigli della Fininvest.

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