Cronaca

Così le Ong si accordavano con gli scafisti

Così le Ong si accordavano con gli scafisti

Dall’inchiesta di Trapani emergono nuovi dettagli sui contatti tra gli scafisti e l’ Ong tedesca Jugend Rettet a cui è stata sequestrata la nave Iuventa. In particolare si scopre che i soccorsi venivano concordati al telefono con i trafficanti libici. La conferma arriva dalle intercettazioni telefoniche in cui un’operatrice dava indicazioni sull’orario d’inizio della missione. Intanto salgono a quattro le adesioni al regolamento di condotta voluto dal Viminale.

“I soccorsi venivano concordati al telefono con i trafficanti libici”

L’operatrice del team di Iuventa intercettata: “La missione parte a mezzanotte” Intanto salgono a quattro le adesioni al regolamento di condotta del Viminale

ROMA – Due volte complici. Durante le «consegne controllate». Ma anche nella preparazione di interventi programmati, concordati al telefono con i trafficanti di esseri umani.

La leader del team della Iuventa, Katrin, e un ragazzo, ignari di essere intercettati in mezzo al mare «parlano del previsto inizio missione per la mezzanotte del giorno successivo». Com’è possibile che sapessero con 24 ore di anticipo che ci sarebbero stati migranti da soccorrere? La Procura di Trapani sta indagando in questa direzione, per accertare contatti telefonici tra gli scafisti e il personale della nave dell’Ong tedesca Jugend Rettet, che lunedì scorso non ha voluto firmare al Viminale il Codice di condotta. Le fotografie scattate dal poliziotto sotto copertura – è il primo caso di un infiltrato in un’operazione su una nave – testimoniano in modo inequivocabile l’intesa tra il personale della Iuventa e i trafficanti di esseri umani.

Ma il sospetto è che non solo ci fosse una collaborazione per imbarcare i migranti grazie all’intesa con gli scafisti, aiutati anche a tornare verso le coste libiche. Secondo il procuratore Ambrogio Cartosio e il pm Andrea Tarondo, che coordinano le indagini della Squadra mobile di Trapani e dello Sco, l’equipaggio umanitario della Iuventa era con molta probabilità avvisato dagli scafisti. Durante il colloquio registrato tra Karin e il collaboratore emerge inoltre che «il ragazzo preferirebbe effettuare dei soccorsi senza il coordinamento di Imrcc (Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo, ndr). Sembrerebbe che Imrcc abbia vietato alla Iuventa di far salire a bordo 30 persone che erano state soccorse dalla Guardia Costiera Libica». Tre gli episodi contestati dalla Procura di Trapani. Risalgono al 18 e 26 giugno scorso e al 10 settembre 2016. «Ma ve ne sono anche altri – ribadisce il procuratore Cartosio – che contribuiscono a sostenere che la condotta di consegne concordate sia abituale». La responsabilità degli illeciti è comunque individuale. Nel senso che non ci sarebbero legami tra i trafficanti e la Ong: infatti non è stata contestata l’associazione a delinquere.

L’identificazione degli equipaggi dei tre episodi contestati – riportati nel decreto di sequestro preventivo della nave firmato dal gip Emanuele Cersosimo – è in via di ultimazione. Quando sarà conclusa scatteranno gli avvisi di garanzia individuali per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Intanto l’avvocato della Ong tedesca, Leonardo Marino, annuncia la richiesta di dissequestro della nave bloccata al porto di Lampedusa. Ma ieri sono stati sequestrati pc, smartphone e documenti di bordo del natante. Sviluppi, nel frattempo, sul fronte del Regolamento di condotta. Ieri lo ha firmato anche la Ong tedesca Sea Eye. Sale quindi a quattro il numero di Ong che hanno aderito alla linea definita dal Viminale: Moas, Save the Children, Proactiva Open Arms e appunto Sea Eye.

Un passo in avanti importante, se si considera l’interesse e il sostegno dell’Unione europea in questa direzione. Per il commissario europeo a Migrazione e Affari interni Dimitris Avramopoulos «occorre lavorare tutti assieme per smantellare il business dei trafficanti ed evitare le morti dei migranti. Chiedo quindi nuovamente a tutte le Ong di firmare. Più ampia sarà la scala del nostro lavoro comune, migliori saranno i risultati sul terreno».

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