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“Un incubo”, parla la modella rapita a Milano ma … Cosa c’è che ancora non sappiamo?

parla la modella rapita a Milano
(dal profilo FB di Chloe Ayling)

In un’intervista rilasciata al Tg1 Chloe Aylingla modella inglese di 20 anni attratta con un’offerta di un servizio fotografico a Milano e poi sequestrata da un uomo polacco che avrebbe voluto metterla in vendita nel deep web, l’area sommersa, oscura, e illegale della rete, ha detto:

“Sono infinitamente grata alla polizia italiana e a quella britannica per avermi salvato e liberato dall’incubo. Ho temuto per la mia vita”.

“Sono appena arrivata a casa dopo quattro settimane”

ha aggiunto la ragazza, ancora sotto choc, raggiunta dal Tg1 a Londra.

“Mi devo riprendere, non posso dire altro finché non sarò interrogata qui in patria”.

Dagli interrogatori, come rivela sempre il Tg1, emergono anche altri dettagli. Chloe ha raccontato che tutte le ragazze vendute come schiave sessuali dall’organizzazione ‘Black death group’ sul deep web sarebbero destinate ai Paesi arabi. MA cosa c’è che ancora non sappiamo del rapimento della modella inglese? Repubblica ricostruisce la sua storia.

Chloe Ayling dal suo profilo Instagram
(dal profilo Instagram di Chloe Ayling)

Il sequestro c’è stato. Il tentativo di venderla sul deep web, pure. L’anestetico per stordirla è stato usato. Però ci sono alcuni elementi che non tornano nella storia della modella inglese rapita a Milano da un polacco che l’ha poi messa all’asta. E ora che la vittima ha anche un nome – Chloe Ayling, 20 anni – e che ha raccontato la sua storia al Tg1 e Repubblicaha fatto una ricostruzione degli avvenimenti, possiamo provare a mettere in fila quello che sappiamo e quello che ancora è da chiarire. Primo fra tutti se si tratti veramente di uno squarcio su quel mondo di tenebre che sono i traffici su internet o piuttosto di una ragazza ingenua attirata in una trappola da un maniaco imbranato.

Cosa gli inquirenti danno per certo

  • Il sequestratore è Lukasz Pawel Herba, polacco, nato a Szczecin 30 anni fa. Per la squadra mobile di Milano è una persona “pericolosa con tracce di mitomania”. Viveva a Birmingham, in Inghilterra, dove ha lavorato saltuariamente per conto di un’agenzia interinale.
  • Chloe è stata drogata con la Ketamina, infilata in un borsone da viaggio, ammanettata e con i piedi legati con nastro adesivo.
  • Da un finto studio fotografico a Milano, dove Herba ha teso la trappola, la ragazza è stata portata nascosta nel bagagliaio di una station wagon fino a Borgial, una frazione di Lemie, sulle montagne piemontesi, dove è stata in ostaggio per una settimana.
  • Herba, che si spaccia per membro di ‘Black Death’ un fantomatico gruppo dedito ai traffici di ogni genere nel deep web, ha tentato prima di mettere al’asta per 300mila dollari la ragazza, ma quando nessuno ha risposto all’offerta, si è rivolto all’agente di Chloe che ha avvertito la polizia inglese.
  • Gli agenti inglesi hanno fatto irruzione nella casa di Birmingham di Herba, ma ovviamente non lo hanno trovato. E hanno avvertito i colleghi italiani.
  • Fallito il tentativo di venderla, Herba ha accompagnato Chloe al consolato britannico a Milano, dove è stato arrestato.

Cosa ha raccontato Chloe

  • “Herba non mi ha mai molestata sessualmente”
  • Uno dei sequestratori è un “quarantenne magro, capelli castani, con caratteristiche che potevano essere polacche”
  • “Non dovevo esser presa perché il capo aveva visto sul mio profilo Istagram alcune foto da cui era evidente che sono una mamma con un bambino piccolo e questo era contro le regole”
  • Herba dice di aver guadagnato negli ultimi cinque anni oltre 15 milioni di dollari.
  • Le ragazze rapite sono destinate ai Paesi Arabi. Almeno tre alla settimana sono vendute e, quando l’acquirente si è stancato della ragazza, la cede ad altre persone. E quando non è più d’interesse viene data in pasto alle tigri
  • La Brack Death si avvale di oltre 10mila affiliati in Europa.

Le cose che non tornano

  • Chloe è andata a comprare un paio di scarpe con il suo rapitore
  • Racconta di almeno cinque sequestratori, ma agli inquirenti risultano solo Herba e il fratello
  • I sequestratori le fanno “un’iniezione nell’avambraccio destro”, nonostante lei indossasse “un giubbino a maniche lunghe, tipo chiodo, di colore rosa”
  • Herba le dà un biglietto da visita con indicato un indirizzo email da contattare per avere informazioni e che avrebbe dovuto veicolare ai mass media per fare pubblicità a Black Death

redazione/adnkronos/agi

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